I primi esseri umani che popolarono il Nordamerica

Due nuove ricerche offrono qualche indizio in più su quando e come le popolazioni siberiane si trasferirono oltre lo stretto di Bering, popolando un nuovo continente

Cacciatore Inuit, Nunavut, Canada (CP PHOTO/Kevin Frayer)

Decina di migliaia di anni fa, un gruppo di esseri umani attraversò Beringia, la striscia di terra che un tempo metteva in comunicazione la Siberia con il Nordamerica. I nativi dell’Alaska, i popoli indigeni del Canada e i nativi americani discendono da quegli antichi migranti, ma fino a poco tempo fa i ricercatori non avevano trovato molti indizi su quando e come si fossero spostati da un luogo all’altro, popolando il continente. Due nuove ricerche appena pubblicate sulla rivista scientifica Nature offrono nuovi indizi, ottenuti grazie all’analisi di alcuni antenati degli attuali nativi americani.

A una ricerca ha lavorato Eske Willerslev, un genetista evolutivo presso l’Università di Copenhagen (Danimarca). Insieme ai suoi colleghi, ha analizzato il genoma dei resti di 34 individui, che a seconda dei casi vissero in Siberia, Beringia e Alaska in un arco di tempo compreso tra i 32mila e i 600 anni fa. Del campione hanno fatto parte due uomini vissuti nel nord estremo della Siberia, gli esseri umani più antichi mai ritrovati in quella porzione di territorio. Le loro tracce genetiche non hanno legami diretti con quelle degli altri 32 individui analizzati, un probabile indizio della fine della loro cultura circa 23mila anni fa, quando quella zona divenne troppo fredda per essere abitata stabilmente.

Un altro individuo, una donna vissuta nella Siberia nord-orientale circa 10mila anni fa, aveva invece un genoma con caratteristiche simili per due terzi a quelle degli attuali nativi americani. Secondo i ricercatori faceva parte di un gruppo vissuto in Eurasia, che si sarebbe trasferito in Siberia e successivamente nel Nord America passando per Beringia. È un punto di contatto interessante, ma in termini genetici la parentela resta comunque distante.

(Nature)

Willerslev e colleghi scrivono nella loro ricerca che gli attuali nativi americani si separarono dagli antichi siberiani circa 24mila anni fa, portando nuovi elementi che confermano quanto ipotizzato da precedenti ricerche. Un altro flusso di migrazioni si aggiunse diecimila anni fa, quando gruppi di individui (i neosiberiani) si spostarono da sud verso il nord-est della Siberia. I neosiberiani si mischiarono con gli antichi siberiani, portando alla nascita delle popolazioni che ancora oggi vivono in quelle parti della Siberia.

Il secondo studio è stato invece condotto da Pavel Flegontov dell’Università di Ostrava (Repubblica Ceca). Insieme ai suoi colleghi, il ricercatore ha provato a ricostruire la provenienza dei pre-Inuit, che popolavano un’ampia porzione di territorio tra la Siberia e la Groenlandia, prima dell’arrivo dei moderni Inuit. Sulla base delle ricerche precedenti, sappiamo che gli antenati di questi individui arrivarono nell’attuale Alaska circa 5mila anni fa, mentre sappiamo pochissimo sui loro legami con i nativi moderni.

I ricercatori hanno analizzato il genoma dei resti di 48 individui, trovati negli anni nel Nordamerica e vissuti tra i 300 e i 7mila anni fa, e lo hanno poi confrontato con le informazioni genetiche delle popolazioni moderne e di altri antichi gruppi di nativi, andando alla ricerca di tratti in comune. Secondo il loro studio, i pre-Inuit attraversarono Beringia dalla Siberia all’Alaska circa 5mila anni fa, mischiandosi poi con le popolazioni di altri migranti siberiani che in precedenza avevano già raggiunto il Nordamerica. I ricercatori hanno trovato conferme anche analizzando il modo in cui si sono diffuse e sviluppate le varie lingue parlate dai nativi.

Le due ricerche aggiungono nuovi elementi a un confronto scientifico che dura ormai da tempo circa i flussi migratori che popolarono le Americhe. Le loro conclusioni portano a pensare che ci furono due sole grandi “ondate” dal nord: quella iniziale delle popolazioni indigene siberiane e quella dei pre-Inuit. Questo però non consente ancora di spiegare perché alcune popolazioni dell’Amazzonia abbiano caratteristiche in comune con quelle dei popoli che parlano lingue austronesiane, e che ora abitano il sud-est asiatico, l’Oceania e il Madagascar. Una spiegazione potrebbe essere che già le popolazioni dell’area di Beringia avessero tratti in comune con quelle popolazioni, ma non sono state ancora trovate prove convincenti per dimostrarlo. Le due ricerche offrono comunque nuovi spunti interessanti per ricostruire le complicate dinamiche che avvennero intorno allo stretto di Bering decine di migliaia di anni fa.

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