La serie di cui si parla di più in Senegal

Racconta storie di donne locali affrontando questioni come stupro, adulterio, poligamia e violenza maschile, e infatti non piace proprio a tutti-tutti

Una delle serie tv oggi più popolari in Senegal si intitola Maitresse d’un homme marié e ha dato scandalo, come si dice. In una delle scene più criticate della serie, la protagonista Marème indossa un abito audace per uscire con un uomo sposato e, indicando il proprio corpo sotto la vita, dice: «È mia. La do a chi mi pare e piace». La serie, iniziata a gennaio, è stata definita «femminista», è il principale argomento dei dibattiti politici televisivi e ha portato al centro del discorso pubblico la libertà femminile e il ruolo delle donne, in un paese in cui non è semplice parlarne (a causa delle imposizioni religiose, ma più in generale – come altrove – per l’impostazione patriarcale della società). «L’obiettivo» della serie, ha spiegato comunque la sceneggiatrice, «non è denunciare, ma sensibilizzare».

Per quanto molto apprezzata dal pubblico, la serie ha suscitato diverse critiche anche a livello istituzionale, tanto che l’autorità che nel paese si occupa di regolamentare i programmi in tv ha minacciato di vietarne la trasmissione: la serie, dice, presenta «parole, comportamenti e immagini scioccanti, indecenti, oscene o offensive» che potrebbero danneggiare la «conservazione delle identità culturali», cioè degli attuali equilibri di potere tra uomini e donne. La polemica era iniziata con la messa in onda del primo episodio della serie, lo scorso gennaio, quando un’associazione che si chiama “Comitato per la difesa dei valori morali del Senegal” aveva presentato una denuncia: «Questa serie promuove l’adulterio e la fornicazione. Questa è una deriva che propone un deplorevole mimetismo delle culture occidentali», aveva detto il presidente dell’associazione, Mame Makhtar Guèye, una critica che viene spesso rivolta alle donne quando cercano di avere una posizione diversa dai ruoli che la cultura locale impone loro. «Alcune persone dicono che sto corrompendo i giovani», ha spiegato invece una delle attrici della serie al New York Times. «Io non la penso così. Sto solo ricordando loro che tutti sono liberi di fare ciò che vogliono con la propria sessualità».

Maitresse d’un homme marié (letteralmente “Signora di un uomo sposato”) va in onda due volte alla settimana su YouTube e sul canale privato 2STV: è nata dall’idea di Kalista Sy, un’ex giornalista televisiva di 34 anni alla sua prima esperienza come sceneggiatrice. Sy ha spiegato che si era stancata dei personaggi femminili scritti dagli uomini e visti da una prospettiva maschile, così come dei personaggi femminili lontani dalla società senegalese. Il Senegal ha una ricca tradizione cinematografica, ma la televisione è stata spesso dominata da serie statunitensi o da telenovelas dell’America Latina. Nell’ultimo decennio le tv hanno iniziato a promuovere i lavori locali, con programmi, serie e film scritti però principalmente da uomini in cui le donne vengono presentate in ruoli sottomessi e passivi. Sy ha detto che voleva veder rappresentate invece le donne che la circondavano, nella loro complessità.

Le protagoniste della serie sono cinque donne, la maggior parte delle quali lavora per SenegIndia, una società di costruzioni che esiste davvero e che è uno dei maggiori sponsor della serie. Marème Dial, interpretata da Halimatou Gadji, ha una relazione con Cheikh Diagne, che è sposato, mentre Djalika Sagna è una donna che lavora e ha un marito violento e alcolizzato. «Rappresenta la società senegalese per eccellenza», ha detto Kalista Sy: «È una vittima: subisce e pensa che tutto ciò che le accade sia normale. E come la maggior parte dei senegalesi, è la prima a giudicare gli altri». Tuttavia (spoiler!), a un certo punto Djalika decide di divorziare: al suo fianco in questo percorso difficile trova la sua migliore amica, Dior Diop, ancora traumatizzata a causa del suo matrimonio forzato. Racky Sow invece è una donna che riceve delle avances dal suo capo e che è stata stuprata da bambina, mentre Lalla Ndiaye è una casalinga, moglie di Cheikh, che va in crisi quando alla fine (altro spoiler!) suo marito decide di prendere Marème come seconda moglie. Le protagoniste indossano abiti di stilisti senegalesi, hanno acconciature naturali, rifiutano la pratica dello sbiancamento della pelle e parlano anche wolof, la lingua locale.

In Senegal, una nazione di circa 16 milioni di persone, si pratica una forma di Islam che il presidente Macky Sall ha definito moderata e tollerante. Molte donne sono libere di andare in spiaggia, di frequentare l’università e di lavorare, ma in casa le famiglie continuano a essere strutturate in modo molto tradizionale, con precisi e radicati ruoli di genere. Alcuni uomini hanno più di una moglie e la sessualità femminile spesso rimane nascosta dietro la cosiddetta cultura “sutura”, un termine in wolof che significa discrezione e modestia: i desideri e la sessualità delle donne non possono insomma essere pensati liberamente, né al di fuori del matrimonio. Il personaggio di Marème è la rappresentazione di una donna senegalese che esiste nella vita reale, ma che la cultura rimuove e fatica a riconoscere pubblicamente.

Non è ancora chiaro se Maitresse d’un homme marié avrà una seconda stagione e se le critiche e le discussioni sulla serie ne comprometteranno i finanziamenti.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.