Aleksandar Kolarov (Fabio Rossi/AS Roma/LaPresse)
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  • lunedì 26 Novembre 2018

Cosa succede alla Roma?

Sono passati pochi mesi dalla memorabile vittoria contro il Barcellona, ma ora la squadra è irriconoscibile e rimane competitiva solo in Champions League

Aleksandar Kolarov (Fabio Rossi/AS Roma/LaPresse)

Fra le squadre in testa alla Serie A ne manca una, la Roma. Dopo tredici giornate di campionato la terza classificata della passata stagione non è nemmeno fra le prime sei e ha già dieci punti di distacco dal Napoli, secondo in classifica, e nove dall’Inter, che è terza. Nonostante abbia vinto il derby, ha quattro punti di distacco anche dal quarto posto della Lazio. L’ultima sconfitta, subita sabato pomeriggio in trasferta a Udine, l’ha portata in settima posizione a pari merito con il Sassuolo e dietro un sorprendente Parma.

Sono passati solo pochi mesi dalla memorabile vittoria contro il Barcellona nei quarti di finale di Champions League, ma da allora la Roma è irriconoscibile. La sconfitta contro l’Udinese ha confermato ancora una volta i problemi con cui l’allenatore Eusebio Di Francesco è alla prese da inizio stagione. Contro avversari sulla carta inferiori, la Roma continua ad avere molto possesso palla (addirittura il 77 per cento nel primo tempo contro l’Udinese) che però risulta sterile in mancanza di idee e schemi che liberino giocatori in fase d’attacco, e che non porta a tiri e azioni pericolose.

A Udine la Roma ha passato praticamente l’intero primo tempo nella metà campo avversaria senza però riuscire a ricavarne una vera occasione per segnare. Come successo nella sconfitta di Bologna, questa lentezza nel gioco fa la fortuna delle avversarie particolarmente preparate in fase difensiva, che trovano tutto il tempo di posizionarsi e raddoppiare le marcature, bloccando la partita. Nel caso dell’Udinese, poi, è bastata un’azione personale del suo giocatore con maggiori qualità, l’argentino Rodrigo De Paul, per ottenere una vittoria insperata, peraltro alla prima partita con il nuovo allenatore, Davide Nicola.

Un altro aspetto preoccupante della Roma è la mancanza di carattere dei giocatori in campo, che si nota soprattutto quando, come a Udine, non vengono schierati i suoi calciatori più rappresentativi: De Rossi, Florenzi e Dzeko. Nello scarso agonismo in campo potrebbero aver influito negativamente anche le cessioni di Kevin Strootman e Radja Nainggolan, due giocatori noti per la loro personalità, ma va detto che anche l’anno scorso la Roma incappò in diverse partite deludenti, soprattutto in campionato. Lo stesso Di Francesco aveva criticato la squadra sotto questo aspetto, ritenendolo il problema più evidente di questa stagione. A tutto questo si aggiunge poi il fatto che la difesa formata da Federico Fazio e Kostas Manolas non garantisce più sicurezza come l’anno scorso e che l’attacco, tra Schick, El Shaarawy e lo stesso Dzeko, non è per niente in forma.

Le difficoltà mostrate in campionato, tuttavia, non si sono viste in Champions League, ad eccezione della netta sconfitta subita nella prima giornata contro il Real Madrid. A due giornate dal termine della fase a gironi, la Roma è infatti prima a pari merito proprio con il Real Madrid, contro cui giocherà domani sera allo Stadio Olimpico, con in palio la qualificazione agli ottavi di finale come prima classificata. Paradossalmente, nella partita di domani sera potremmo vedere una Roma molto diversa e più a suo agio contro una squadra che dovrebbe sbilanciarsi verso l’attacco lasciando spazi in difesa. La Champions League potrebbe quindi salvare la stagione della Roma, in attesa che la squadra trovi una soluzione alle deludenti prestazioni in campionato.