Una coppia allo Yoyogi Park di Tokyo. (Carl Court/Getty Images)
  • Cultura
  • giovedì 14 febbraio 2019

Perché si festeggia San Valentino

La festa degli innamorati prende il nome dal noto santo cristiano, della cui vita però sappiamo poco

Una coppia allo Yoyogi Park di Tokyo. (Carl Court/Getty Images)

San Valentino, la cosiddetta “festa degli innamorati”, si festeggia ogni anno il 14 febbraio, che stavolta cade di giovedì. San Valentino si chiama così, e questo probabilmente lo sapete già, per via del santo cristiano patrono delle coppie di innamorati: come mai lo fosse, però, non lo sappiamo con certezza. Oggi Google dedica a San Valentino un doodle con un’animazione su alcune coppie di animali innamorate: una buona occasione per ripassare alcune storie interessanti sulla vita sessuale degli animali. Qui invece trovate un po’ di idee per regali di San Valentino che arriveranno in ritardo, ma arriveranno.

Come lo fanno gli animali

Non conosciamo molto della vita di San Valentino: sappiamo che era un sacerdote (forse addirittura un vescovo) e che morì come martire a Roma nel III secolo. Non siamo i soli a conoscere poche cose sul suo conto, visto che quando venne istituita la sua festa, nel 469, Papa Gelasio I scrisse di lui che era un uomo il cui nome riceveva “giusta reverenza”, ma i cui atti meritori erano “noti soltanto a Dio”. In altre parole, anche Papa Gelasio aveva pochissime certezze su chi davvero fosse San Valentino e su che cosa avesse fatto prima di essere decapitato dalle autorità romane.

In tutto negli antichi documenti si trova traccia di tre diversi San Valentino collegati al 14 febbraio e non è chiaro se siano tre persone distinte, oppure racconti differenti della vita della stessa persona. Ad ogni buon conto, uno di questi santi era nato a Terni, una città di cui era poi divenuto vescovo. Un altro era un sacerdote romano e un terzo infine era un vescovo della provincia romana d’Africa.

Perché ci baciamo

San Valentino rimase un santo tutto sommato poco interessante fino al basso medioevo, quando Geoffrey Chaucer, l’autore dei “Racconti di Canterbury”, scrisse di “antiche leggende” (probabilmente inventate da lui stesso) in cui San Valentino veniva associato a racconti che avevano a che fare con amanti o altri fatti amorosi. Insomma, Chaucer recuperava San Valentino per trasformarlo nel santo dell’amor cortese che proprio in quegli anni cominciava a diffondersi tra l’aristocrazia europea. A quel punto storie e leggende sugli atti di San Valentino a favore degli amanti si moltiplicarono. In un post sul suo blog, Leonardo Tondelli ha immaginato un dialogo con San Valentino in cui ha raccontato proprio questa parte della sua storia (consiglio: vale la pena leggerselo tutto).

“Vede, ci sono diverse teorie, anzi, forse lei potrebbe aiutarci a capire. Secondo alcuni restituì miracolosamente la vista alla figlia di un suo carceriere, si ricorda qualcosa?”
“Vagamente. Pregai per lei, mi pare”.
“E alla fine le scrisse una lettera, firmandosi: Tuo Valentino. Le risulta?”
“Ma sta scherzando? Un vescovo di Santa Romana Chiesa? A una vergine? Ma chi è che mette in giro delle infamie del genere? Sono scandalizzato e umiliato!”
“Ma no, ma perché… ma lei non sa di quanto è fortunato, invece… preferirebbe essere il patrono degli agrimensori? Degli affetti da scoliosi? Sono carini gli innamorati”.
“Un anziano vescovo, che ha onorato per tutta la vita i sacri precetti della Chiesa, e poi…”
“Secondo un’altra teoria, riappacificò due innamorati facendoli circondare da uno stormo di piccioni tubanti”.
“Non riesco a immaginare niente di più stupido”.
“Sono leggende, non bisogna prendersela. Secondo altri sposò di nascosto due fidanzati, un centurione e una vergine cristiana in fin di vita”.
“Beh, sono un vescovo, sposare gente era il mio mestiere”.
“Quindi questa è verosimile?”
“Diciamo di sì”.
“Ecco spiegato il mistero. Quindi ora lei prende questo arco e…”
“No, un attimo. Di vescovi che sposano i centurioni e le vergini ce ne saranno stati centinaia. Perché proprio io?”
“Non c’è un perché. La vox populi…”
“Quand’è cominciata questa cosa? Quand’è che hanno cominciato a rivolgersi a me quegli svergognati?”
“Gli innamorati, intende? Ci sono evidenze a partire dal quattordicesimo secolo”.

La tradizione di San Valentino patrono degli innamorati si è stabilita probabilmente intorno al Quattordicesimo secolo, nell’Inghilterra delle corti e dei cavalieri. La scelta di San Valentino per questo ruolo potrebbe essere stata dettata da un fatto piuttosto bizzarro, ossia che proprio intorno al 14 febbraio nell’antica Roma si celebravano i Lupercalia, una festa legata alla fertilità.

Insomma, San Valentino forse divenne San Valentino soltanto perché la sua festa cadeva nei giorni in cui i romani pagani festeggiavano l’amore in maniera piuttosto discinta. Grazie a Chaucher questa tradizione è rimasta legata soprattutto al mondo anglosassone. Dal Regno Unito è arrivata negli Stati Uniti, dove nel corso dei secoli è stata istituzionalizzata e commercializzata, fino a far sparire quasi completamente la figura del misterioso santo e lasciare tutto il resto.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.