• Cultura
  • giovedì 22 novembre 2018

«Consigliami una serie tv»

Qualche possibile risposta tra serie nuove e recenti di cui si parla bene: dobbiamo dirvi però che spesso non sono molto allegre

Il 2018 è stato un anno strano per le serie tv: niente Game of Thrones o Stranger Things, per cominciare. In più, soprattutto in questi ultimi mesi, non è uscita nessuna nuova serie che abbiano visto davvero in tanti, e non solo in certe nicchie. Fatta forse eccezione per Maniac, la complicata serie Netflix con Emma Stone (e con un trench), non è uscita una serie della quale si finisce per saper qualcosa pur senza averla vista. Forse è un caso o forse è un segno dei tempi, conseguenza del fatto che con così tante serie tra Sky, Rai, Amazon, Netflix, TIMVision e compagnia bella sia ormai difficile che tutti guardino la stessa cosa e che lo facciano negli stessi giorni, parlandone nello stesso momento.

Comunque. Anche se magari non ne avete sentito parlare da cinque amici contemporaneamente e non ne avete visto la pubblicità in metropolitana o decine di articoli sui giornali (o sul Post), negli ultimi tempi sono uscite diverse nuove e interessanti serie tv. Niente che resterà nella storia, ma fanno il loro mestiere di intrattenimento. Le trovate di seguito, e le abbiamo scelte tenendo conto di due parametri: hanno tutte un voto sopra il 7,5 su IMDb e sono tutte disponibili in Italia da quando già l’estate era finita.

Homecoming

È una serie con Julia Roberts, prodotta da Amazon e tratta da un omonimo podcast (immaginatevi che effetto ci avrebbe fatto questa frase se l’avessimo letta quindici anni fa). Amazon la presenta così: «Heidi (Julia Roberts) lavora da Homecoming, una struttura che aiuta i soldati a reintegrarsi nella vita civile. Anni dopo e cambiata ormai vita, il Dipartimento della Difesa le chiede perché abbia lasciato l’Homecoming. Heidi capisce che esiste un’altra versione della storia». Se volete qualcosa in più: se ne parla come di un thriller che ricorda quelli di Hitchcock e come di uno dei migliori ruoli drammatici di Julia Roberts, che si porta sulle spalle gran parte della storia. Il regista è Sam Esmail, ideatore e regista di alcuni episodi di Mr. Robot.

Homecoming è disponibile su Amazon Prime Video dal 2 novembre (per ora solo con audio solo in inglese) ed è fatta da 10 episodi di circa mezz’ora. Su IMDb, il voto è 7,7; ma per ora l’ha votata solo qualche migliaio di utenti.

Kidding – Il fantastico mondo di Mr. Pickles

È la seconda collaborazione tra il regista Michel Gondry e l’attore Jim Carrey: l’altra fu Eternal sunshine of the spotless mind, cioè Se mi lasci ti cancello. La serie parla di un personaggio noto grazie a un programma tv per bambini che inizia ad avere problemi familiari, e segue il racconto di come i suoi gravi problemi privati influenzino la sua vita lavorativa. Non è una serie comica. Vox ha scritto che è una serie «che riesce a essere allo stesso tempo meravigliosa, terrificante e straziante». È consigliata a chi ha apprezzato il precedente risultato della collaborazione Gondry-Carrey, e a chi apprezza Carrey quando fa ruoli seri; è sconsigliato a chi non vuole una serie che parla, tra le altre cose, di lutto e senso della vita.

Kidding è in Italia dal 7 novembre su Sky, che ne trasmette due episodi a settimana. Gli episodi sono dieci e ognuno dura circa mezz’ora. Il suo voto su IMDb è 7,8.

Narcos: Messico

È qui perché vale come una nuova serie, dato che non è più ambientata in Colombia e non parla più – non direttamente, almeno – dei cartelli di Cali o Medellin. In questo caso si parla del cartello di droga di Guadalajara e la droga in questione è – almeno all’inizio – la marijuana (la mota, come dicono nella serie). È ambientata negli anni Ottanta e i protagonisti principali sono l’agente della DEA Kiki Camarena e il “Rockefeller della marijuana”, Miguel Felix Gallardo, interpretati da Michael Pena e Diego Luna; ma guardandola diventerete piuttosto avvezzi anche a personaggi come Rafael Caro Quintero e Ernesto Fonseca Carrillo. Se vi sono piaciute le stagioni di Narcos in Colombia, le storie e lo stile narrativo e di regia sono su quei livelli. Se non avete mai visto Narcos in Colombia, potete anche iniziare da qui, sapendo che la serie conta come un paio d’ore almeno di lezione di spagnolo.

Narcos: Messico è su Netflix dal 16 novembre e i suoi dieci episodi sono lunghi un po’ meno o un po’ più di un’ora. Su IMDb il voto medio è 8,9.

Bodyguard

No, non c’entra niente con il film di Kevin Costner e Whitney Houston. E sì, lui è Richard Madden, cioè Robb Stark, il «King in the North» di Game of Thrones. Interpreta un ex soldato che finisce a fare la guardia del corpo a Julia Montague, ministra britannica dell’Interno che, in un periodo di attentati, cerca di far passare una legge che le permetta di avere maggiore controllo sulla popolazione e (si dice) voglia fare le scarpe al Primo ministro. I primi minuti, ambientati su un treno, catturano subito l’attenzione; e quello che succede nei primi episodi rende davvero complicato non voler andare a vedere come va a finire. Nel Regno Unito, dove è andata in onda su BBC One tra fine agosto e inizio settembre, ha fatto ascolti altissimi.

Bodyguard è su Netflix dal 24 ottobre. È fatta da sei episodi che durano in media un’ora ciascuno e il suo voto medio su IMDb è 8,3.

Killing Eve

È stata pensata e scritta da Phoebe Waller-Bridge, ideatrice e interprete di Fleabag, ed è tratta da alcuni racconti di Luke Jennings. Parla di due donne, Eve e Villanelle. Eve è una donna molto sveglia, annoiata dal suo lavoro di scrivania per l’MI5, i servizi segreti britannici. Sogna di fare la spia e avere un lavoro ben più vivace di quello che ha. Villanelle è una freddissima e talentuosissima killer. A un certo punto Eve si mette a indagare su Villanelle e ognuna diventa l’ossessione dell’altra. Eve è interpretata da Sandra Oh, Cristina Yang di Grey’s Anatomy. Villanelle è interpretata dall’attrice inglese Jodie Comer. Quando tra un paio di mesi i critici televisivi e i giornali americani faranno le loro classifiche, questa serie sarà probabilmente su molti podi: per recitazione, storia e modo di raccontare la storia, si è saputa distinguere. Ed è molto meno pesante da guardare rispetto a molte altre di questa lista.

BBC America l’ha trasmessa ad aprile; ma in Italia, su TIMVision, è arrivata a ottobre. Ha otto episodi, tutti lunghi una quarantina di minuti e il voto su IMDb è 8,3.

Sharp Objects

A proposito di serie pesanti: nel senso di intense, impegnative, non rilassanti o distensive. Questa è ispirata all’omonimo romanzo di Gillian Flynn, autrice tra le altre cose di Gone Girl, e la protagonista è Amy Adams. L’ha creata Marti Noxon, cioè la produttrice di Buffy l’ammazzavampiri, e l’ha diretta Jean-Marc Vallée, regista di Dallas Buyers Club e Big Little Lies. Racconta la storia di una giornalista che da tempo soffre di una malattia mentale a cui viene assegnata una storia piuttosto torbida avvenuta nella sua città natale, dove non torna da diversi anni. Un’avvertenza: inizia molto lentamente e alcune scelte di regia possono risultare fastidiose per chi è abituato a guardare cose più convenzionali. Ed è una di quelle serie per la quale, dopo la fine, avrete bisogno di un po’ di risposte su cose su cui proprio non riuscirete a raccapezzarvi. Molte di quelle risposte sono qui.

Sharp Objects è in Italia da settembre e Sky Atlantic ne ha già trasmesso tutti gli episodi. Sono otto, nessuno più corto di 45 minuti o più lungo di un’ora. Il voto medio su IMDb è 8,2.

Il metodo Kominsky

Chuck Lorre, l’ideatore di The Big Bang Theory, ha ora creato questa serie dramedy (un po’ dramma e un po’ commedia) con Michael Douglas e Alan Arkin. Interpretano due persone che invecchiano ma che restano allegre. «Ogni mattina mi sveglio e il mio primo pensiero è: quale parte di me non funzionerà oggi», dice una delle due. Per capire se vi potrebbe piacere, il monologo iniziale e i primi cinque minuti di chiacchiere tra i due protagonisti sono più che sufficienti. Giusto per non mettere la solita recensione del solito critico televisivo, Luca Bizzarri ne ha scritto su Twitter: «Frignare due volte al primo episodio di una serie. Mai successo prima. Ma non mi era neppure successo di vedere una cosa in cui non c’è nulla di sbagliato. Nulla. La perfezione».

Il metodo Kominsky è su Netflix dal 16 novembre e ha otto episodi di circa mezz’ora. Il voto su IMDb è 8,4.

Hill House

È una serie horror di quelle che fanno saltare sulla sedia la maggior parte di noi e ha una storia abbastanza intricata e appassionante per cui se ve la raccontassimo vorreste sapere come va a finire. Ma non ve la racconteremo. Non c’è niente di davvero nuovo, però, e la recitazione non è sempre all’altezza e un aspetto un po’ “finto” potrebbe farvi venir voglia di mollare prima. C’è anche un episodio girato con uno stile decisamente particolare, ma non vi diremo quale. Il New York Times consigliò queste letture per chi, dopo averla vista, ne era rimasto “ossessionato”.

È su Netflix dal 12 ottobre e i suoi dieci episodi hanno tutti una durata di circa un’ora. Su IMDb il voto medio è 8,9.

Bonus

Sono in genere piaciute meno (il loro voto su IMDb è intorno al 7) altre due serie disponibili su Amazon Prime Video: Forever e The Romanoffs. Ma siccome anche loro hanno i loro piccoli culti – anche nella redazione del Post – potrebbero fare al caso vostro.

The Romanoffs racconta episodi tra loro scollegati, uniti dal fatto che i protagonisti sono persone che, in giro per il mondo, dicono di essere discendenti della famiglia reale russa dei Romanov. Ogni episodio fa stare per 90 minuti circa in compagnia di nuovi personaggi, che spesso non conducono vite particolarmente eccitanti. Forever parla di una rutinaria coppia sposata. Poi succede qualcosa, ma non possiamo dire cosa.

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