Un premio per scrittori esordienti che non lo è stato

I primi classificati alle edizioni 2016 e 2017 del premio Augusta, che prometteva 10mila euro ed era stato sponsorizzato dal Comune di Torino, non hanno mai ricevuto nulla

Nell’estate del 2016 tra gli addetti ai lavori del mondo editoriale italiano attirò molta attenzione un nuovo concorso letterario per scrittori esordienti: il Premio Augusta. Sponsorizzato dal Comune di Torino e patrocinato dalla Regione Piemonte, dal Salone del Libro di Torino e dall’Istituto Treccani, fu definito «qualcosa di totalmente nuovo in campo editoriale» in un articolo di Repubblica. La novità era dovuta soprattutto al valore del primo premio: 10mila euro. Per il panorama dei premi letterari italiani – se si esclude l’annunciato premio DeA Planeta – è una somma notevole: è pari a quella che ricevono i vincitori del Campiello, il premio di Confindustria Veneto, e doppia rispetto a quella dello Strega, il premio letterario italiano più noto e importante. Il premio era notevole anche perché per uno scrittore esordiente, dunque poco conosciuto e in genere relativamente giovane, è una somma che può aiutare a scrivere un nuovo romanzo con maggiore sicurezza.

Il problema è che né il vincitore della prima edizione né la vincitrice della seconda hanno mai ricevuto il premio. Gabriele Di Fronzo, autore di Il grande animale (Nottetempo) e vincitore dell’edizione 2016 del Premio Augusta, e Barbara Giangravè, autrice di Inerti (Autodafé) e vincitrice dell’edizione 2017, hanno raccontato che secondo gli accordi di premiazione da loro firmati avrebbero dovuto ottenere 9mila euro (per via di un ex aequo tra i secondi classificati) e 10mila euro entro otto e dodici mesi dalla premiazione, rispettivamente. A distanza di due anni e tre mesi per Di Fronzo, e di più di un anno e due mesi per Giangravè, i premi non sono stati consegnati. Nemmeno i tre secondi classificati del 2017 (Ilaria Gaspari, Elena Marinelli e Marco Peano) hanno ricevuto i loro premi da 1.000 euro ciascuno, mentre il secondo e il terzo classificato del 2017, Alessio Cuffaro ed Eric Minetto, ne hanno ricevuta solo una parte. Nel frattempo, alla fine di settembre, sono stati assegnati i premi della terza edizione: il valore del primo però è stato abbassato a 1.000 euro.

Tra gli addetti ai lavori del mondo dei libri non si è parlato della mancata assegnazione dei premi, almeno non pubblicamente, ma l’attenzione nei confronti del premio Augusta è diminuita dalla prima alla seconda e poi alla terza edizione. Se alla prima edizione avevano partecipato libri di case editrici non grandi ma comunque affermate e note, quelli in concorso alle edizioni successive sono stati pubblicati da case editrici più piccole e con una distribuzione minore.

I premi non sono l’unica cosa che l’Associazione Musiculturale Augusta, l’ente torinese organizzatore del concorso, ha pagato solo parzialmente: anche con i compensi dei giurati ci sono stati dei problemi. Lo scrittore Gianluigi Ricuperati, presidente della giuria della prima edizione del premio, ha detto di aver rinunciato a parte del suo compenso – che l’Associazione non poteva pagargli completamente – per darla agli altri due membri della giuria, la scrittrice Letizia Muratori e lo scrittore Vanni Santoni. Non si parla di grosse somme, sono tutte dell’ordine di qualche migliaio di euro, ma dietro tutta la faccenda non sembra ci sia una truffa: c’entrano degli errori nell’amministrazione del concorso e dell’Associazione che lo organizza e, indirettamente, anche la situazione politica di Torino.

Il 4 dicembre l’Associazione Musiculturale Augusta aveva diffuso un comunicato che dice:

L’associazione si farà carico, in via pubblica e in via personale, di adempiere ai pagamenti non ancora effettuati ai vincitori, comprensivo dell’edizione 2017 per cui ha adempiuto ad acconti ma non ai saldi. L’associazione chiede venia per i ritardi oltre data stabilita che non sono dipesi da volontà della stessa ma da ritardi di pagamenti da parte di enti per cui ha lavorato, dal ritiro di sponsor a programma già avviato e, soprattutto, dall’impossibilità di percepire introiti dagli eventi che l’associazione aveva in programma presso la propria struttura sita in corso Moncalieri 18 durante un arco di tempo che copre le edizioni del premio e che, purtroppo, dura ancora oggi.

Nell’attesa che le situazioni sopra citate si sblocchino e come dichiarato, l’associazione si fa carico del ritardo e provvederà a far sì che lo stesso possa non dilungarsi oltre misura; per quanto riguarda le tempistiche l’associazione non può far fede, quindi, a date precise ma, rinnovando le nostre scuse, ci rendiamo disponibili a risolvere questa spiacevole situazione restando dalla parte dei Autori.

Per capire meglio a cosa facesse riferimento questo comunicato abbiamo parlato con Manuela Fusto, fondatrice e presidente dell’Associazione Musiculturale Augusta, nonché persona che ideò il premio. Fusto ha detto prima di tutto che né l’Associazione né lei hanno al momento i soldi necessari per pagare i premi.

Dopodiché ha spiegato che i problemi dell’Associazione sono dovuti principalmente alla chiusura temporanea, da parte del comune di Torino, del CAP10100, una sala da concerti piuttosto nota a chi segue la cronaca torinese: come molti altri locali notturni della città, è stato chiuso dall’amministrazione del Movimento 5 Stelle dopo la vittoria elettorale del 2016. Il CAP10100 era affidato all’Associazione Teatrale Orfeo per organizzare serate e spettacoli; è stato chiuso nell’agosto del 2016 per un problema di uscite di sicurezza dovuto a un errore dell’assegnazione degli spazi comunali fatto dall’amministrazione precedente. Ora la situazione si è risolta, ma il locale non riaprirà prima di settembre.

Tutto questo c’entra con l’Associazione Augusta in quanto «associazione satellite» dell’Associazione Orfeo: contava sulle attività che avrebbe organizzato al CAP10100, facendo pagare un biglietto d’ingresso, per coprire i costi dell’organizzazione del premio letterario. In pratica, quando Di Fronzo e Giangravè hanno vinto i loro premi, l’Associazione non poteva assegnarglieli perché il CAP10100 era stato chiuso, e non ha potuto farlo nemmeno in seguito perché il CAP10100 non è stato riaperto nei tempi che Fusto si aspettava. Tutto il denaro ricevuto dall’Associazione in altri modi – un altro bando dal Comune di Mantova dove era stata organizzata la premiazione della prima edizione e una sponsorizzazione del whisky Laphroaig – era stato usato per pagare i giurati e i costi delle cerimonie di premiazione, tra cui i servizi di catering e gli artisti che parteciparono, tra cui il cantautore Brunori Sas.

Anche dal Comune di Torino l’Associazione ha avuto un finanziamento: 3.850 euro ricevuti, dopo lunghi tempi burocratici, lo scorso febbraio. Il finanziamento è stato molto più basso rispetto a quanto chiesto, e in generale l’Associazione ha ottenuto molti meno fondi di quanti pensava quando il premio è stato istituito: nei propri bilanci aveva preventivato di ricevere ulteriori somme di denaro vincendo altri bandi, che però poi non ha vinto. Il Comune di Torino ha inoltre detto al Post che il proprio finanziamento non doveva servire per i premi, ma è stato usato per coprire costi organizzativi.

Tutta la vicenda riguarda somme di denaro non particolarmente grandi, ma dato che comunque sono stati usati soldi pubblici di due amministrazioni comunali per finanziare l’organizzazione del premio, che peraltro ha ricevuto i patrocini della Regione Piemonte e di un ente autorevole come l’Istituto Treccani, abbiamo cercato di capire se siano stati fatti dei controlli sullo svolgimento del concorso. Il Comune di Torino non era a conoscenza del fatto che i premi non fossero stati assegnati e ha detto che farà ulteriori verifiche su quanto accaduto per capire se sia stato commesso un illecito. La Regione Piemonte non ha risposto alle richieste di commento e nemmeno l’Istituto Treccani, che ha solo detto di aver dato il proprio patrocinio al Premio Augusta unicamente per la prima edizione.

Fusto ha detto che si impegnerà per dare ai vincitori del Premio Augusta quanto gli spetta, pagando di tasca propria, non appena ne avrà i mezzi. Ha anche detto che non ci sarà una quarta edizione del premio.

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