Guida alle elezioni comunali di Livorno

Cosa può succedere nella città dove cinque anni fa il centrosinistra subì una delle sue sconfitte più clamorose

Il porto di Livorno (Ansa foto)

Domenica a Livorno si vota per eleggere il nuovo sindaco e per rinnovare il consiglio comunale. Filippo Nogarin, eletto nel 2014 con il Movimento 5 Stelle, e primo sindaco non di sinistra o centrosinistra nella storia della città dal 1946, non si è ricandidato scegliendo di presentarsi, invece, alle elezioni europee. Domenica, alle comunali, a Livorno si potrà scegliere tra nove candidati: il centrosinistra, dicono gli ultimi sondaggi, dovrebbe essere favorito, ma non abbastanza per vincere al primo turno ed evitare il ballottaggio dove, sempre secondo i dati, potrebbero arrivare la candidata del M5S, quello della sinistra o del centrodestra.

I candidati e le candidate
Luca Salvetti, giornalista televisivo locale, è il candidato del centrosinistra sostenuto da Partito Democratico, Mdp-Articolo1 e da due liste civiche (Salvetti non è iscritto al PD). Stella Sorgente, attuale vicesindaca della giunta Nogarin con varie deleghe e insegnante di contrabbasso nei licei musicali, è la candidata del Movimento 5 Stelle, mentre l’ex assessora del Movimento 5 Stelle alle Politiche Sociali Ina Dhimgjini ha deciso di presentarsi per conto proprio, con la lista civica Livorno a Misura. Marco Bruciati, professore di liceo, è il candidato appoggiato da Potere al Popolo e dalla lista civica Buongiorno Livorno, composta soprattutto da persone piuttosto giovani.

Il centrodestra ha scelto di presentare Andrea Romiti, ispettore di polizia e coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia: è sostenuto anche da Lega, Forza Italia e dalla civica Livorno in Movimento. Di recente si è parlato di lui perché ha partecipato al Congresso Mondiale delle Famiglie di Verona (World Congress of Families, WCF, che riunisce «il movimento globale» antiabortista, antifemminista e anti-LGBTQI), spiegando che quei temi «appartengono» alla sua «cultura». Romiti, che ha 44 anni, ha una figlia lesbica; a chi lo accusava di omofobia aveva risposto: «Mia figlia è omosessuale. Voi di sinistra fate schifo e strumentalizzate la vita degli esseri umani per fini elettorali. Quando me lo ha detto? Aveva 18 anni. Mia moglie ed io eravamo preoccupatissimi perché pensavamo che le piacesse un ragazzo che sospettavamo facesse uso di droghe leggere. La vedevamo sempre più agitata, un giorno ci ha detto: “vi devo parlare”. Invece ha esordito così: “Ti ricordi la mia amica? Ci siamo fidanzate”. Per noi è stato un sollievo».

Gli altri candidati: Carina Vitulano con Livorno in Comune, il movimento fondato dal sindaco di Parma Federico Pizzarotti; Barbara La Comba, appoggiata da Per Livorno Insieme, Luigi Moggia, con il PCI; Marco Cannito (che alle precedenti amministrative prese il 6 per cento), per Città Diversa e La Sinistra.

 

Che si dice
La zona di Livorno è stata riconosciuta nel 2015 come “area di crisi industriale complessa“, e cioè – come spiega il ministero dello Sviluppo economico – un territorio soggetto «a recessione economica e perdita occupazionale di rilevanza nazionale e con impatto significativo sulla politica industriale nazionale». A partire dal 2008, Livorno ha subito in modo pesante la crisi economica, con conseguenze molto evidenti sulle grandi industrie per cui un tempo Livorno era riconosciuta: siderurgia, meccanica, chimica, nautica e sulle attività portuali.

A Livorno le case costano più in periferia che in centro, il progetto del porto è bloccato, e se nel resto d’Italia le città portuali sono quelle che hanno il reddito pro-capite più alto rispetto alle altre città della regione, Livorno è l’unico caso di città portuale che ha il reddito pro-capite più basso: i dati dicono, tra l’altro, che a Livorno ci sono almeno 30 mila fra disoccupati e precari.

Fino al 2014 Livorno non aveva mai avuto un sindaco che non fosse di sinistra, e Nogarin aveva vinto (al ballottaggio con il 53,06 per cento contro Marco Ruggeri, di centrosinistra) anche grazie alla crisi del PD cittadino e al sostegno ufficiale ricevuto dalla Lega Nord e da Fratelli d’Italia-AN. Il momento più difficile della carriera di Nogarin da sindaco è stato la gestione dell’alluvione del settembre 2017, per la quale è ancora indagato. Annunciando la sua candidatura alle elezioni europee – e la non ricandidatura a sindaco – Nogarin ha detto che «l’inchiesta sull’alluvione» non è stata «indifferente»: «l’alluvione mi ha ferito profondamente, al di là di come andrà dal punto di vista processuale, e dopo di esso il mio mandato è stato completamente diverso».

La candidatura della vicesindaca, per il Movimento 5 Stelle, va comunque nella direzione della continuità con quanto fatto in questi anni. Sorgente ha tra l’altro presentato i primi tre componenti della sua futura giunta: gli attuali assessori al Bilancio e alle Partecipate, alla Cultura e alle Politiche sociali, «per continuare a portare avanti il cambiamento». In campagna elettorale sta insistendo sull’ambiente e sulla creazione di nuove aree pedonali, piste ciclabili e parchi pubblici. La sua amministrazione è stata però penalizzata da una decisione sui parcheggi a pagamento (i cosiddetti “stalli blu”), che sono una delle questioni più sentite della campagna elettorale. La giunta Nogarin ha infatti trasformato più di 10 mila posti auto in aree a pagamento e non più a disposizione, affidandone la gestione – attraverso il modello del project financing – alla “Tirrenica Mobilità” di Pisa. L’obiettivo era scoraggiare l’utilizzo delle auto e incentivare quello dei mezzi pubblici o delle biciclette, ma ci sono state molte lamentele da cittadini e commercianti: la decisione è stata percepita come calata dall’alto per fare cassa, senza alcuna logica progressiva.

Romiti ha detto che se venisse eletto il suo primo provvedimento sarebbe quello di introdurre la “lettera L” (come Livorno) per dare precedenza ai cittadini di parcheggiare sul lungomare rispetto ai turisti o ai residenti di altre città. Romiti e la coalizione che lo sostiene stanno facendo campagna elettorale parlando di diritto alla casa e dei «livornesi che si vedono puntualmente passare avanti dagli stranieri che trovano vie illegittime per sistemarsi». Parlano di legalità e sicurezza «senza condizioni», promettono l’istituzione di un assessorato specifico e la creazione di «sedi periferiche di polizia municipale sparse sul territorio comunale». Romiti ha anche detto di voler coinvolgere la vigilanza privata notturna, di voler incrementare il numero delle telecamere e migliorare l’illuminazione della città: «Lotteremo decisi contro il degrado, le occupazioni di immobili, l’abusivismo, lo spaccio di stupefacenti, l’accattonaggio e i bivacchi. Il decoro ci permetterà di vivere meglio Livorno e di renderla anche più appetibile sul piano del lavoro, del turismo e del commercio». Durante la campagna elettorale si è parlato di lui anche per un attacco sessista alla candidata del Movimento 5 Stelle: su Facebook l’ha presa di mira per il suo aspetto fisico e sempre su Facebook si è poi scusato, ma della cosa si è parlato parecchio.

Il Partito Democratico ha presentato Salvetti, giornalista di Tele Granducato, figura conosciuta e indipendente, senza tessera di partito. Durante la sua campagna elettorale Salvetti ha puntato molto sulla creazione di nuovi posti di lavoro attraverso il turismo, impegnandosi a investire 3 milioni di euro «per portare Livorno tra le prime quindici città turistiche italiane di mare». Ha anche proposto uno specifico assessorato al Porto. Sul porto, «una città nella città», Bruciati sostiene che debba tornare a essere «motore di sviluppo e di buona occupazione. Il problema è che l’amministrazione ha perso potere di governance, allora occorre usare i comitati di gestione e incentivare gli interventi utili: una regolamentazione diversa del traffico merci e passeggeri, e più sicurezza sul lavoro, visti i troppi incidenti, anche mortali». Per Bruciati, poi, il M5S «ha avuto una gestione autoreferenziale, non ascoltando i sindacati, le categorie, i cittadini. Su mobilità e rifiuti ha peggiorato la vita delle persone con interventi calati dall’alto, uguali a chi li ha preceduti, spesso spinti dal loro partito nazionale».

Anche la raccolta differenziata porta a porta decisa dalla giunta del M5S non sta andando molto bene: non c’è stato un’analisi preventiva, dicono i critici, molti quartieri non sono stati mappati e i cassonetti non sono stati sistemati in modo intelligente. Tutto questo ha creato molte difficoltà sia ai cittadini sia, a livello organizzativo, a chi deve effettuare il ritiro.

Un’altra questione al centro della campagna elettorale è la situazione della sanità e della costruzione del nuovo ospedale, «un’opera da 280 milioni di euro che porterà la sanità livornese al livello di quella toscana», ha annunciato qualche settimana fa il presidente della regione Enrico Rossi. Del progetto si parla però da nove anni, con continui rinvii e problemi, tanto che i lavori non sono ancora iniziati. La destra ha approfittato della campagna elettorale per tornare ad accusare sia il PD che il Movimento 5 Stelle di aver preso in giro i cittadini: «Era il 24 maggio 2010 quando il governatore toscano Enrico Rossi e l’allora sindaco PD firmarono l’accordo di programma per realizzare a Livorno il nuovo ospedale a Montenero. Allora Rossi prometteva che per il 2013 sarebbe stato pronto. La verità è che oggi quell’accordo è finito alle ortiche dopo che la nuova amministrazione grillina non ha attuato il passaggio di proprietà del terreno dove l’ospedale sarebbe dovuto sorgere alla Asl. Nel frattempo, il PD ha continuato a raccontare ai livornesi frottole su chissà che penali che invece, si è poi chiarito solo pochi mesi fa grazie alla risposta a una nostra interrogazione regionale, non esistono».

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