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  • martedì 16 aprile 2019

L’Egitto diventerà ancora più autoritario

Il Parlamento egiziano ha approvato una modifica della Costituzione che permetterà al presidente Sisi di stare al potere fino al 2030 e di controllare il potere giudiziario

Abdel Fattah al Sisi (Bernd von Jutrczenka/picture-alliance/dpa/AP Images)

Il Parlamento egiziano ha approvato a grande maggioranza alcune modifiche alla Costituzione per permettere al presidente Abdel Fattah al Sisi di rimanere in carica fino al 2030 e di estendere il suo controllo sul potere giudiziario. Le modifiche saranno votate in un referendum nazionale che potrebbe tenersi già la prossima settimana e il cui esito non è in discussione: il regime egiziano, infatti, controlla interamente il processo elettorale, come hanno mostrato le due ultime elezioni presidenziali tenute nel 2014 e nel 2018, in cui Sisi ottenne il 97 per cento dei voti.

Gli emendamenti votati oggi estenderanno il mandato presidenziale da quattro a sei anni e garantiranno al presidente l’ultima parola sulla nomina dei giudici. Rafforzeranno inoltre il potere dei militari sui civili, perché permetteranno a un consiglio di generali di decidere la nomina del ministro della Difesa.

Da quando sono stati proposti ufficialmente gli emendamenti, le autorità egiziane hanno arrestato decine di oppositori politici e personaggi della cultura critici nei confronti del governo. Khaled Dawoud, leader del Partito della Costituzione, avversario di Sisi, ha detto al Wall Street Journal che negli ultimi mesi sono stati arrestati almeno 120 membri dei partiti di opposizione: «Ci è stato permesso di appendere manifesti per le strade che dicano “no” agli emendamenti della Costituzione? Certo che no. Se chiedessi a qualcuno del mio partito di farlo, verrebbe arrestato in men che non si dica».

Un gruppo di politici islamisti e liberali in esilio ha lanciato una petizione online contro i cambiamenti costituzionali, ma l’accesso dall’Egitto al sito su cui era pubblicato il documento è stato bloccato nel giro di un giorno. Sisi può inoltre contare sul sostanziale disinteressamento internazionale e sull’appoggio del presidente statunitense Donald Trump, che la scorsa settimana lo ha accolto alla Casa Bianca e ha definito le modifiche costituzionali «un ottimo lavoro».

In generale le nuove misure rafforzeranno ancora di più il regime autoritario di Sisi, in un momento in cui due paesi della regione – Algeria e Sudan – sono attraversati da enormi proteste popolari che hanno già portato all’allontanamento dal potere dei rispettivi presidenti, Abdelaziz Bouteflika e Omar al Bashir. In Egitto la situazione è però molto diversa. Dal 2013, dopo il colpo di stato dell’esercito che destituì il presidente eletto Mohammed Morsi, leader dei Fratelli Musulmani, i militari hanno perseguito e arrestato i leader dell’opposizione liberale e di sinistra, oltre che i gruppi islamisti come i Fratelli Musulmani. Secondo il giornalista Declan Walsh del New York Times, il regime di Sisi è diventato ancora più autoritario di quello imposto in Egitto da Hosni Mubarak per tre decenni, e che finì a seguito delle proteste della cosiddetta “primavera araba”.