John William Waterhouse (1849-1917) La Dama di Shalott, 1888 Olio su tela, cm 153 x 200 ©Tate, London 2019

La bellezza inventata dai Preraffaelliti

È quella tornata di moda negli ultimi anni, come racconta la mostra a Milano dedicata al gruppo di artisti nato a Londra 170 anni fa

John William Waterhouse (1849-1917) La Dama di Shalott, 1888 Olio su tela, cm 153 x 200 ©Tate, London 2019

Dal 19 giugno al 6 ottobre Palazzo Reale a Milano ospita la mostra Preraffaelliti – Amore e desiderio, che raccoglie le opere del gruppo artistico fondato a Londra nel 1848 da sette studenti e guidato in particolare da Dante Gabriel Rossetti, John Everett Millais e William Holman Hunt. Erano molto giovani, tutti attorno ai vent’anni, e volevano ribaltare le regole della pittura e dell’arte del tempo e sfidare le convenzioni dell’Inghilterra Vittoriana in cui vivevano. Il nome si richiama ai cosiddetti “primitivi”, artisti italiani del tardo Medioevo e primo Rinascimento antecedenti all’arrivo di Raffaello, adorato dai pittori dell’epoca, che proponevano soggetti impeccabili e alla moda in ambienti impostati. Erano una piccola setta, una sorta di collettivo che firmava tutte le opere con la sigla PRB (Pre-Raphaelite Brotherhood), furono la prima avanguardia moderna.

La mostra ripropone circa 80 opere della grande collezione preraffaellita conservata alla Tate di Londra, a partire da quelle più famose, come l’Ofelia di Millais, Amore d’aprile di Arthur Hughes, Lady of Shalott di John William Waterhouse e i tanti ritratti di donne dai capelli rossi di Dante Gabriel Rossetti. Oltre ai sette artisti fondatori, ne sono rappresentati altri 11 che si avvicinarono al movimento successivamente. L’esposizione è suddivisa in otto sezioni tematiche che raccontano l’interesse del movimento per il Medioevo e i temi religiosi, nonostante fosse fatto in prevalenza di atei; il realismo, l’attenzione alla natura e lo studio scientifico dell’anatomia umana; l’ideale della bellezza e dell’amore romantico; la fase estetizzante e infine il successo ottenuto negli anni Ottanta. È stata curata da Carol Jacobi, responsabile delle acquisizioni e delle mostre per l’arte britannica tra il 1850 e il 1915 alla Tate; e da Maria Teresa Benedetti, una delle maggiori storiche dell’arte italiane. Potete comprare il biglietto online sul sito di Palazzo Reale e su TicketOne.

La biografia di molti Preraffaelliti, le loro rivendicazioni e come tutto questo si traduceva nelle loro opere, ricorda molti gruppi di giovani artisti arrabbiati, anticonvenzionali e sovversivi che in fasi diverse hanno reinventato l’arte del loro tempo. Hunt veniva dal proletariato londinese e a 12 anni iniziò a lavorare come commesso nel magazzino di tessuti diretto dal padre; Millais apparteneva a una famiglia benestante di commercianti e a 11 anni venne iscritto alle Royal Academy Schools; Elizabeth Siddal era figlia di un coltellinaio e lavorava presso una modista in Leicester Square; i fratelli Dante Gabriel, William Michael e Christina Rossetti erano figli di un poeta e letterato scappato dall’Italia e iscrittosi alla Carboneria. Tutti tranne uno erano studenti delle Royal Academy Schools, dove si erano conosciuti. Credevano nella parità di valore di tutte le arti, dalla tappezzeria, al design: scrivevano poesie, saggi critici e pubblicavano una rivista letteraria, The Germ.

La loro prima esposizione fu alla mostra estiva dell’Accademia e non ottenne successo, sia per i soggetti scandalosi che per la tecnica, che non era fatta di forme e chiaroscuri, ma di colori accostati tra loro, realismo e studio della luce. In seguito a criticarli ci fu anche lo scrittore Charles Dickens: a proposito di Christ in the House of His Parents di Millais, scrisse che Gesù sembrava «un moccioso orribile dai capelli rossi con il collo storto, piagnucolante e in camicia da notte» mentre Maria «se ne sta in parte come un mostro nel più vile cabaret di Francia o nel peggior negozio di gin d’Inghilterra».

La confraternita si sciolse nel 1853, dopo soli cinque anni: qualcuno se ne andò a dipingere in Terrasanta, altri rischiarono il lastrico, ma più o meno tutti perseguirono nelle loro opere quei primi ideali. In particolare, liberarono l’arte dell’epoca inventando una nuova forma di bellezza (che influenzò anche la moda, con l’abbandono di corsetti e acconciature complicate) e introducendo tecniche innovative. Usavano pennelli fini, nuovi pigmenti e vernice per illuminare la tavola; lavoravano all’aperto, studiando la luce e facendo posare i modelli per ore e ore: Millais dipinse Ofelia anche grazie alla pazienza della pittrice Elizabeth Siddal, distesa nella vasca da bagno con l’abito da sposa zuppo e incollato al corpo.

I Preraffaelliti furono tra i primi a introdurre la figura della femme fatale, una donna seducente, misteriosa e appassionata: le loro figure femminili sono insieme giovani innocenti, voluttuose e fragili, lontane dalle rassicuranti figure domestiche dell’arte del tempo. Anche la psicologia di queste donne era qualcosa di mai visto e rifletteva i movimenti di liberazione femminile: L’Annunciazione di Dante Gabriel Rossetti mostra per esempio un’adolescente, a letto, sorpresa dall’Angelo, che non è estasiata dall’idea della gravidanza ma tremendamente spaventata. Questo femminismo era una conseguenza della vita degli artisti, che sceglievano compagne che amavano, anche se analfabete o di una classe sociale inferiore: Morris sposò la figlia di uno stalliere di Oxford, Ford Madox la figlia analfabeta di un contadino; Hunt conobbe la sua compagna Annie Miller quando lavorava come cameriera in un pub a Chelsea, Rossetti si innamorò di Fanny Cornforth in una strada di Londra, intenta ad aprire le noci coi denti.

A partire dal 1855 i fondatori del movimento ottennero sempre più successo e seguaci e i loro quadri furono acquistati da industriali, commercianti e banchieri; alcuni diventarono critici d’arte, Millais finì presidente della Royal Academy. Negli ultimi anni i Preraffaelliti stanno conoscendo un nuovo successo, come mostrano i molti account Instagram dedicati (l’hashtag #preraphaelite ha 54mila occorrenze) e un nuovo gusto estetico, che da Florence Welch passa per Picnic at Hanging Rock e arriva ai modelli e alle ambientazioni di Alessandro Michele, direttore creativo dell’azienda di moda Gucci: adolescenti pallidi, dai capelli rossi e ondulati, occhi chiari e acquosi, ciglia bionde, vestiti stravaganti simili alle tuniche e ai velluti rinascimentali, coroncine, sguardi sensuali e assorti in sé stessi, fiori, fiumi, languore, malinconico mistero.