L’articolo di Baricco di cui si sta tanto parlando

Pubblicato su "Repubblica" venerdì, racconta come sono entrate in crisi le élite e suggerisce come provare a sistemare le cose

Alessandro Baricco (ANSA/MATTEO BAZZI)

Venerdì scorso Repubblica ha pubblicato un articolo di Alessandro Baricco che analizza la situazione generale del mondo in cui viviamo, definita secondo Baricco dalla rottura del secolare patto tra le persone comuni e le classi dirigenti che le guidano, governano, informano e che, secondo la visione di un tempo, tengono in piedi il mondo. Secondo Baricco è in parte colpa dell’atteggiamento delle stesse élite, e in parte una conseguenza della diffusione di internet, del mondo digitale, dei social network, creati da libertari che volevano ridistribuire il potere e la conoscenza, ma che non sono riusciti a fare lo stesso con la ricchezza, come ha raccontato approfonditamente nel suo ultimo libro, The Game. Da qui si è arrivati al successo del populismo, alla crisi dell’Europa, alle difficoltà delle democrazie e allo scardinamento dell’ordine che ha retto il mondo finora: «la gente si sveglia ogni giorno per andare all’assalto della fortezza delle élites». L’articolo si conclude con l’invito alle élite di rimettersi in gioco e ripensare un proprio ruolo contemporaneo.

L’articolo è stato subito molto commentato: c’è chi ha accusato Baricco di comportarsi come gli intellettuali che critica banalizzando l’insofferenza delle persone comuni; chi di semplificare, chi di dimenticare che il miglioramento della vita di tutti possa essere avvenuto attraverso battaglie dal basso e non grazie a leadership, come ha scritto in particolare Mariana Mazzucato sempre su Repubblica: a cui hanno risposto sul Post anche Massimo Mantellini e il direttore del Post Luca Sofri (che aveva già espresso una visione simile sull’inadeguatezza delle élite). L’analisi di Baricco è stata ora pubblicata su The Catcher, il magazine della scuola Holden, dove si può leggere integralmente.

«”There is no Alternative”
M. Thatcher

Dunque, riassumendo: è andato in pezzi un certo patto tra le élites e la gente, e adesso la gente ha deciso di fare da sola. Non è proprio un’insurrezione, non ancora. È una sequenza implacabile di impuntature, di mosse improvvise, di apparenti deviazioni dal buon senso, se non dalla razionalità. Ossessivamente, la gente continua a mandare — votando o scendendo in strada — un messaggio molto chiaro: vuole che si scriva nella Storia che le élites hanno fallito e se ne devono andare.
Come diavolo è potuto succedere?

Capiamoci su chi sono queste famose élites. Il medico, l’insegnante universitario, l’imprenditore, i dirigenti dell’azienda in cui lavoriamo, il Sindaco della vostra città, gli avvocati, i broker, molti giornalisti, molti artisti di successo, molti preti, molti politici, quelli che stanno nei consigli d’amministrazione, una buona parte di quelli che allo stadio vanno in tribuna, tutti quelli che hanno in casa più di 500 libri: potrei andare avanti per pagine, ma ci siamo capiti. I confini della categoria possono essere labili, ma insomma, le élites sono loro, son quegli umani lì.
Sono pochi (negli Stati Uniti sono uno su dieci), possiedono una bella fetta del denaro che c’è (negli Stati Uniti hanno otto dollari su dieci, e non sto scherzando), occupano gran parte dei posti di potere. Riassumendo: una minoranza ricca e molto potente.
Osservati da vicino, si rivelano essere, per lo più, umani che studiano molto, impegnati socialmente, educati, puliti, ragionevoli, colti. I soldi che spendono li hanno in parte ereditati, ma in parte li guadagnano ogni giorno, facendosi un mazzo così. Amano il loro Paese, credono nella meritocrazia, nella cultura e in un certo rispetto delle regole. Possono essere di sinistra come di destra».

(Continua a leggere su The Catcher)

Cosa sta succedendo?, di Luca Sofri