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  • mercoledì 13 febbraio 2019

Il caso della “Ligue du Lol” in Francia

Era un gruppo Facebook di giornalisti che per anni hanno molestato online colleghe e scrittrici: ora alcuni sono stati sospesi

Un momento della protesta legata al #MeToo, Los Angeles, California, 2017 (David McNew/Getty Images)

Dopo un’inchiesta del quotidiano francese Libération diversi giornalisti, caporedattori o direttori di media e giornali in Francia sono stati sospesi o licenziati: sono accusati di aver coordinato azioni moleste o di bullismo online attraverso un gruppo privato su Facebook chiamato “la Ligue du Lol” (“la lega del LOL“), attivo soprattutto tra il 2009 e il 2012, prendendo di mira scrittrici, giornaliste e attiviste femministe con attacchi sessisti e in alcuni casi razzisti. Dal momento della pubblicazione dell’inchiesta, decine di donne hanno iniziato a raccontare la loro esperienza online usando l’hashtag #ligueduLOL.

Che cos’è la Ligue du Lol?
Ligue du Lol era il nome di un gruppo privato su Facebook creato da Vincent Glad, giornalista di Libération, e che è stato attivo soprattutto tra il 2009 e il 2012. Ne facevano parte circa trenta giornalisti all’epoca molto popolari su Twitter e che lavoravano in alcune importanti redazioni parigine, e alcuni professionisti della pubblicità e della comunicazione.

Alcune delle persone che hanno partecipato alla “Ligue du Lol”, e che sono state intervistate in questi giorni, hanno confermato l’esistenza di quel gruppo e hanno tentato di spiegarne gli obiettivi: inizialmente era uno spazio, dicono, in cui ci si scambiava link, foto e messaggi che non potevano essere condivisi pubblicamente e in cui si prendevano in giro le persone, “per gioco”. Un giornalista che poi ha lasciato il gruppo ha aggiunto però che a un certo punto «quel punto di osservazione intelligente e ironico si è poi trasformato in una cosa che non sopportavo. Non era altro, quando l’ho lasciato, che un piccolo gruppo di aggressori di donne e femministe».

Perché se ne parla ora?
La storia è cominciata da uno scambio avvenuto su Twitter lo scorso 5 febbraio tra il giornalista di Slate Thomas Messias e il giornalista di Libération Alexander Hervaud. Messias, senza fare nomi, in un messaggio ha fatto un generico riferimento ai «molestatori di femministe», ed è stato ripreso e commentato da Hervaud: «Non so a chi si riferisca questo coraggioso messaggio subdolo, ma mostra l’acredine paradossale di alcuni zelanti attivisti: vogliono cambiare la società, ma non digeriscono che una persona in particolare possa veramente cambiare». A quel punto è intervenuta un’altra giornalista che ha risposto a Hervaud: «Cambiare va bene, ma scusarsi con le persone che hai molestato sarebbe meglio».

Da lì in poi si sono moltiplicate le testimonianze di professioniste, femministe e giornaliste che nominavano in modo esplicito la “Ligue du Lol” e denunciavano che alcuni uomini che ne avevano fatto parte – oltre a proseguire la loro carriera nel giornalismo – erano addirittura diventati dei paladini del femminismo dopo il movimento #MeToo. Molte di queste donne avevano già parlato della Ligue du Lol sui loro blog negli anni passati, senza ricevere però particolare attenzione.

Cosa dice l’inchiesta di Libération
Lo scorso 8 febbraio (tre giorni dopo lo scambio su Twitter) il quotidiano di sinistra Libération ha pubblicato un articolo nella sezione “CheckNews” che nasce dalle domande di lettori e lettrici. L’articolo riprendeva dunque i tweet dei giorni precedenti e la richiesta di spiegazione di alcuni lettori. Libération ha parlato con le persone che facevano parte del gruppo, con alcune testimoni delle molestie e ha raccontato la storia della “Ligue du Lol” e del suo funzionamento.

Nel gruppo, in pratica, venivano pubblicati e commentati link, post e foto di o su decine di donne del giornalismo o della cultura francese: spesso però le offese e le prese in giro uscivano dal gruppo e si spostavano soprattutto su Twitter, che all’epoca era molto meno frequentato di oggi. Su Twitter gli insulti e gli sfottò dei membri della Ligue du Lol si portavano dietro spesso quelli di altri utenti, profili anonimi o comunque persone estranee al gruppo. Secondo Libération, i tweet dei giornalisti del gruppo negli anni successivi sono stati praticamente tutti cancellati.

Ma le molestie dei membri del gruppo compresero anche altre pratiche: la scrittrice femminista Daria Marx ha raccontato che in occasione di un suo compleanno organizzò una colletta privata per comprarsi uno scooter. I giornalisti del gruppo la resero pubblica, dandole della “mendicante” e scherzando sul suo aspetto fisico. Misero anche online il suo numero di telefono associandolo a un finto annuncio di vendita dello scooter, con il nome di “Signora grassa”; poi pubblicarono su Twitter un fotomontaggio di una pornoattrice che le assomigliava vagamente, a cui applicarono la sua faccia dicendo di aver trovato un suo sex tape. L’autore del fotomontaggio ha confermato a Libération la storia.

«Queste persone pensavano di fare solo umorismo, ma hanno rovinato le nostre vite. Quando ero una giovane giornalista piuttosto impressionabile, ho pensato che loro fossero in tutti i media dove speravo di lavorare, che conoscessero tutti», ha raccontato una vittima del gruppo. Alcune giornaliste hanno raccontato la loro paura, altre ancora di essere state per anni dei ​​bersagli. «Per due anni mi hanno molestata su Twitter e via email. Hanno regolarmente messo in discussione le mie capacità professionali. Non appena condividevo un articolo femminista arrivavano e portavano sulla loro scia decine di utenti di Internet che mi insultavano e che a volte mi auguravano lo stupro. (…) Erano persone che conoscevamo, che avevamo incontrato alle feste, con le quali avevamo lavorato. Questo ha reso tutto più difficile».

Un’altra giornalista ha spiegato di essere stata molestata per anni dalle persone di questo gruppo a causa del suo sesso, del colore della sua pelle e delle sue posizioni politiche: «Avevo posizioni femministe e anti-razziste che ho espresso apertamente. E ogni volta che lo facevo, queste persone mi si scaraventavano addosso e ne portavano molte altre con sé. Gli attacchi erano personalizzati: poiché sono nera, ho avuto diritto anche a un po’ di razzismo, oltre che di sessismo». Nel 2013 questa giornalista ha deciso di lasciare Twitter: «Mi sono sentita umiliata dalle persone che facevano il mio stesso lavoro. (..) E che oggi hanno tutte, o quasi, raggiunto posizioni importanti, e che scrivono anche articoli sul femminismo». E ancora: «Come denunciare in un ambiente che è strutturalmente progettato per non dare la parola a persone come me? Come fare quando dici che stai subendo delle molestie sessiste e razziste (online, ndr) e ti viene risposto che “questa non è la vita reale!!”. Quando sei una giornalista, Internet è il tuo lavoro». E poi: «Immaginate, nel corso degli anni, vedere questi molestatori rifarsi una verginità, parlare di “uguaglianza”, aprire canali di YouTube, rigurgitare il lavoro delle femministe che hanno smerdato, cancellare i loro tweet più schifosi».

Molte delle donne colpite hanno raccontato come non fosse semplice al tempo capire come reagire, anche a causa di una posizione di precarietà lavorativa e di uno squilibrio di potere. Una di loro, Léa Lejeune, ha spiegato su Slate che all’epoca non riuscì a fare praticamente niente perché queste persone avevano posizioni importanti, erano amici di editori influenti o di persone in posizioni dirigenziali in testate molto note. Soprattutto, aggiunge, a quel tempo le molestie online non erano ancora punite dalla legge in Francia. Inoltre «non avevamo molte prove: quasi tutti quei messaggi erano stati cancellati, così come molti account».

Dopo l’articolo di Libération e le testimonianze delle donne, nessuno dei giornalisti coinvolti nel gruppo ha negato l’esistenza della “Ligue du Lol”, diversi si sono scusati. Il fondatore del gruppo, Vincent Glad, ha riconosciuto di «aver creato un mostro» che poi gli è scappato di mano. «Lasciando passare tutto, ero colpevole delle azioni degli altri. Quello che è successo non è tollerabile». Dice di aver lasciato il gruppo cinque anni fa. Alcuni hanno chiesto scusa «per le ferite causate in modo diretto o indiretto avendo contribuito alla cultura di questo gruppo», e altri hanno detto che al tempo non si rendevano conto che quello che stavano scrivendo «poteva costituire una molestia». Alcuni di questi giornalisti sono stati sospesi e sono state avviate delle indagini interne: due giornalisti di Libération e il direttore di Inrockuptibles, tra gli altri.