L’ultimo episodio di “Game of Thrones” era troppo scuro?

Se ne sono lamentati in tantissimi: è una questione un po' di stile, un po' di tecnica e un po' dello schermo su cui l'avete visto

L’ultimo episodio di Game of Thrones, il terzo dell’ottava stagione, è stato di gran lunga il più spettacolare e ambizioso di tutta la serie: secondo molti, dell’intera storia della televisione. Per oltre ottanta minuti ha mostrato la monumentale battaglia tra “i vivi e i morti”, cioè tra i buoni e i più cattivi dei cattivi, con tale un livello di produzione e di effetti speciali che moltissimi l’hanno paragonata a quella del fosso di Helm del secondo capitolo del Signore degli Anelli, tuttora una delle più riuscite scene di guerra nella storia del cinema. “La lunga notte” è stato secondo molti la cosa più spettacolare nella storia delle serie televisive, ed è costato con ogni probabilità un bel pezzo dei 90 milioni di dollari messi a disposizione da HBO per l’ultima stagione di Game of Thrones.

Eppure, fin dai primi minuti dalla messa in onda, in tantissimi si sono lamentati sui social network – negli Stati Uniti, in Italia, praticamente ovunque – che le immagini fossero troppo scure, e che non si riuscisse a distinguere cosa stava succedendo nella battaglia. Se è improbabile pensare che sia stata una svista nell’imponente produzione di Game of Thrones, c’è ragione di pensare che qualche problema in realtà ci sia stato. Se siete qui è estremamente probabile che abbiate già visto “La lunga notte”, ma nel caso ci siate finiti per sbaglio e siate tremendamente imprudenti questo è il punto in cui vi avvertiamo degli SPOILER.

Stile
La prima cosa da tenere presente è che, ve ne sarete accorti, Game of Thrones si è fatta molto scura nelle ultime stagioni. È una scelta stilistica dei produttori, che hanno voluto rendere con la fotografia l’arrivo dell’inverno e degli Estranei nelle vicende della serie. Se ci avete fatto caso, l’ultima scena del terzo episodio – quella in cui Melisandre si allontana da Grande Inverno – è ambientata alla comparsa delle prime luci dell’alba, a segnalare che i vivi hanno vinto sui morti.

Fabian Wagner, direttore della fotografia dell’episodio, aveva spiegato in un podcast di Vanity Fair che nonostante tutti gli effetti speciali, i produttori hanno cercato di girare Game of Thrones in modo realistico, in certi casi ricorrendo all’illuminazione naturale fornita dalla luce del sole, dal chiaro di luna o dalle candele. Non è ovviamente il caso dell’ultimo episodio, per cui sono stati usati grandi fari: ma per coerenza stilistica l’idea era di rendere la notte sul campo di battaglia realistica, e quindi buia. Durante l’episodio, poi, c’è un’evoluzione dei colori, e si gioca costantemente sul contrasto tra il nero della notte e il fuoco (pensate alla scena dei Dothraki).

Battaglie scure vs battaglie chiare
Questa è la ragione stilistica, che però risponde fino a un certo punto alla domanda sul perché non abbiamo visto bene l’episodio. Un’altra risposta, più tecnica, è che il buio e le nuvole e la confusione sono un ottimo modo per dover mostrare meno comparse e meno effetti speciali, riducendo quindi i costi di produzione: la stessa battaglia ambientata in una tersa mattinata primaverile, probabilmente, sarebbe costata di più. Ma è anche vero che la confusione e la poca visibilità dell’episodio servono a immergere lo spettatore nella violenza e nel caos della battaglia: pensate a quanto era incasinata la prima scena di Salvate il Soldato Ryan.

Schermi
Al di là delle scelte produttive, la cosa che potrebbe davvero aver fatto la differenza nella quantità di dettagli che siete riusciti a notare nella battaglia di Grande Inverno è lo schermo su cui avete riprodotto l’episodio. Se infatti lo avete visto sullo schermo del vostro computer portatile, e magari in streaming oppure scaricando l’episodio in bassa qualità, sicuramente non l’avete visto come era stato pensato. La differenza tra un buono schermo e un cattivo schermo si vede soprattutto al buio, perché un cattivo schermo fatica a riprodurre dei neri che siano davvero neri: il risultato è più un grigio scuro. Anche una tv LCD con un settaggio non proprio perfetto potrebbe aver presentato diversi problemi.

Al contrario, con una tv OLED di ultima generazione e con delle impostazioni ben regolate, l’episodio aveva una resa ottimale: e quindi nelle stesse scene si distinguevano molti più dettagli. Gli schermi a cristalli liquidi (display LCD) hanno bisogno di un pannello aggiuntivo per essere illuminati, e questo comporta che emetta un po’ di luce anche il nero. Gli OLED non richiedono componenti aggiuntivi per essere illuminati: il nero viene reso spegnendo la parte di schermo che deve mostrarlo, con un effetto più realistico e una resa più omogenea delle scene scure.

Chi l’ha vista in streaming, per esempio sul servizio di Sky Now TV, ha poi riprodotto un file che aveva una qualità molto inferiore rispetto a quella trasmessa via cavo tramite il decoder. Lo si notava soprattutto nelle scene molto movimentate, quando a tratti sembrava che gli oggetti e gli attori sullo schermo lasciassero una scia piuttosto fastidiosa. E contano anche le condizioni di luce della stanza in cui l’avete visto: con una piena oscurità, la resa era molto migliore.

Insomma: può lamentarsi di non aver visto bene la battaglia soltanto chi ha visto “La lunga notte” al buio, su una bella e nuova televisione e via cavo. Chi non ha potuto può provare a farsi invitare a casa di quell’amico impallinato che ha speso centinaia di euro per farsi la postazione cinema a casa, e rivedere l’episodio per capire se il problema era quello.

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