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  • venerdì 15 febbraio 2019

In Myanmar due uomini sono stati condannati a morte per l’assassinio nel 2017 di Ko Ni, un importante consulente legale di Aung San Suu Kyi

Due uomini sono stati condannati a morte in Myanmar per l’assassinio di Ko Ni, il consulente legale del partito di Aung San Suu Kyi ucciso nel gennaio del 2017 fuori dall’aeroporto internazionale di Yangon. Ko Ni era una figura molto importante in Myanmar, ed era considerato una delle principale speranze per la realizzazione della transizione democratica nel paese. Per il suo omicidio sono stati condannati Kyi Lin, che sparò fisicamente, e Aung Win Zaw, che lo aiutò nell’omicidio: è comunque improbabile che la loro condanna a morte sia davvero eseguita, visto che in Myanmar non ce ne sono da trent’anni.

Ko Ni, uno dei pochi musulmani di spicco in un paese a maggioranza buddista, stava lavorando per cambiare la costituzione del 2008 che consegna automaticamente un quarto dei seggi delle due camere del parlamento ai militari (che hanno controllato il paese dal 1962 fino a quando nel 2015 non hanno intrapreso una transizione non violenta verso la democrazia). Ko Ni, tra le altre cose, lavorò anche per creare la carica di Consigliere di Stato, gerarchicamente superiore a quella di presidente: la costituzione birmana, infatti, vieta di diventare presidente ai cittadini con figli stranieri, e Aung San Suu Kyi ha due figli con cittadinanza britannica. Nel 2015, dopo la vittoria alle elezioni, assunse proprio l’incarico di Consigliere di Stato.

Ko Ni fu ucciso con un colpo alla nuca mentre stava abbracciando il nipote di due anni. In molti sono convinti che l’assassinio sia stato commissionato dai militari per eliminare un personaggio scomodo.

La bara di Ko Ni trasportata dalla folla durante il suo funerale celebrato a Yangon il 30 gennaio 2017. (AP Photo/Thein Zaw)