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  • domenica 16 dicembre 2018

La storia della bambina guatemalteca morta dopo essere entrata negli Stati Uniti

Aveva 7 anni, si chiamava Jakelin Caal Maquin e non è stata soccorsa in tempo nonostante fosse sotto la custodia degli agenti di frontiera

La madre di Jakelin Caal Maquin, Claudia Maquin, mostra una foto di sua figlia, a Raxruha, in Guatemala, il 15 dicembre 2018 (AP Photo/Oliver de Ros)

Lo scorso 7 dicembre una bambina guatemalteca di 7 anni, che meno di due giorni prima aveva attraversato il confine tra il Messico e gli Stati Uniti con suo padre e altri 161 richiedenti asilo, è morta, probabilmente per una sindrome da shock settico. La bambina, che si chiamava Jakelin Caal Maquin, era stata fermata con suo padre dagli agenti di frontiera americani ed era sotto la custodia delle forze dell’ordine quando aveva cominciato a stare male. Per questo, negli Stati Uniti i media si stanno occupando estesamente della vicenda, indagando sul perché Maquin non abbia ricevuto le cure necessarie in tempo.

Nery Caal e Jakelin Caal Maquin erano arrivati in New Mexico il 6 dicembre. Nei giorni precedenti avevano mangiato e bevuto pochissimo. Erano stati fermati e presi in custodia nella remota stazione doganale di Antelope Wells dagli agenti dell’U.S. Customs and Border Protection (CBP), la principale forza dell’ordine che si occupa della sicurezza delle frontiere americane. Antelope Wells si trova nel punto più meridionale del New Mexico e la sua stazione doganale è la più piccola e meno usata di tutto il confine. Nella stazione erano stati entrambi sottoposti a una specie visita medica, che però non era eseguita da medici (non ce ne sono nella piccola stazione) ma dai pochi funzionari della CBP: dopo aver dichiarato la bambina in buona salute, avevano mandato lei e il padre ad aspettare un pullman che li avrebbe portati in un centro di smistamento a Lordsburg. I due avevano aspettato il pullman per otto ore.

Poco prima di salire, Nery Caal aveva detto agli agenti che la figlia stava male e vomitava: un’ora e mezza dopo, all’arrivo al centro di smistamento, aveva smesso di respirare e nel frattempo non aveva ricevuto nessun tipo di assistenza. Nonostante due rianimazioni da parte di personale medico di emergenza e il trasporto in elicottero a un’ospedale di El Paso, in Texas, la bambina era morta. Solo venerdì il dipartimento per la Sicurezza nazionale ha detto che la morte di Maquin è probabilmente stata dovuta a uno shock settico, cioè a un’infezione. Un portavoce dell’U.S. Customs and Border Protection ha detto che a causa dell’isolamento di Antelope Wells, il modo migliore per dare assistenza medica a Caal Maquin era portarla al centro di Lordsburg, dove erano presenti dei medici.

Moltissime persone hanno protestato per la vicenda, in generale per la morte di una bambina così piccola che si trovava sotto la custodia delle forze dell’ordine, e più in particolare per la scarsa assistenza medica che ha ricevuto. I politici Democratici hanno chiesto l’apertura di un’indagine sulla morte di Maquin. Il leader dei Democratici al Senato Chuck Schumer ha chiesto che vengano appurate le responsabilità del dipartimento di Sicurezza nazionale e del suo capo, la segretaria Kirstjen Nielsen. Entrambi i senatori del New Mexico e i deputati Democratici di New Mexico e Texas hanno chiesto a loro volta che sia aperta un’indagine.

La morte di Maquin ha anche riaperto la discussione sulle politiche sull’immigrazione dell’amministrazione Trump: i migranti che chiedono asilo politico agli Stati Uniti vengono fatti aspettare molto tempo alle frontiere da cui è possibile entrare legalmente nel paese, e per questo spesso si trovano a dover scegliere se aspettare molte settimane nelle pericolose città messicane di confine o provare a entrare illegalmente negli Stati Uniti attraversando le zone desertiche che dividono i due paesi.

Anche le procedure seguite dall’U.S. Customs and Border Protection in caso di emergenza sono state oggetto di dibattito negli ultimi giorni: martedì il commissario della CBP Kevin McAleenan ha detto davanti al Congresso che nonostante dal Messico arrivino molti migranti che portano con sé dei bambini, le stazioni di frontiera non sono attrezzate per prendersene cura. La Casa Bianca, la CBP e il dipartimento di Sicurezza nazionale hanno ripetuto che gli agenti di frontiera hanno cercato di aiutare Caal Maquin dopo essere stati avvertiti che la bambina stava male, ma che inizialmente suo padre aveva firmato il documento che diceva che era in salute. Come però è stato confermato da un comunicato dell’ambasciata guatemalteca negli Stati Uniti, la madrelingua di Nery Caal non è lo spagnolo, lingua con cui l’uomo è stato interrogato dagli agenti di frontiera, ma il Q’eqchi’, una lingua di origine maya.

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