La costruzione di un modello di giovane di Tyrannosaurus rex per la mostra all'American Museum of Natural History di New York, Stati Uniti (AP Photo/Bebeto Matthews)

Com’erano davvero i dinosauri

Piume, colori sgargianti e corpi più tozzi: fotografie da una mostra al Museo di Storia Naturale di New York

La costruzione di un modello di giovane di Tyrannosaurus rex per la mostra all'American Museum of Natural History di New York, Stati Uniti (AP Photo/Bebeto Matthews)

Il Museo di Storia Naturale di New York ospita da qualche settimana la mostra “The Ultimate Predator”, l’ultima di una serie di iniziative divulgative per raccontare i dinosauri illustrando le nuove scoperte che hanno portato a rivedere molte cose sulle caratteristiche che avevano questi animali, che dominarono il nostro pianeta fino alla loro estinzione di massa 66 milioni di anni fa.

I curatori della mostra di New York, per esempio, hanno organizzato l’esposizione tenendo conto delle conferme più recenti sull’aspetto di alcuni grandi dinosauri, compreso il più famoso e temuto di tutti: il Tyrannosaurus rex. Invece di avere la pelle squamosa come una lucertola, i modelli esposti sono ricoperti da uno strato di piume lunghe e strette, che ricordano quasi le setole di altri animali.

Come hanno ipotizzato le ricerche più recenti, le piume ricoprivano solamente la parte superiore dell’animale, lasciando invece scoperta quella dell’addome. La presenza delle piume sul tirannosauro e sui suoi più stretti parenti è dibattuta da almeno una quindicina di anni. Il ritrovamento di fossili e di resti di piume nell’ambra, la resina degli alberi fossilizzata, suggerisce che alcune specie avessero sicuramente le piume, anche se non è ancora chiaro se questa caratteristica si applicasse a buona parte dei dinosauri a prescindere dalla loro taglia.

La preparazione di un modello di giovane di Tyrannosaurus rex in mostra all’American Museum of Natural History di New York, Stati Uniti (AP Photo/Bebeto Matthews)

Nell’immaginario collettivo, i dinosauri sono grandi lucertoloni squamosi, che camminano a quattro zampe o su due, bilanciandosi con la loro lunga coda. Il film Jurassic Park del 1993 di Steven Spielberg ha forse contribuito più di ogni altra cosa a costruire le nostra immagine mentale dei dinosauri. Il film all’epoca era abbastanza accurato rispetto alle conoscenze che avevano i paleontologi, ma negli ultimi 20 anni le cose sono cambiate grazie alla scoperta di nuovi fossili e a ricostruzioni più accurate sui rapporti tra le varie specie.

Un’installazione che mostra un Tyrannosaurus rex in mostra all’American Museum of Natural History di New York, Stati Uniti (Christina Horsten/picture-alliance/dpa/AP Images)

Fino alla metà degli anni Cinquanta del Novecento, i dinosauri non avevano una grande considerazione. Le limitate conoscenze sui fossili ritrovati avevano portato a concludere che questi animali si fossero naturalmente estinti, a causa delle loro grandi dimensioni via via meno adatte per la sopravvivenza. Ora i ricercatori sono quasi certi che fu qualcosa di traumatico a mettere fino alla loro esistenza: l’impatto di un grande asteroide che cambiò per lungo tempo il clima della Terra, favorendo altre specie più adatte a sopravvivere nelle nuove condizioni.

Le illustrazioni su riviste e giornali, non solo di settore, riflettevano le conoscenze parziali sui dinosauri: erano spesso rappresentati come grandi animali grigiastri e verdognoli, con la pelle liscia e poche altre caratteristiche oltre la forma. Quest’ultima era derivata dai fossili ritrovati, che davano ottimi indizi su come dovesse presentarsi la struttura di questi animali. Dalla forma delle ossa era possibile ipotizzare come fosse la muscolatura e dove fossero presenti le riserve di grasso, ma le stime erano comunque approssimative e di conseguenza le illustrazioni.

La mostra sui dinosauri all’American Museum of Natural History di New York, Stati Uniti (Drew Angerer/Getty Images)

Robert T. Bakker, uno dei più importanti paleontologi e illustratori statunitensi, ha spiegato che negli anni Sessanta i dinosauri erano rappresentati come: “Grandi aspirapolvere con gambe molto molto corte”. All’epoca, da studente presso l’università di Yale, Bakker partecipò allo scavo per il recupero di fossili di deinonico (Deinonychus), un genere di dinosauro di cui conosciamo una sola specie (Deinonychus antirrhopus) vissuta circa 115-108 milioni di anni fa. Fu in quell’occasione che, confrontandosi con altri ricercatori, Bakker si convinse che probabilmente i dinosauri camminassero in modo diverso da come fosse stato ipotizzato fino ad allora.

Deinonychus antirrhopus (Robert T. Bakker – 1967)

L’idea più diffusa negli anni Sessanta era che i dinosauri mantenessero la coda a terra, facendola strisciare come fanno le lucertole. Bakker, con Jon Ostrom, iniziò a ipotizzare che invece i dinosauri si muovessero come gli uccelli dei giorni nostri. Basarono la loro ipotesi sulla struttura ossea di diverse specie di dinosauro, valutando la posizione del loro bacino e la grandezza delle ossa delle zampe posteriori. Bakker iniziò a disegnare animali con la muscolatura possente, necessaria per sostenere il peso e la postura, immaginando animali feroci e sanguinari. Jurassic Park riflette quell’impostazione e così diversi altri film e documentari del periodo.

Negli ultimi 20 anni, i paleontologi hanno scoperto molto altro sui dinosauri, rendendo datati o per lo meno rivedibili i disegni usati per illustrarli. La struttura ossea può dare indizi fino a un certo punto sulla muscolatura, mentre non fornisce molte altre informazioni per ricostruire le caratteristiche della pelle o l’eventuale presenza di un piumaggio. Il tirannosauro è un buon esempio: gli studi più recenti portano a ipotizzare che fosse molto più tozzo di quanto immaginato finora, soprattutto nell’area del bacino. La parte iniziale della coda era molto più muscolosa, dovendo avere forza a sufficienza per mantenerla sollevata la maggior parte del tempo.

La coda di un modello di giovane di Tyrannosaurus rex in mostra all’American Museum of Natural History di New York, Stati Uniti (AP Photo/Bebeto Matthews)

Altri dinosauri ricordavano molto gli uccelli dei giorni nostri. Alcuni avevano una bocca pronunciata, simile al becco dei pellicani, altri avevano il collo più largo e tozzo. Gli arti anteriori, quasi completamente atrofizzati nel tirannosauro, erano probabilmente ricoperti di piume nella loro parte posteriore, come ali mancate o solo semi sviluppate.

(All Yesterdays, John Conway)

Il triceratopo, dinosauro erbivoro vissuto circa 70 milioni di anni fa, era un po’ meno paffuto di come ce lo immaginiamo. E probabilmente aveva spine su buona parte del corpo, oltre ai tre corni sul muso.

(All Yesterdays, John Conway)

Il libro All Yesterdays di John Conway, un illustratore, immagina come potessero essere i dinosauri sulla base delle scoperte più recenti. Sostiene che per farsi un’idea giusta sia necessario introdurre qualche speculazione in più su come si comportassero e si muovessero. Queste ipotesi, combinate alle conoscenze sulla loro struttura ossea, possono contribuire a rappresentare i dinosauri in un modo più realistico.

I dinosauri predatori erano probabilmente diversi da come tendiamo a immaginarceli, più colorati e dall’aspetto più soffice, ma non per questo meno terrificanti. Un tirannosauro poteva raggiungere la lunghezza di 13 metri ed essere alto più di 3 metri e mezzo e arrivare a pesare tra le 8 e le 14 tonnellate; altri teropodi, dinosauri per lo più carnivori, potevano essere ancora più grandi, piume comprese.