Il tennista Karen Khachanov mentre effettua un colpo con un'impugnatura Western (Mike Stobe/Getty Images)
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  • sabato 7 settembre 2019

Le impugnature nel tennis, spiegate

Il modo in cui si afferra la racchetta è cambiato tantissimo nel corso degli anni, mentre cambiava anche il gioco tutto intorno

Il tennista Karen Khachanov mentre effettua un colpo con un'impugnatura Western (Mike Stobe/Getty Images)

Nel corso degli ultimi trent’anni il tennis è radicalmente cambiato sotto molti aspetti. Atleti sempre più forti fisicamente e un gioco sempre più veloce e potente hanno modificato il modo in cui si gioca fin nei minimi particolari, a cominciare da quella che sembra la cosa più banale: come si impugna la racchetta. Chi gioca a tennis o è appassionato di tennis lo sa bene, ma per chi guarda in tv una una partita di tennis ogni tanto è una cosa difficilmente percettibile. Si tratta di uno spostamento della posizione della mano di pochi centimetri, o anche millimetri in alcuni casi, con grossi effetti nello stile di gioco di tutti i tennisti. Il New York Times di recente ha raccontato come il modo in cui i tennisti impugnano la racchetta si sia evoluto nel tempo e come ciò abbia contribuito a modificare il gioco stesso.

Partiamo dalle basi. Il manico delle racchette da tennis è a sezione ottagonale e generalmente gli otto lati vengono numerati in senso orario partendo da quello posto più in alto quando la racchetta è verticale e il braccio aperto. I principianti imparano a colpire di dritto utilizzando la cosiddetta impugnatura Continental, che è quella più semplice per colpire efficacemente una pallina con il piatto delle corde perfettamente ortogonale alla traiettoria della pallina al momento dell’impatto. La Continental si ottiene afferrando la racchetta come per stringere la mano a una persona e posizionando la base del dito indice sul lato 2 dell’ottagono. Per moltissimi anni l’impugnatura Continental è stata anche quella più utilizzata dai tennisti professionisti di tutto il mondo, ma ormai viene utilizzata solamente per il servizio, per alcuni tipi di rovescio e per le volée.

Da sinistra a destra le impugnature Continental, Eastern, Semi-Western e Western

Da sinistra a destra le impugnature Continental, Eastern, Semi-Western e Western

Il motivo della sua popolarità è che un tempo tre dei quattro tornei più antichi e prestigiosi del circuito ATP, che compongono il cosiddetto Grande Slam, si giocavano sull’erba. I campi in erba sono molto più “veloci” di quelli in cemento e in terra rossa e imprimono alla pallina molto poco rimbalzo, obbligando i tennisti a scambi rapidi e a scendere spesso a rete (oggi l’unico torneo del Grande Slam che si gioca sull’erba è quello di Wimbledon). È sui campi in erba che, per esempio, ha avuto la maggior diffusione la tecnica del serve & volley, che consiste nell’andare a rete subito dopo il servizio per cercare di colpire la pallina al volo sulla risposta, cercando così di spiazzare l’avversario.

Con uno stile di gioco così veloce per i tennisti l’impugnatura migliore risultava la Continental, che permetteva di colpire al volo sia di dritto che di rovescio senza dover spostare la mano. Fino agli anni Ottanta è stata l’impugnatura preferita di gran parte dei tennisti più forti al mondo, da Rod Laver a John McEnroe. Pur essendo un’impugnatura estremamente versatile è risultata alla lunga inadeguata, a causa dell’aumento della componente fisica nel tennis e della quasi totale scomparsa dei campi in erba e del serve & volley.

Rod Laver (a sinistra) con un’impugnatura Continental, e Bjorn Borg (a destra) con un’impugnatura Eastern

In particolare con l’impugnatura Continental è praticamente impossibile effettuare colpi in top spin, quelli che imprimono alla pallina una rotazione in avanti che si ripercuote in un maggiore rimbalzo e che si fanno ruotando il polso dal basso verso l’alto al momento dell’impatto con la pallina. Per questo motivo a partire dagli anni Settanta, e soprattutto negli Ottanta, sempre più tennisti hanno iniziato a utilizzare la cosiddetta impugnatura Eastern, che si ottiene posizionando la base dell’indice sul lato 3 dell’ottagono.

Uno dei primi utilizzatori di questa impugnatura è stato Bjorn Borg, che anche per questo motivo è considerato il primo tennista moderno. Borg aveva uno stile di gioco che combinava una tecnica eccelsa a una potenza che non si era mai vista fino ad allora. L’impugnatura Eastern gli permetteva di effettuare colpi in top spin molto più potenti di quelli degli avversari e di giocare con facilità da fondo campo senza dover andare a rete (una caratteristica diventata fondamentale nel tennis moderno). La Eastern è molto popolare ancora oggi tra i tennisti professionisti, e uno dei suoi principali utilizzatori è Roger Federer, tra i più forti tennisti in attività. Come sottolinea il New York Times, però, la sua non è una presa Eastern pura, perché la base del suo indice è leggermente spostata verso il lato 4 dell’ottagono.

Nel corso degli anni spostare la posizione della mano in senso antiorario sull’ottagono è diventato un modo per ottenere sempre più top spin, e ormai quasi tutti i tennisti professionisti utilizzano un’impugnatura Semi-Western, con la base del pollice sul lato 4 del manico della racchetta. La Semi-Western è considerata l’impugnatura più efficace ad oggi, perché permette di dare un elevato top spin alla pallina senza perdere di potenza e di precisione.

In particolare permette di effettuare alla perfezione il cosiddetto “movimento a tergicristallo”, cioè il movimento ad arco del braccio verso la spalla opposta a quella che impugna la racchetta subito dopo aver impattato la pallina: a differenza dei colpi di dritto normali, in cui la racchetta colpisce “di taglio” la pallina, qui viene colpita rimanendo piatta, muovendosi dopo il colpo da destra verso sinistra (per i destrorsi) un po’ come un tergicristallo. Questo movimento riesce particolarmente bene con un’impugnatura Semi-Western che permette di dare molta rotazione alla pallina senza perdere di potenza. Uno dei migliori interpreti di questo movimento è il serbo Novak Djokovic.

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(Il movimento a tergicristallo di Francesca Schiavone / via Hi-techtennis.com)

C’è poi l’ultima impugnatura, che è quella meno utilizzata ma anche la più estrema. È la cosiddetta Western e per effettuarla si deve afferrare la racchetta mettendo la base dell’indice sul lato 5, quindi colpendo di dritto con il palmo della mano completamente sotto all’impugnatura. È l’impugnatura che più di tutte permette di dare rotazione in top spin e ha il vantaggio di essere molto efficace per rispondere a colpi potenti con un rimbalzo elevato. Nei casi in cui la pallina si trovi al livello della spalla, la Western permette di colpire in facilità, come con un normale colpo giocato al livello dell’anca.

Novak Djokovic (a sinistra) con un’impugnatura Semi-Western, e Karen Khachanov (a destra) con un’impugnatura Western. (Getty Images)

I tennisti che la utilizzano sono pochi – e tra questi c’è il russo Karen Khachanov, numero 9 al mondo nella classifica ATP – e il motivo è che a fronte dei vantaggi che procura ha alcuni svantaggi indiscutibili. Sulle superfici lente come la terra rossa il gioco in top spin di dritto da fondo campo può risultare decisivo, ma al tempo stesso un’impugnatura Western rende molto complicato passare velocemente ad altre impugnature nel caso di colpi diversi dal dritto. Anche tennisti che fanno un grande uso dei colpi in top spin, come lo spagnolo Rafa Nadal, difficilmente utilizzano una Western “piena”. Nadal, per esempio, generalmente usa una via di mezzo tra la Western e la Semi-Western, che gli permette di gestire meglio i cambi di impugnatura nelle varie fasi delle partite. 

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