(Apple Records)

50 anni fa i Beatles attraversarono una strada

E si fecero scattare una foto improvvisata che sarebbe diventata una delle più celebri della storia della musica

(Apple Records)

La mattina dell’8 agosto 1969 mancavano dodici giorni all’ultima volta che i Beatles si sarebbero ritrovati insieme in uno studio di registrazione. Era una giornata molto calda, nel nord di Londra, quando i quattro membri della band più famosa della storia della musica uscirono dagli EMI Studio di Abbey Road, a poche centinaia di metri dal Regent’s Park. Avevano una decina di minuti per scattare quella che sarebbe diventata probabilmente la più famosa copertina di un disco di sempre, per l’ultimo che avrebbero registrato insieme.

All’inizio del 1969, i Beatles erano nel periodo peggiore della loro storia. La band non faceva un tour da tre anni, e da diversi mesi le cose non funzionavano: John Lennon, Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr andavano sempre meno d’accordo, ed erano reduci da due registrazioni terribili dal punto di vista della convivenza, quelle del White Album e quelle di Let It Be. Queste ultime soprattutto avevano rovinato i rapporti tra i membri della band in modo irreparabile, secondo alcune delle persone che lavoravano con loro. C’era l’invadente presenza di Yoko Ono, c’erano i litigi legati alla persona a cui affidare la gestione economica della band, c’erano i progetti solisti, e soprattutto mancava l’alchimia di prima in sala da registrazione.

George Martin, storico produttore della band, pensava che le infelici registrazioni di Let It Be sarebbero state le ultime della storia dei Beatles. Per questo fu sorpreso quando McCartney lo chiamò per chiedergli di produrre un altro disco: ma le cose si erano un po’ sistemate, e nemmeno i Beatles stessi volevano che Let It Be fosse l’ultima cosa fatta insieme. Le condizioni di Martin erano le stesse fissate dai Beatles: registrare alla vecchia maniera, tutti in sala di registrazione, suonando insieme e facendo meno ricorso alle sovraincisioni, che permettevano di registrare le parti dei singoli membri della band individualmente.

Le registrazioni iniziarono a febbraio, poche settimane dopo la fine di quelle per Let It Be e subito dopo il celebre concerto sul tetto della Apple Records; proseguirono fino a maggio prima di interrompersi per un paio di mesi. Ripresero il primo luglio, ma le cose si misero male: Lennon quello stesso giorno ebbe un incidente mentre era in auto con Ono e i due figli, e dovette rimanere qualche giorno in ospedale. Tornò in studio il 9 luglio, e chiese che agli EMI Studios fosse portato un letto dai magazzini Harrod’s cosicché Ono potesse seguire le registrazioni pur essendo ancora convalescente. La cosa ovviamente non andò a genio agli altri, che malsopportavano notoriamente l’influenza di Ono su Lennon, ma nonostante tutto cominciarono a registrare e conclusero le parti collettive entro l’inizio di agosto.

I Beatles sul tetto della Apple Records il 30 gennaio 1969, nel loro ultimo leggendario concerto. (Evening Standard/Hulton Archive/Getty Images)

Dentro al disco c’erano alcune delle canzoni più famose della storia della band, da “Come Together” a “Something” e “Here Comes the Sun”, scritte da Harrison. Lennon non ottenne che le sue canzoni e quelle di McCartney apparissero sui lati opposti del disco, come richiesto. L’album fu registrato con un mixer a transistor, a differenza di quelli a valvole usati in tutte le altre occasioni dalla band, che rimase mediamente soddisfatta del lavoro, anche se qualcuno, come Lennon, ritenne che alla fine mancasse un po’ di «vita».

Mentre erano in studio, lo storico ingegnere del suono della band Geoff Emerick fumava delle sigarette chiamate Everest, e i Beatles pensarono di chiamare così il disco, in assenza di idee migliori. Presero anche in considerazione l’idea di volare fino ai piedi della montagna per scattare le foto della copertina, finché un giorno McCartney se ne uscì con l’idea di chiamarlo come la strada in cui si trovavano. Sempre a McCartney venne l’idea per una copertina essenziale, che si poteva scattare in mezz’ora.

La mattina dell’8 agosto, lo staff della band si accordò con un vigile perché bloccasse brevemente il traffico su Abbey Road. Il vigile concesse dieci minuti di tempo, durante i quali passarono comunque un paio dei tradizionali bus rossi londinesi. McCartney ha raccontato che si tolse i sandali per il caldo, e fece quattro delle sei passeggiate sulle strisce pedonali scalzo. Il fotografo amico della band Iain Macmillan salì su una scaletta e scattò sei foto che furono poi esaminate da McCartney. Non tutte erano utilizzabili, e soltanto in una tutti e quattro i membri della band avevano le gambe distese e una posa naturale. McCartney scelse quella, chiedendo che sulla copertina del disco non venisse stampato né il nome della band né quello del disco: non ne avevano bisogno, essendo il gruppo più famoso del mondo, e la Apple Records accettò controvoglia, anche se solo per il mercato britannico.

Il cast di un musical sui Beatles posa sulle strisce di Abbey Road, nel 2014. (AP Photo/Matt Dunham)

Sulla copertina, tutti i Beatles tranne George Harrison indossano dei completi dello stilista Tummy Nutter; tutti hanno il piede sinistro avanti, tranne McCartney, che oltre a essere l’unico scalzo è anche l’unico con in mano una sigaretta e l’unico senza barba. Sulla sinistra, parcheggiato, si vede un Maggiolone Volkswagen bianco di un residente: dopo la pubblicazione del disco la targa sarebbe stata rubata diverse volte, e alla fine l’auto fu venduta all’asta.

Sulla destra invece si vede una persona, in piedi mentre osserva la band: il “quinto Beatles”, come è stato definito talvolta rubando il soprannome a Pete Best, il primo batterista della band. L’uomo si identificò qualche mese più tardi come Paul Cole, sostenendo di essersi riconosciuto quando sua moglie, organista parrocchiale, portò a casa il disco dopo averlo comprato per imparare una canzone che era stata richiesta da una coppia che si stava per sposare. Cole stava facendo un giro per Londra ma si interruppe per osservare quei quattro tipi “eccentrici”, come li definì, diventando protagonista di quello che forse è il “photobomb” più famoso della storia.

Ma Cole non fu l’unico particolare a destare attenzioni nella copertina, che fu setacciata meticolosamente dai fan convinti della bizzarra teoria secondo cui McCartney era in realtà morto tre anni prima, per essere sostituito da un sosia. Vennero formulate assurde teorie sul simbolismo nell’ordine dei membri della band, sul significato nascosto delle cifre nella targa del Maggiolone e sul perché McCartney (il sosia-McCartney, anzi) fosse scalzo. La teoria divenne davvero un fenomeno mondiale, che convinse tantissime persone decenni prima di internet: tanto che dovettero smentirlo più volte gli stessi Beatles.

Il disco uscì il 26 settembre nel Regno Unito, e pochi giorni dopo negli Stati Uniti. Lennon aveva deciso di lasciare il gruppo da qualche giorno, ma accettò di posticipare l’annuncio pubblico temendo di penalizzare le vendite. Prima dell’uscita ufficiale, alcune copie iniziarono a circolare tra le stazioni radio americane, costringendo Capitol Records a distribuire 4.000 copie in anticipo tra le radio principali chiedendo però di non trasmettere nessuna canzone, per evitare che i negozi di dischi fossero assediati dalle richieste per un album che ancora non avevano. In tre settimane il disco raggiunse la cima della classifica di Billboard, rimanendoci per otto settimane e iniziando poi una battaglia con Led Zeppelin II, con cui si alternò per un po’ al primo posto.

I Beatles non avrebbero più suonato insieme: la band tenne nascosto il proprio scioglimento fino all’aprile dell’anno successivo, poche settimane prima dell’uscita di Let It Be, ultimo disco pubblicato e penultimo registrato. Abbey Road vendette quattro milioni di copie nei primi due mesi. Oggi il conteggio ha superato le 30 milioni di copie, ed è considerato uno dei dischi migliori della band e uno dei più importanti della musica moderna; probabilmente è anche il disco più iconico dei Beatles, che pur di dischi iconici ne fecero parecchi. A molto contribuì quella copertina, riprodotta e citata innumerevoli volte – dai Red Hot Chili Peppers, tra gli altri – e che rese famosissimo un attraversamento pedonale di una zona residenziale e periferica di Londra, visitato oggi da centinaia di turisti ogni giorno, come dimostrato peraltro dalla webcam che lo riprende 24 ore al giorno.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.