Guida ai ballottaggi delle elezioni amministrative

I posti da tenere d'occhio, i risultati scontati, quelli in bilico e tutto il resto

(LaPresse - TIZIANO MANZONI)
(LaPresse - TIZIANO MANZONI)

Oggi si vota in 136 comuni italiani per i ballottaggi delle elezioni amministrative, il cui primo turno è stato lo scorso 26 maggio: sono coinvolti 3.648.485 elettori, in tutte le regioni italiane tranne Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Sicilia e Valle d’Aosta. I capoluoghi di provincia in cui si vota sono 15: Potenza, Avellino, Ferrara, Forlì, Reggio nell’Emilia, Cremona, Ascoli Piceno, Campobasso, Biella, Verbania, Vercelli, Foggia, Livorno, Prato e Rovigo.

Al primo turno, le tendenze più significative emerse dal voto erano state due: un risultato complessivamente deludente per il Movimento 5 Stelle, che è arrivato al ballottaggio in pochi comuni, e soltanto in un capoluogo di provincia, Campobasso; e il buon risultato del Partito Democratico. Come spiegato in questa analisi del voto del Post, sui circa 220 comuni superiori andati al voto nelle regioni a statuto ordinario in cui era possibile identificare liste di centrodestra e centrosinistra, in 182 casi la coalizione di centrosinistra ha migliorato il proprio risultato alle comunali rispetto alle europee, e in 111 casi ha ottenuto la vittoria al primo turno oppure l’accesso al ballottaggio da coalizione più votata.

Soltanto in 35 comuni il centrodestra è riuscito a fare lo stesso, ma tra questi ci sono dieci dei quindici capoluoghi di provincia. Tra i capoluoghi che erano stati vinti al primo turno, e nei quali quindi il candidato più votato aveva superato il 50 per cento, il centrosinistra aveva confermato Firenze, Bari, Bergamo, Modena, Lecce e Pesaro; il centrodestra aveva fatto lo stesso a Perugia e Vibo Valentia, e aveva invece sottratto al centrosinistra la guida di Pescara e Pavia.

Oggi si vota anche in 124 comuni sopra i 15mila abitanti, i cosiddetti comuni superiori, e in 12 comuni minori: in questi ultimi, in teoria, non sarebbe prevista la possibilità del ballottaggio, salvo che nel caso straordinario in cui più candidati abbiano ottenuto lo stesso numero di voti al primo turno. Ed è esattamente quello che è successo a Banzi (Basilicata), Castel Baronia (Campania), Maissana (Liguria), Ranzanico, Margno, San Zenone al Lambro, Maccagno con Pino e Veddasca (Lombardia), Vaglio Serra, Briga Alta, Ribordone (Piemonte), Capoliveri (Toscana) e Campodoro (Veneto); tutti casi in cui qualcuno avrà rimproverato per il risultato in bilico quello zio o quella cugina che sono andati in spiaggia invece di andare a votare (soprattutto a Capoliveri, comune dell’isola d’Elba affacciato sul mare). Nel sorprendente caso in cui anche al secondo turno in questi comuni si arrivi alla parità, diventerà sindaco il candidato più anziano.

Lasciando da parte le curiosità elettorali, domenica i posti dove possono succedere cose importanti sono genericamente i capoluoghi. A volerne scegliere qualcuno da tenere d’occhio, presentano situazioni particolarmente interessanti Livorno, Ferrara, Campobasso, Avellino e Prato.

Livorno: la giunta uscente era quella di Filippo Nogarin, del Movimento 5 Stelle, che però non si è ricandidato. Al primo turno il M5S si è fermato al 16,4 per cento: sono andati al ballottaggio Luca Salvetti, giornalista televisivo locale candidato del centrosinistra sostenuto da PD, Mdp-Articolo1 e da due liste civiche, con il 34,2 per cento; e Andrea Romiti, ispettore di polizia e coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia sostenuto anche da Lega e Forza Italia, arrivato al 26,6 per cento. Sarebbe una notizia comunque vada a finire: nel caso della più probabile vittoria di Salvetti, perché la sinistra avrebbe riconquistato una sua storica roccaforte toscana; nel caso di una vittoria di Romiti, per il motivo opposto.

Ferrara: al primo turno aveva ottenuto un risultato straordinario Alan Fabbri, candidato della Lega sostenuto dal centrodestra unito, che aveva sfiorato la vittoria raggiungendo il 48,4 per cento. Ferrara non è mai stata governata da un sindaco che non fosse del Partito Comunista, dei Democratici di Sinistra o del PD. Sembra invece molto probabile che succederà, visto che il candidato del centrosinistra Aldo Modonesi, assessore uscente, si era fermato al 31,8 per cento.

Campobasso: nell’unico capoluogo in cui il M5S è arrivato al ballottaggio, il candidato Roberto Gravina parte comunque sfavorito, visto che al primo turno aveva preso il 29,4 per cento, contro il 39,7 per cento della candidata del centrodestra Maria Domenica D’Alessandro. Antonio Battista, sindaco uscente del centrosinistra arrivato terzo con il 25,9 per cento, non ha dato indicazioni di voto, anche se il presidente del consiglio comunale del PD ha detto che voterà per Gravina.

Avellino: qui si è verificata una situazione insolita per il momento politico italiano, visto che sono al ballottaggio Luca Cipriano, sostenuto dal PD e arrivato al 32,4 per cento, e Gianluca Festa, a sua volta dirigente del PD locale sostenuto da una coalizione di liste civiche di centrosinistra. La situazione è stato il risultato di una spaccatura del centrosinistra locale: la “vecchia guardia”, quella che ruota intorno all’influente e longevo politico della Prima Repubblica Ciriaco De Mita, ex Democrazia Cristiana, sostiene Festa. Cipriano ha invece il sostegno ufficiale del PD, ma ha provato a presentarsi come il candidato di rottura rispetto al passato dicendo di guardare specialmente all’elettorato del M5S, che al primo turno aveva preso il 12 per cento.

Avellino è stata governata per oltre vent’anni dal centrosinistra, fino alla vittoria di Vincenzo Ciampi del M5S alle comunali del 2018. La sua amministrazione era però durata pochi mesi, visto che la sua giunta era stata sfiduciata dal Consiglio comunale per questioni di bilancio.

Prato: è un’altra città storicamente di sinistra, anche se ha avuto una parentesi di governo del centrodestra tra il 2009 e il 2014. Il sindaco uscente del centrosinistra Matteo Biffoni è arrivato primo con il 47,2 per cento dei voti, ma lo sfidante del centrodestra unito Daniele Spada, indicato dalla Lega, è arrivato al 35,1 per cento.

Tra gli altri capoluoghi: a Reggio nell’Emilia è quasi scontata la vittoria del candidato del centrosinistra Luca Vecchi, che non aveva vinto al primo turno per poche centinaia di voti. A Potenza, al contrario, è ampiamente favorito il candidato del centrodestra Mario Guarente, leghista, che si era fermato al 44,7 per cento. A Cesena il centrosinistra è avanti di una decina di punti percentuali, stando ai risultati del primo turno, mentre a Forlì è il centrodestra ad avere ottenuto un buon vantaggio, anche se un po’ inferiore: in entrambi i casi, comunque, è una sfida ancora incerta.

Ancora più in bilico è il risultato del ballottaggio a Cremona, dove il sindaco uscente del centrosinistra è al 46,4 per cento e il centrodestra al 41,7 per cento. Ad Ascoli Piceno sarà un ballottaggio interno al centrodestra: i partiti nazionali sostengono Marco Fioravanti di Fratelli d’Italia, che ha preso il 37,4 per cento, sfidato da Piero Celani, ex sindaco ed ex presidente provinciale di Forza Italia, che però non ha potuto usare il logo del partito. A Biella c’è una situazione simile: Claudio Corradino della Lega, sostenuto dal centrodestra, ha sfiorato il 40 per cento al primo turno, e se la vedrà con l’ex sindaco forzista Donato Gentile, sostenuto a questo giro da un insieme di liste civiche.

A Vercelli il centrodestra è molto avanti rispetto al centrosinistra, così come a Foggia e a Rovigo, mentre a Verbania il distacco è più risicato: 8 punti percentuali.

I seggi saranno aperti dalle 7 alle 23: lo spoglio comincerà subito dopo, e dovrebbe procedere più spedito rispetto a quello del primo turno, andato in molti comuni a rilento perché c’erano anche le preferenze.