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  • domenica 25 novembre 2018

In Svizzera è stato bocciato il referendum sui trattati internazionali

Chiedeva che diventassero subordinati alle leggi nazionali, una cosa che oggi succede solo in Russia

In Svizzera è stato bocciato il referendum che chiedeva di subordinare i trattati internazionali alle leggi svizzere. L’iniziativa prevedeva di modificare la Costituzione e quindi per passare doveva ottenere non solo il Sì della maggioranza degli elettori, ma anche quello della maggioranza dei cantoni: in tutti e 26 i cantoni hanno prevalso però i No.

I promotori del referendum sostenevano che, dovendo sottostare a leggi e accordi internazionali, la Svizzera rischiasse di perdere la sua specificità, la sua autonomia e la sua storica neutralità. Proponevano quindi che, in caso di conflitti tra leggi svizzere e precedenti accordi internazionali, si scegliesse di privilegiare la legge del paese, anche a costo di mandare all’aria gli accordi internazionali. Chi si opponeva a questa modifica riteneva invece che la Svizzera avrebbe finito per isolarsi troppo dal resto del mondo, con ricadute anche a livello economico. Sia il governo che il Parlamento svizzero avevano invitato a votare No.

A favore del “Sì” c’era praticamente un solo partito, che però è il più grande del paese: l’Unione Democratica di Centro (UDC), un partito storicamente a favore di una maggiore indipendenza dei cantoni dal governo federale, e di una Svizzera autonoma e il meno possibile legata all’Unione Europea. L’UDC, i promotori del quesito e i semplici cittadini a favore del Sì, dicevano che «l’iniziativa per l’autodeterminazione» serviva per garantire la democrazia diretta e tuteli gli interessi dei cittadini svizzeri.

Erano invece per il “No” tutti gli altri partiti principali, oltre che il governo e la maggioranza del parlamento. I contrari sostenevano che far passare questa iniziativa avrebbe significato mettere a rischio gli oltre 5mila trattati internazionali (bilaterali e multilaterali) che la Svizzera ha sottoscritto assieme ad altri paesi: si tratta di accordi commerciali, trattati per la tutela dell’ambiente, del patrimonio culturale e dei diritti umani. La Svizzera avrebbe dovuto annullare o rinegoziare molti trattati e, come si sta vedendo con Brexit, sarebbe stata una faccenda molto complessa e dagli esiti incerti. Un altro problema sarebbe stato che, sapendo che la Svizzera avrebbe potuto tirarsi fuori da ogni accordo che firma, gli altri paesi avrebbero pensato due volte a concludere un’intesa con il governo svizzero.

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