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  • giovedì 5 settembre 2019

Imane Fadil morì di aplasia midollare, dice la Procura di Milano

Secondo la procura di Milano, Imane Fadil, la donna di origine marocchina nota per per essere stata una delle testimoni nel processo “Ruby Ter”, morì per un’aplasia midollare: una forma di anemia in cui il midollo osseo smette di produrre globuli rossi, globuli bianchi e piastrine. Dopo mesi di indagini sulla morte di Fadil, avvenuta l’1 marzo, la procura ha quindi dato l’autorizzazione alla sua sepoltura, escludendo responsabilità dei medici e la possibilità che sia stato un caso di avvelenamento.

Fadil era stata ricoverata il 29 gennaio all’Humanitas di Milano, in condizioni cliniche molto gravi. Era stata presa in carico da un gruppo multidisciplinare che aveva provato ogni intervento clinico possibile per la cura e l’assistenza della paziente, senza però riuscire a capire la causa della sua condizione. Sulla morte della donna la procura di Milano aveva aperto un’inchiesta per omicidio volontario contro ignoti, e per giorni sui giornali erano circolate speculazioni sulla possibilità che Fadil fosse morta per avvelenamento da sostanze radioattive. Era un’ipotesi resa maggiormente suggestiva dal fatto che Fadil fosse stata coinvolta come testimone in uno dei processi sulla presunta compravendita di testimonianze che coinvolge Silvio Berlusconi, ma gli esami medici avevano poi escluso questa possibilità.

L’aplasia midollare si distingue in forme congenite e acquisite: nel caso di forme acquisite, si legge sul sito dell’AIL (l’Associazione italiana contro le leucemie), l’aplasia «si origina a seguito di reazioni di ipersensibilità a farmaci o a seguito di esposizione ad agenti chimici, radiazioni ionizzanti ma anche, occasionalmente, a virus. Nel caso dei farmaci si è visto che le eventuali reazioni possono avvenire anche a distanza di diversi anni dall’esposizione primaria». Al momento non è stata identificata la causa dell’aplasia midollare di Fadil, e per questo sono ancora in corso accertamenti medici su campioni precedentemente prelevati.

(MATTEO BAZZI / ANSA)

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