• Italia
  • mercoledì 5 dicembre 2018

Uber fa una nuova cosa in Italia

Da oggi è disponibile un'app per prenotare e pagare i normali taxi con alcuni vantaggi, ma solo a Torino

(ANSA/ALESSANDRO DI MARCO)

Da oggi a Torino è disponibile UberTaxi, una nuova piattaforma per prenotare le corse dei normali taxi gestita da Uber, il servizio di autisti privati che in Italia ha avuto una storia complicata e mai decollata, caratterizzata da un duro conflitto coi tassisti. UberTaxi invece è un’app che serve proprio a prenotare i tradizionali taxi, analoga per esempio alla diffusa MyTaxi, ed è stata introdotta dopo un periodo di incontri con i rappresentanti della categoria.

Per ora non è previsto che UberTaxi venga esteso ad altre città italiane, mentre in Europa esiste già a Berlino, Dusseldorf, Atene, Dublino e Istanbul. Concretamente, con l’app si potrà prenotare un taxi, sapere quanto impiegherà a raggiungerci, visualizzare il percorso da fare, pagare la corsa (quindi senza usare i contanti), dividere il costo della corsa con altre persone e conoscere le informazioni sull’autista: sono caratteristiche che la differenziano dalle app concorrenti, e che la rendono più simile alle normali versioni di Uber (e concorrenziali rispetto alla chiamata tradizionale dei taxi, che spesso peraltro è molto difficile pagare con carte).

Non si sa quanti degli oltre 1.500 tassisti di Torino abbiano aderito a UberTaxi. Yuri Fernández, un portavoce di Uber, ha parlatoWired di «qualche decina». La quota della corsa che Uber tratterrà per sé sarà del 7 per cento (uguale a quella dei servizi analoghi) ed è prevista una funzione per lasciare una mancia all’autista. L’adesione a UberTaxi è volontaria e gratuita per i tassisti.

Tra le altre cose, UberTaxi è un modo in cui Uber sta cercando di riallacciare i rapporti con i tassisti italiani, che – come quelli di praticamente tutti i paesi in cui è attivo il servizio – hanno protestato contro le versioni dell’app che permettono alle persone di fare gli autisti con la propria auto privata. Questa versione del servizio – la più diffusa e popolare nel resto del mondo, perché più economica dei taxi – era stata introdotta in Italia nel 2014 con il nome di UberPOP, ma nel 2015 era stata vietata dal tribunale di Milano. Altre sentenze a Roma e Torino avevano temporaneamente vietato altre versioni del servizio, per esempio UberX, che usava auto con autisti che non erano però obbligati a tornare in autorimessa dopo ogni corsa, ma potevano muoversi per la città come dei taxi. Oggi Uber come società di trasporti esiste a Roma e Milano con i servizi UberBLACK, UberLUX e UberVAN, che sono sostanzialmente servizi di autonoleggio con autista, con prezzi paragonabili o più elevati di quelli dei taxi.

Mostra commenti ( )