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  • sabato 3 novembre 2018

Ritrovarsi

(KARL-JOSEF HILDENBRAND/AFP/Getty Images)

«Per esempio, – ha continuato, – abbiamo vissuto a Berlino per sei anni, eppure andandoci da sola, come scrittrice, avevo una sensazione di estraneità. In parte perché vedevo un aspetto nuovo della città, l’ambiente letterario, che prima mi era del tutto ignoto, e in parte perché ritrovarmi lì senza mio marito mi faceva sentire, in modo del tutto nuovo, quella che effettivamente sono.
Ho replicato che non ero certa che fosse possibile, nel matrimonio, sapere chi effettivamente sei, o comunque distinguere tra ciò che sei e ciò che sei diventata nel rapporto con l’altra persona. Ritenevo che l’idea di un sé “reale” potesse essere illusoria: una magari ha la sensazione che ci sia un sé separato, autonomo dentro di lei, ma può anche darsi che quel sé non esista».

Rachel Cusk, Resoconto (Outline, 2014), da poco pubblicato in Italia da Einaudi Stile Libero nella traduzione di Anna Nadotti

Bonus:

«”Le parti soffocanti della vita, – ha continuato Angeliki, – sono molto spesso concrete proiezioni dei desideri dei nostri genitori”».

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