Ignazio Marino è stato assolto per lo “scandalo degli scontrini”

Era accusato di aver pagato cene private con la carta di credito del comune di Roma, quando era sindaco: la Cassazione ha annullato la condanna «perché il fatto non sussiste»

(GABRIEL BOUYS/AFP/Getty Images)
(GABRIEL BOUYS/AFP/Getty Images)

La Cassazione ha annullato la condanna a due anni per peculato e falso nei confronti dell’ex sindaco di Roma Ignazio Marino nel processo per le cene pagate con la carta di credito del comune di Roma. L’annullamento è stato deciso «perché il fatto non sussiste», quindi perché non è stato dimostrato che i reati di cui era accusato siano accaduti.

Il processo era quello che riguardava il cosiddetto “scandalo degli scontrini”, uno dei numerosi episodi che spinsero il Partito Democratico a ritirare il suo appoggio all’allora sindaco di Roma, nell’ottobre 2015. Marino, che era stato assolto in primo grado e condannato nel processo di appello, era accusato di aver usato la carta di credito del comune di Roma per pagare alcune cene personali, spendendo circa 13 mila euro per 52 cene. La Corte d’Appello, che lo aveva condannato a due anni, aveva sostenuto che le 52 cene fossero avvenute «in tempi liberi da impegni istituzionali», una circostanza che – secondo l’accusa – era stata confermata anche da alcuni ristoratori secondo cui in molte delle cene Marino era accompagnato solo dalla moglie.

Marino, che era stato eletto sindaco di Roma nel 2013, dovette lasciare l’incarico nell’ottobre 2015, quando anche i consiglieri comunali del principale partito che lo sosteneva – il Partito Democratico – si dimisero in massa dal consiglio comunale, facendolo decadere. Marino subiva da diversi mesi duri attacchi, sia da alleati che da oppositori: oltre alla storia degli scontrini, c’era stata quella della “Panda rossa” e delle accuse di non aver pagato multe ricevute in centro a Roma.