Il primo ministro ceco è nei guai

La Commissione Europea sta cercando di capire se l'imprenditore e attuale primo ministro ceco abbia usato la sua posizione per avvantaggiare le sue aziende

Il primo ministro delle Repubblica Ceca, Andrej Babis. (Sean Gallup/Getty Images)

Andrej Babis è un miliardario ceco che possiede uno dei più grandi gruppi industriali della Repubblica Ceca, Agrofert, e uno dei principali gruppi editoriali del paese che controlla due quotidiani, una radio e una rete televisiva. Dal dicembre del 2017 Andrej Babis è anche il primo ministro della Repubblica Ceca. In questi mesi in molti lo hanno accusato di conflitto di interessi, perché grazie alla sua posizione le sue aziende hanno continuato a ricevere fondi europei, nonostante lui le abbia teoricamente affidate a fondi fiduciari (che la stampa ceca sospetta essere vicini alla sua famiglia).

A dicembre il Parlamento Europeo aveva votato una risoluzione per sospendere l’erogazione di fondi europei verso la compagnia di Babis e per richiedere che tutti i sussidi europei ottenuti irregolarmente venissero restituiti. Il Parlamento aveva anche chiesto alla Commissione Europea di indagare sul possibile conflitto di interessi del primo ministro. Questa settimana c’è stato uno sviluppo improvviso: la Commissione ha effettivamente inviato alcuni funzionari in Repubblica Ceca per indagare su Babis, che a questo punto rischia grosso.

Babis ha 64 anni, e fondò Agrofert all’inizio degli anni Novanta dopo la caduta del Comunismo: in origine l’azienda si occupava del commercio di fertilizzanti e aveva solo quattro impiegati. Oggi Agrofert è uno dei principali produttori del paese e opera in diversi campi, da quello agroalimentare a quello petrolchimico, passando per l’edilizia e per l’industria dei media. Ha più di 34 mila impiegati in 18 paesi e controlla anche due dei quotidiani più diffusi nel paese – Mladá fronta DNES e Lidové noviny  – oltre a una radio e una tv molto benevoli nei confronti del governo.

Agrofert era interamente di proprietà di Andrej Babis fino al febbraio del 2017, cioè finché venne inserita in due fondi fiduciari per far rispettare la legge ceca sul conflitto d’interessi nota proprio come “Legge Babis” (e che impedisce l’accesso a finanziamenti e contratti pubblici alle aziende che appartengono ai membri del governo). Forbes stima che il suo patrimonio personale si aggiri intorno ai 3,9 miliardi di dollari (circa 3,4 miliardi di euro) e che l’azienda abbia un valore stimato di più di 4 miliardi di dollari.

Il caso era iniziato nel 2011, quando Babis decise di scendere in politica fondando un partito, ANO. In ceco ano significa “sì”, ma è anche l’acronimo per “azione dei cittadini insoddisfatti”. Da subito ANO si era presentato come un partito liberale ma anche anti-establishment, basato sulla lotta contro la corruzione nel paese: nei fatti è più vicino ai partiti populisti dell’Est Europa che non a quelli di stampo liberale e il suo leader viene spesso definito il “Donald Trump ceco”. Alle elezioni del 2013 il partito prese il 19 per cento dei voti e Babis venne nominato ministro delle Finanze; nel 2017 il suo partito vinse le elezioni e da allora Babis è alla guida di un governo di minoranza.

Secondo alcuni documenti interni circolati lo scorso dicembre fra i funzionari europei, Agrofert ha ricevuto 82 milioni di euro di fondi europei nel 2017 e circa 200 milioni dal 2014 ad oggi. Il punto è che nonostante le principali società di Babis siano effettivamente state consegnate a fondi fiduciari, Babis riceve comunque degli introiti dalle loro attività, e pertanto, secondo i documenti europei letti da Reuters, «ha interesse che abbiano successo economico».

«Non sono in conflitto di interessi», ha detto Babis a Reuters, «agisco seguendo fedelmente la legge. Non controllo né dirigo i fondi fiduciari, perché non ho il tempo di farlo con il mio incarico a tempo pieno di primo ministro». Nella sua dichiarazione, però, Babis non ha smentito di ricevere introiti dalle sue società, nonostante non le controlli più.

Con una risoluzione approvata durante la sessione plenaria di dicembre il parlamento Europeo aveva chiesto alla Commissione Europea di recuperare qualsiasi fondo europeo che Agrofert abbia ricevuto indebitamente. Secondo l’azienda i fondi sono stati ricevuti legalmente in linea con le leggi europee e ceche. Questa settimana la Commissione ha inviato dei funzionari in Repubblica Ceca per determinare se effettivamente sussiste il conflitto di interessi e secondo Euractiv un rapporto dettagliato con i risultati delle indagini verrà pubblicato ad aprile.

Intanto, scrive Bloomberg, la polizia della Repubblica Ceca sta indagando Babis e la sua famiglia per via di circa 2 milioni di euro di fondi europei usati in maniera sospetta una decina di anni fa durante la ristrutturazione di un centro ricreativo. Lo scorso mese la notizia era stata pubblicata su tutti i media europei dopo che era stata diffusa un’intervista video del figlio di Babis, coinvolto nelle indagini sull’appropriazione indebita di fondi, in cui accusava il padre di averlo fatto rapire per evitare che testimoniasse.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.