L'auto di Ted Kennedy mentre viene recuperata dal canale in cui era caduta, sull'isola di Chappaquiddick. (AP Photo/file)
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  • venerdì 19 luglio 2019

L’incidente di Chappaquiddick, 50 anni fa

Una sera di luglio del 1969, mentre l'uomo andava sulla Luna, un'auto finì in un canale in Massachusetts: fu l'inizio di uno dei più grandi scandali che coinvolsero la famiglia Kennedy

L'auto di Ted Kennedy mentre viene recuperata dal canale in cui era caduta, sull'isola di Chappaquiddick. (AP Photo/file)

La notte del 18 luglio 1969, cinquant’anni fa, il senatore Ted Kennedy, fratello di John Fitzgerald e Robert, erede di una delle famiglie statunitensi più potenti del Novecento, stava guidando lungo una strada sterrata della piccola isola di Chappaquiddick, una propaggine di Martha’s Vineyard, la famosa località di villeggiatura di lusso del Massachusetts. Kennedy stava tornando da una festa, ma non era solo: sul sedile del passeggero c’era Mary Jo Kopechne, una sua collaboratrice che avrebbe compiuto 29 anni la settimana successiva.

Mentre si dirigevano nella direzione opposta a quella della terraferma e del loro hotel, imboccarono a grande velocità uno stretto ponte: l’auto finì in acqua, ribaltandosi. Kennedy riuscì a uscire, ma Kopechne rimase intrappolata nell’auto. Quello che successe nelle ore successive è stato al centro di inchieste, indagini, libri e film, e ancora oggi ci sono delle cose poco chiare. Quello che sappiamo per certo è che quella notte Kopechne morì in quell’auto: soltanto la mattina successiva, dieci ore dopo, Kennedy denunciò l’incidente alla polizia. Mentre a centinaia di migliaia di chilometri la missione Apollo 11 stava preparandosi a sbarcare sulla Luna, i fatti di quella notte cambiarono la vita di Ted Kennedy e furono l’ennesima tragedia a coinvolgere la famiglia più famosa della politica americana del Novecento.

L’auto di Ted Kennedy esaminata da alcuni passanti dopo l’incidente. (AP Photo)

Il terzo Kennedy
Ted Kennedy era in realtà il terzo dei Kennedy che conoscono tutti, ma faceva parte di una ricca famiglia di origini irlandesi diventata nel secolo precedente una delle più potenti degli Stati Uniti, cominciando dal parlamento del Massachusetts fino ad arrivare alla Casa Bianca con John Fitzgerald. Ted a quei tempi aveva 37 anni e da sette sedeva al Senato statunitense: era stato eletto nel 1962 per occupare il seggio lasciato libero dal fratello diventato presidente due anni prima, e soltanto un paio di settimane prima del suo omicidio a Dallas. Dopo la sua morte fu il fratello Bob a raccoglierne l’eredità, candidandosi nel 1968 alla presidenza, prima di essere ucciso anche lui: all’Ambassador Hotel, subito dopo la vittoria alle primarie Democratiche in California.

Ted, che all’anagrafe faceva Edward, aveva sette anni in meno di Bob e quindici in meno di John. Si era laureato in Legge con qualche difficoltà, dopo essere stato escluso da Harvard; si era sposato undici anni prima e aveva lavorato per la campagna elettorale di John. Dopo essere stato eletto al Senato, e dopo aver perso entrambi i fratelli, fece rapidamente carriera nel partito fino a diventare il più giovane leader dei Democratici al Senato di sempre. Alla fine degli anni Sessanta, Ted Kennedy era uno dei più prominenti politici americani: dopo la vittoria a sorpresa di Richard Nixon alle presidenziali del 1968, era considerato da tutti il principale favorito a ottenere la nomination a candidato presidente dei Democratici nel 1972.

L’allora senatore John F. Kennedy, al centro, con i fratelli Edward (Ted), a sinistra, e Robert (Bobby), a destra, durante una cena di gala a Washington nel 1958. (AP Photo)

La festa
La sera del 18 luglio 1969 era un venerdì, e Ted aveva organizzato una festa in un cottage sull’isola di Chappaquiddick, raggiungibile solo in battello da Edgartown, a Martha’s Vineyard. Alla festa c’erano sei uomini di fiducia di Kennedy, tra cui suo cugino Joseph Gargan e il procuratore dello stato del Massachusetts Paul F. Markham. C’erano anche sei donne, tutte tra i venti e i trent’anni, che l’anno precedente avevano lavorato alla campagna elettorale di Bob. Tra di loro c’era Kopechne, che oltre a svolgere funzioni da segretaria e organizzatrice era stata sua consigliera e speechwriter durante le primarie Democratiche.

Turisti davanti alla casa dove si svolse la festa che precedette l’incidente, sull’isola di Chappaquiddick. (AP Photo)

A un certo punto della serata, dopo le 23, Kennedy lasciò il cottage a bordo della sua auto, una Oldsmobile Delmont 88 scura. Durante l’inchiesta che seguì all’incidente, Kennedy sostenne che non voleva disturbare il suo autista, che era alla festa e stava ancora cenando, e per questo si mise alla guida, cosa che normalmente non faceva. Sempre Kennedy raccontò che Kopechne gli chiese un passaggio perché era stanca. La donna non disse a nessuno che stava andandosene con Kennedy, e lasciò la borsa e le chiavi del suo hotel di Edgartown nel cottage.

Quello che successe nelle ore immediatamente successive fu ricostruito grazie alla testimonianza di Christopher Look, un agente di polizia di Edgartown che intorno a mezzanotte e mezza finì il suo turno a una festa a Martha’s Vineyard, raggiunse l’isola di Chappaquiddick e recuperò la sua auto per tornare a casa. A una svolta incrociò un’auto che andava nella direzione opposta, all’interno della quale vide un uomo e una donna. L’auto, una quattro porte scura come quella di Kennedy, si fermò poco dopo: Look lo vide dallo specchietto, e pensando che fossero turisti smarriti scese per offrire aiuto.

Quando arrivò a pochi metri, l’auto ripartì sgommando, imboccando una strada sterrata che conduceva al ponte Dike, oltre al quale non c’era niente se non una grossa spiaggia. Edgartown era infatti nella direzione opposta. Look, successivamente, ricordò una L e due 7 nella targa, proprio come nell’auto di Kennedy, che in seguito avrebbe negato quell’incontro. Ritornò in macchina e proseguì verso casa, ma incontrò lungo la strada due uomini e due donne che stavano ballando: chiese loro se avessero bisogno di un passaggio, e una delle donne gli rispose in malo modo. Uno degli uomini si scusò, declinando l’offerta e spiegando che stavano tornando al cottage lì vicino, dove avevano appena partecipato alla festa di Kennedy.

L’incidente
A un certo punto di quella notte – secondo il racconto di Kennedy poco dopo le 23.15, secondo Look verso mezzanotte e 40 – la Oldsmobile imboccò il ponte Dike. Kennedy si giustificò in seguito dicendo di aver sbagliato strada. L’auto uscì di strada e finì in acqua, cappottandosi: Kennedy riuscì a uscire dal finestrino e raggiunse la riva, ma dentro l’auto c’era ancora Kopechne. In tribunale lui raccontò di averla chiamata e di aver provato a raggiungere il veicolo «sette o otto volte», senza successo.

Una mappa dell’epoca dei luoghi dell’incidente. (Express Newspapers/Getty Images)

Kennedy si mise quindi in cammino verso il cottage: raccontò in seguito di non aver visto luci nelle quattro case incontrate lungo il tragitto, circostanza smentita dalla proprietaria di una di esse, che disse poi di averla lasciata accesa quella notte. Arrivato al cottage chiamò Gargam e Markham, con i quali ebbe un’animata conversazione dopo la quale andarono insieme sul luogo dell’incidente. Gli altri invitati non furono avvertiti. Gargam e Markham raccontarono di aver provato nuovamente a raggiungere l’auto per provare a soccorrere Kopechne, e di aver poi portato Kennedy all’imbarco dei traghetti per Edgartown dall’altra parte dell’isola.

Tutti e tre avevano studiato legge, e Kennedy assicurò che sarebbe andato immediatamente ad avvertire la polizia. Era in lacrime e sul punto di impazzire, raccontarono poi Gargam e Markham, che dopodiché tornarono al cottage senza menzionare l’accaduto agli altri invitati. Glielo aveva chiesto Kennedy, che – avrebbe detto – temeva che le altre donne si sarebbero precipitate sul luogo dell’incidente, rischiando la vita per provare a salvare Kopechne. Kennedy raccontò che, lasciati Gargam e Markham, attraversò a nuoto i 150 metri di canale che separano Chappaquiddick da Martha’s Vineyard, perché non c’erano più traghetti.

Invece di andare dalla polizia, a quel punto Kennedy andò al suo hotel, si cambiò, ebbe alcune conversazioni con il proprietario e un altro cliente in cui non parlò di cos’era successo, e la mattina seguente alle 8 incontrò nuovamente Gargam e Markham. I tre ebbero un’accesa conversazione nella sua stanza. Secondo quanto avrebbe poi testimoniato, quando i due amici gli chiesero perché non avesse avvertito la polizia, lui rispose di essersi convinto che quando i due sarebbero tornati gli avrebbero detto che in qualche modo Kopechne era sopravvissuta. I tre tornarono quindi a Chappaquiddick e fecero varie telefonate da una cabina pubblica, durante le quali Kennedy chiese consiglio a vari amici e avvocati.

L’auto di Ted Kennedy tirata fuori dal canale. (AP Photo)

Nel frattempo una barca di pescatori aveva avvistato l’auto sotto il ponte di Dike, avvertendo le persone che vivevano in un cottage lì vicino che a loro volta chiamarono la polizia. Nel giro di 45 minuti dal ritrovamento era arrivato sul posto un sommozzatore dei vigili del fuoco, che scoprì ed estrasse il corpo di Kopechne. Kennedy, che era ancora al telefono dall’altra parte dell’isola, seppe del ritrovamento e attraversò nuovamente il canale per andare infine a denunciare l’incidente alla polizia di Edgartown, circa dieci ore dopo. Gargan tornò invece al cottage a informare le amiche di Kopechne.

Alla stazione, Kennedy dettò a Markham una deposizione da consegnare alla polizia, nella quale anticipò la versione che avrebbe sostenuto poi in tribunale, giustificando il ritardo della denuncia spiegando di aver compreso completamente l’accaduto soltanto la mattina successiva.

Lo scandalo
Per una straordinaria coincidenza, quello dell’incidente era il weekend in cui la NASA portò per la prima volta un uomo sulla Luna: una notizia senza precedenti nella storia dell’umanità, che occupò interamente i giornali e notiziari televisivi. Questo concesse a Kennedy alcuni giorni in cui l’incidente passò relativamente sotto traccia, e in cui poté preparare una difesa solida per l’enorme scandalo che stava per scoppiare.

Il 25 luglio Kennedy si presentò in tribunale dichiarandosi colpevole di aver abbandonato il luogo dell’incidente, e gli fu riservata una pena straordinariamente leggera: due mesi di carcere, sospesi per la condizionale. Il giudice disse di aver tenuto in considerazione i precedenti, l’età e la reputazione di Kennedy, aggiungendo che sarebbe stato punito comunque «molto oltre quello che potrebbe imporre questo tribunale».

Ted Kennedy mentre arriva al tribunale di Dukes County per il processo, il 5 gennaio 1970. (AP Photo)

Quella stessa sera Kennedy fece un discorso in diretta televisiva, in cui raccontò la sua versione e provò a smentire alcune delle moltissime e prevedibili teorie che nel frattempo erano state pubblicate sui giornali. Disse che non era ubriaco quando si mise alla guida, che non aveva avuto nessun tipo di «condotta immorale» con Kopechne, e che sua moglie non aveva partecipato alla festa unicamente per motivi di salute (altri quattro dei cinque partecipanti alla festa erano sposati). Aggiunse che non riusciva a spiegarsi il suo comportamento di quella notte, e che aveva subito dei traumi cerebrali durante l’incidente, anche se non intendeva usarla come giustificazione.

Dopo
Sull’incidente di Chappaquiddick vennero avviate subito delle indagini: accertarono le «negligenze» alla guida di Kennedy, ma non portarono a nessuna ulteriore incriminazione. Secondo John Farrar, il sommozzatore che recuperò il corpo di Kopechne, sulla base della posizione in cui la ritrovò la donna non era morta per annegamento bensì soffocata, dopo aver esaurito l’ossigeno disponibile in una sacca d’aria che si era formata dentro l’auto. Secondo Farrar, Kopechne era sopravvissuta almeno due ore dopo l’incidente, e avrebbe potuto salvarla se avesse ricevuto subito una chiamata. Il medico legale indicò invece l’annegamento come causa di morte della donna, e non richiese l’autopsia del cadavere.

Ted Kennedy dopo aver partecipato al funerale di Mary Jo Kopechne. (AP Photo/Frank C. Curtin)

Joan Bennet, la moglie di Kennedy, rimase al fianco del marito al funerale di Kopechne e in tribunale. Era incinta: poco dopo ebbe un aborto spontaneo, che attribuì allo stress seguito all’incidente. Nel suo discorso in televisione, Kennedy aveva aperto alla possibilità di dimettersi, ma ricevette molto sostegno dai fedeli elettori del Massachusetts e fu infatti rieletto con larghissimo margine alle elezioni dell’anno successivo. La sua carriera politica resistette per via del cognome che portava, ma fu ridimensionata pesantemente: non si candidò alle primarie del 1972 né a quelle del 1976, e rifiutò l’offerta di fare da candidato vice presidente con George McGovern.

Sui giornali, sulle riviste, sulle televisioni e un po’ dappertutto negli Stati Uniti, però, l’incidente di Chappaquiddick diventò uno degli argomenti più discussi. La versione ufficiale fu da subito messa in discussione, e vennero fatte innumerevoli insinuazioni sul trattamento di favore riservato dalla giustizia a Kennedy, oltre che ovviamente sul vero motivo per cui si trovava da solo in auto con una donna che non era sua moglie, e sul perché dopo l’incidente non denunciò subito l’accaduto. L’enorme scandalo che ne seguì segnò in profondità la reputazione della famiglia Kennedy e fu l’ennesimo episodio drammatico e incredibile che contribuì a renderla una delle più raccontate della storia americana.

Ted Kennedy nel 2006. (Chip Somodevilla/Getty Images)

Ted Kennedy si candidò alle primarie del 1980 sfidando il presidente Jimmy Carter, che cercava la rielezione ed era anche lui del Partito Democratico, ma durante la campagna elettorale partecipò a un’intervista con il giornalista Richard Mudd della CBS in cui venne torchiato a proposito dell’incidente con risultati disastrosi in termine di consenso. Le primarie vennero vinte da Carter, che poi perse contro Ronald Reagan.

Una turista si fa fotografare sul ponte Dike, a Chappaquiddick. (AP Photo)

Kennedy rimase comunque un importante senatore fino alla sua morte, avvenuta nel 2009, dopo una carriera in cui avrebbe attraversato diversi altri scandali e sarebbe finito innumerevoli altre volte sulle prime pagine dei tabloid americani. L’isola di Chappaquiddick non perse mai la fama sinistra legata all’incidente, intorno al quale si sviluppò anzi un turismo dedicato. Martha’s Vineyard continuò a essere frequentata dai Kennedy, fino a che fu teatro di un’altra, ennesima e famosa tragedia che colpì la famiglia. Il 16 luglio 1999, quasi esattamente trent’anni dopo Chappaquiddick, un aereo privato pilotato da John Fitzgerald Kennedy Junior, figlio di JFK, e con a bordo sua moglie e sua sorella, si schiantò al largo dell’isola nell’Oceano Atlantico. Non ci fu nessun sopravvissuto. Ted Kennedy ottenne un permesso speciale per spargere le loro ceneri nell’oceano dal cacciatorpediniere USS Briscoe, a pochi chilometri dalle coste di Chappaquiddick.

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