(ANSA/GIUSEPPE LAMI)

Chi è Luciana Lamorgese, la nuova ministra dell’Interno

È una prefetta in pensione, che ha lavorato per molti anni al ministero e poi a Venezia e Milano

(ANSA/GIUSEPPE LAMI)

L’ex prefetto in pensione Luciana Lamorgese è la nuova ministra dell’Interno del secondo governo guidato da Giuseppe Conte, sostenuto dal Partito Democratico e dal Movimento 5 Stelle. Lamorgese è la terza donna nella storia a ricoprire l’incarico di ministra dell’Interno dopo Rosa Russo Iervolino (nel governo D’Alema, tra il 1998 e il 1999) e Annamaria Cancellieri, in carica durante il governo guidato da Mario Monti fra 2011 e 2013.

Lamorgese, una figura “tecnica” che non fa parte di alcun partito, otterrà l’incarico che oggi è ricoperto da Matteo Salvini, che per tutta la durata del primo governo Conte aveva promosso diverse misure controverse come i due cosiddetti “decreti sicurezza” – entrambi potenzialmente incostruzionali – e diffuso spesso notizie false o forzate in tema di immigrazione.

Lamorgese ha 65 anni ed è originaria di Potenza, in Basilicata. Ha studiato Giurisprudenza ed è avvocato. Nel 1980 scelse la carriera di funzionaria entrando nel ministero degli Interni. Dopo una lunga carriera al ministero venne nominata prefetto nel 2003 e ha svolto l’incarico a Venezia e Milano. Dal 2013 al 2017 è stata capo di gabinetto al ministero dell’Interno con Angelino Alfano e poi con Marco Minniti.

Il suo ultimo incarico è stato proprio alla prefettura di Milano, svolto per un anno e otto mesi fino al settembre del 2018. All’epoca, spiegò, le sue priorità erano: «Immigrazione, occupazioni abusive, microcriminalità e percezione della sicurezza». In una delle rare interviste che diede in quel periodo, disse al Corriere della Sera che gli sgomberi dei palazzi occupati erano «una priorità», e parlò con una certa competenza del sistema di accoglienza e integrazione della città, spiegando ad esempio che «le espulsioni [dei migranti irregolari] sono un tema complesso che prevede un’identificazione certa della persona, che spesso è senza documenti, e la collaborazione negli Stati di provenienza».

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