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  • mercoledì 5 dicembre 2018

I 10 migliori film del 2018 secondo i Cahiers du Cinéma

Almeno due film che conoscete, nessun italiano e almeno 6-7 che è molto improbabile abbiate visto

Come ogni anno, la rivista di critica cinematografica francese Cahiers du Cinéma ha fatto la classifica dei 10 migliori film dell’anno. È una classifica molto attesa, perché Cahiers du Cinéma esiste dagli anni Cinquanta ed è considerata la rivista di quelli che se ne intendono: colta, raffinata, attenta alle cose d’autore e anche un filo snob, nella quale hanno lavorato grandi personaggi del cinema francese, come André Bazin, Jean-Luc Godard e François Truffaut. È anche quella da cui, stringendo un po’, nacque la Nouvelle Vague, il più noto movimento del cinema francese e uno dei più importanti della storia del cinema.

L’anno scorso al primo posto era finita una serie tv: Twin Peaks – Il ritorno. Nei due anni precedenti erano state invece selezionate la commedia tedesca Toni Erdmann e Mia Madre di Nanni Moretti.

Per entrare in classifica un film deve essere uscito in Francia nel 2018. Nella classifica di quest’anno ci sono quattro film francesi, qualche noto film americano, come The Post di Spielberg, e molti film che la maggior parte delle persone non ha mai nemmeno sentito nominare. Al primo posto c’è Les garçons sauvages, uno stranissimo film di Bertrand Mandico.

10.L’île au trésor
(di Guillaume Brac)

È un documentario su un parco sul fiume Oise, a circa 35 chilometri da Parigi, e sulle persone che ci vanno per divertirsi o riposarsi. Come si vede dal trailer (in francese), il documentario segue persone di varie età, che sono lì per motivi diversi. In Italia non è mai uscito e difficilmente uscirà.

9. Leto
(di Kirill Serebrennikov)

È un film biografico russo che racconta la storia del musicista e artista russo Viktor Tsoi. È ambientato a San Pietroburgo negli anni Ottanta, quindi quando la città si chiamava ancora Leningrado, e parla di Tsoi e del suo gruppo, i Kino. Il film racconta anche dell’Unione Sovietica di quegli anni e della sua scena rock. Tsoi è interpretato dall’attore tedesco-coreano Teo Yoo. Il film, presentato al Festival di Cannes, è in Italia da novembre, in pochissimi cinema. È in bianco e nero e c’è anche un triangolo amoroso. MyMovies l’ha definito un «La La Land d’oltre cortina».

8. The House That Jack Built
(di Lars von Trier)

È in quota “film controverso”, perché è un film di Lars von Trier e perché contiene scene che hanno fatto molto parlare al Festival di Cannes, dove è stato presentato: scene di esplicita violenza nei confronti di donne, bambini e animali da parte del serial killer protagonista, interpretato da Matt Dillon. La maggior parte dei critici ne ha parlato piuttosto male, soprattutto perché i momenti più violenti sembrano essere stati pensati senza una ragione precisa. The House That Jack Built uscirà in Italia distribuito da Videa.

7. Bam-ui haebyeon-eseo honja
(di Hong Sang-soo)

È un film coreano presentato al Festival di Berlino, il cui titolo significa “da sola di notte sulla spiaggia”. Parla di un’attrice che ha una relazione con un regista sposato, e che durante una notte trascorsa da sola su una spiaggia capisce che deve cambiare un po’ di cose nella sua vita. Inizia a essere molto più diretta e sfrontata nel dire ciò che pensa. È uno di quei film molto riflessivi e senza una grande trama, ma l’interpretazione della protagonista Kim Min-hee è stata molto apprezzata.

6. The Post
(di Steven Spielberg)

È il film più normale della lista, uscito in Italia a febbraio: racconta il rapporto tra Katharine Graham, editrice del Washington Post, e Ben Bradlee, direttore del giornale. Graham è Meryl Streep e Bradlee è Tom Hanks. Parla dei “Pentagon Papers” – dei documenti riservati del Dipartimento della Difesa americano sulla strategia degli Stati Uniti in Vietnam, relativi al periodo compreso tra il 1945 e il 1967 – e di come il giornale li ottenne, li verificò e decise di pubblicarli.

5. Paul Sanchez est revenu!
(di Patricia Mazuy)

È un thriller francese su un omicida che dopo 10 anni si rifà vivo, e sul poliziotto che prova a prenderlo.

4. Burning
(Lee Chang-dong)

È il film coreano scelto per rappresentare la Corea del Sud agli Oscar del 2019. È tratto da un racconto di Haruki Murakami e parla di un ragazzo che incontra una ragazza. La ragazza gli chiede di occuparsi del suo gatto mentre lei va a fare un viaggio in Africa. Poi la ragazza torna ed è accompagnata da uno strano individuo di nome Ben, che ha un “hobby segreto” (che ha a che fare con il titolo del film e che viene in parte svelato già nel trailer). Sembra un thriller, dalla trama, ma non è solo un thriller. Ben è Steven Yeun, un volto noto a chi guarda The Walking Dead.

3. Il filo nascosto
(di Paul Thomas Anderson)

È un film americano ma per stile e attitudine del regista non è strano trovarlo qui. È ambientato nel mondo della moda londinese degli anni Cinquanta: Day-Lewis interpreta un famoso stilista che si innamora di una giovane donna che gli scombussola la vita. È uno di quei film che per qualcuno potrebbe essere raffinato ed elegante, e per altri lento e noioso. È anche l’ultimo film (per ora) dell’attore britannico Daniel Day-Lewis, che ha deciso di ritirarsi dal cinema, pare per sempre.

2. Coincoin et les z’inhumains
(di Bruno Dumont)

Un’altra serie tv, dopo la vittoria di un anno fa di Twin Peaks. In questo caso si tratta di una miniserie da quattro puntate trasmessa sulla rete franco-tedesca Arte. La serie è una commedia su due detective che devono indagare su quella che sembra essere la comparsa, in un paesello della Francia, di una strana materia extraterrestre. La serie è il seguito di P’tit Quinquin, che uscì nel 2014 e già piacque molto alla redazione dei Cahiers du Cinema, che lo mise al primo posto della sua classifica di quell’anno.


1. Les garçons sauvages
(di Bertrand Mandico)

È un film davvero strano, per la trama e per lo stile. Parla di cinque ragazzi che stuprano una professoressa, e per punizione vengono costretti a viaggiare con un vecchio marinaio. Solo che poi finiscono su una strana isola che li fa diventare donne. È forse il caso di dire anche che i cinque attori sono interpretati (sin da subito) da cinque attrici. È un film sperimentale, strano e bizzarro anche per certi critici abituati a film ben diversi da quelli che passano nelle multisala. Il trailer già da una chiara idea del tipo di film che è Les garçons sauvages, che dura quasi due ore.

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