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  • giovedì 8 novembre 2018

La strage in un bar in California

Un uomo di 28 anni ha sparato decine di colpi uccidendo 12 persone a Thousand Oaks, vicino a Los Angeles

Ragazzi dopo la sparatoria a Thousand Oaks, California, 8 novembre (AP Photo/Mark J. Terrill)

Dodici persone sono state uccise e almeno venti sono state ferite in una sparatoria avvenuta in un bar di Thousand Oaks, una città poco a ovest di Los Angeles, in California. Tra i morti c’è anche un poliziotto che era intervenuto sul posto, e che è rimasto coinvolto in uno scontro a fuoco. La polizia ha detto che lo sparatore, morto anche lui, si chiamava Ian David Long, aveva 28 anni, era stato nei Marine e aveva probabilmente dei problemi mentali. Si pensa che Long si sia suicidato all’interno del bar, dove è stato trovato il suo corpo. Non è ancora chiaro perché sia andato nel locale e abbia iniziato a sparare.

La sparatoria è avvenuta mercoledì sera (ora locale), quando in Italia era la mattina presto di giovedì: nel Borderline Bar & Grill era in corso una festa per universitari con diverse centinaia di persone. La polizia ha detto al Los Angeles Times che sono stati sparati almeno 30 colpi. Long aveva una pistola semiautomatica Glock calibro .45 acquistata legalmente che però aveva un caricatore che permette di sparare un maggior numero di colpi ed è illegale in California. È la più grave sparatoria negli Stati Uniti da quella avvenuta lo scorso febbraio alla Marjory Stoneman Douglas High School di Parkland, in Florida.

Stando alle prime ricostruzioni, l’agente Ron Helus, quello morto durante la sparatoria, ha raggiunto con un collega il locale circa tre minuti dopo la prima chiamata di emergenza. È stato ferito più volte mentre cercava di “neutralizzare la minaccia”, ha spiegato lo sceriffo di Ventura, Geoff Dean.

La sparatoria è iniziata alle 23:20 locali (le 8 del mattino in Italia). Alcuni testimoni sono usciti di corsa, altri non hanno fatto in tempo e si sono sdraiati a terra, in attesa che finisse la sparatoria. Secondo i testimoni l’autore dell’attacco non ha detto nulla e non ha fatto rivendicazioni. Nel locale erano presenti sei agenti di polizia fuori servizio.

Negli ultimi anni la polizia aveva avuto a che fare con lui alcune volte, per cose poco gravi, ad esempio per disturbo della quiete pubblica lo scorso aprile: alcuni psicologi della polizia avevano parlato con lui e avevano ipotizzato che soffrisse di un disturbo da stress post-traumatico. L’uomo viveva con sua madre; era stato un Marine dal 2008 al 2013 ed era stato per sette mesi in Afghanistan.

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