Harvard ha chiesto il ritiro di oltre 30 ricerche di un cardiologo italiano di fama mondiale

Gli studi di Piero Anversa che avrebbero dovuto rivoluzionare i trattamenti per il cuore con le staminali contengono falsificazioni e inesattezze, dicono

Piero Anversa (YouTube)

L’Università di Harvard ha chiesto che siano ritirate 31 ricerche scientifiche pubblicate negli ultimi anni da Piero Anversa, il cardiologo italiano naturalizzato negli Stati Uniti diventato molto famoso per i suoi studi sull’utilizzo delle cellule staminali in cardiologia. La Medical School di Harvard e il Brigham and Women’s Hospital, entrambi con sede a Boston, hanno concluso che Anversa abbia falsificato e inventato dati nelle proprie ricerche, che in questi anni avevano ottenuto grande attenzione da parte della comunità scientifica. La vicenda potrebbe avere conseguenze anche in Italia, dove Anversa ha ricevuto riconoscimenti ed era stato considerato per incarichi da parte dell’Istituto Superiore di Sanità.

Piero Anversa ha 80 anni, è nato a Parma e si è trasferito negli Stati Uniti alla fine degli anni Settanta. La sua storia e quella delle sue ricerche messe in discussione è piuttosto longeva. Si iniziò a parlare di lui nel 2001, quando pubblicò sulla rivista scientifica Nature uno studio dove sosteneva che il muscolo cardiaco potesse essere rigenerato. Era un’affermazione senza precedenti, considerato che c’era ormai un consenso tra i ricercatori circa l’impossibilità di farlo. Se fosse stato come sosteneva Anversa, sarebbe stato possibile migliorare le aspettative di vita di milioni di persone affette da seri problemi cardiaci, dovuti per esempio all’infarto.

Anversa spiegava di avere sviluppato un sistema per prelevare cellule staminali dal midollo osseo di un paziente, per trapiantarle poi nel cuore. Le staminali sono cellule non ancora specializzate: in alcune circostanze, hanno la capacità di trasformarsi nei diversi tessuti che formano l’organismo. Anversa sosteneva che nei suoi esperimenti le cellule staminali si fossero trasformate in cellule del muscolo cardiaco, riparandone i danni. La ricerca era stata condotta in laboratorio su cavie, con risultati inattesi e sorprendenti per molti altri ricercatori.

La possibilità di rigenerare il muscolo cardiaco avrebbe aperto grandi possibilità per la medicina, senza contare le opportunità di affari per le aziende nel settore. Sulla base di quei lavori di ricerca nacquero start-up per effettuare autotrapianti di staminali, compresa una società fondata dallo stesso Anversa. Avvenne tutto molto velocemente, nonostante non ci fosse ancora un consenso scientifico sui nuovi studi.

La ricerca scientifica funziona così: se qualcuno dice di avere fatto una scoperta, deve dimostrare che questa sia riproducibile e che altri possano arrivare al medesimo risultato. Irving Weissman, uno dei massimi esperti di staminali della Stanford University, si mise al lavoro con i suoi colleghi per provare a replicare i risultati ottenuti da Anversa. Nel 2004 pubblicò i risultati dello studio su Nature: dalle analisi risultava che le staminali rimanevano tali anche dopo il trapianto, e che non fosse quindi possibile riprodurre i risultati ottenuti da Anversa.

Sempre nel 2004, un’altra ricerca realizzata presso la University of Washington (Seattle) giunse alle medesime conclusioni: non era possibile replicare i risultati annunciati da Anversa. I ricercatori nelle loro valutazioni si spinsero oltre, scrivendo che le difficoltà imponevano di essere cauti sui risultati annunciati nel 2001.

Iniziarono a circolare critiche e perplessità, alle quali Anversa rispose accusando gli altri gruppi di ricerca di non avere le competenze per mettere in pratica il suo metodo. La sua posizione era che i risultati non fossero stati replicati per incapacità, non perché questi fossero irriproducibili. Si fecero allora avanti altri gruppi di ricerca, ma nessuno studio riuscì a ottenere risultati comparabili a quelli annunciati da Anversa a partire dal 2001.

Nel frattempo, Anversa aveva iniziato a sostenere altri risultati sorprendenti legati alle sue ricerche. Sostenne che le staminali prelevate dal midollo osseo non fossero in realtà necessarie per innescare i meccanismi di riparazione cellulare nel cuore. Disse che il cuore ha un proprio set di staminali, che possono essere prelevate, fatte moltiplicare in laboratorio e poi iniettate nuovamente nel cuore del paziente per riparare la parte danneggiata del muscolo cardiaco. Era una sorta di rilancio, che portò inevitabilmente a nuovo scetticismo da parte degli altri ricercatori.

Jeffrey D. Molkentin, un altro esperto di staminali presso l’Howard Hughes Medical Institute di Cincinnati (Ohio), si mise al lavoro con i suoi colleghi per trovare smentite o conferme alle affermazioni di Anversa. Sviluppò un sistema molto ingegnoso per tracciare le staminali, in modo da riconoscerle anche quando si trasformano in cellule specializzate. In questo modo era possibile verificare se le cellule staminali si trasformassero effettivamente in cellule del muscolo cardiaco, come sostenuto da Anversa. Nel 2014, a dieci anni dai primi studi che mettevano in dubbio il lavoro del ricercatore, Molkentin pubblicò su Nature la sua risposta: non c’erano elementi per sostenere che le staminali si trasformassero in cellule specializzate per riparare il cuore.

Nel 2013, intanto, l’Università di Harvard aveva iniziato a indagare sugli studi di Anversa, sospettando che ci fosse stata qualche falsificazione dei dati. L’anno seguente un primo studio di Anversa pubblicato sulla rivista scientifica Circulation fu ritirato in circostanze piuttosto rare nella ricerca a quei livelli: i coautori dello studio avevano notato la presenza di dati che non erano stati ottenuti attraverso i loro esperimenti. Anversa lasciò Harvard, con una causa (poi persa) in cui accusava l’istituzione di avere rovinato la sua reputazione.

Molti aspetti della vicenda legata ad Anversa sono ancora da chiarire, ma sappiamo già che alcuni avrebbero portato a serie conseguenze legali. Nel 2017, per esempio, il Brigham and Women’s Hospital ha patteggiato una multa da 10 milioni di dollari con il governo degli Stati Uniti. L’accusa era avere usato i dati manipolati di Anversa per ottenere finanziamenti pubblici.

Dopo avere a lungo taciuto sulla vicenda, facendo aumentare i sospetti che avesse lasciato correre per non perdere fondi, ora l’Università di Harvard ha comunicato di avere concluso le proprie indagini, chiedendo che siano ritirati ben 31 studi di Anversa. Una simile quantità di articoli scientifici equivale al lavoro di anni di un laboratorio, in un intero campo della ricerca, per quanto molto specializzato.

La richiesta rende paradossale l’esistenza di alcuni test clinici negli Stati Uniti, dove diverse aziende vendono il metodo con le staminali che dovrebbe rigenerare il cuore, e dove è in corso uno studio da parte dell’Istituto Nazionale per Cuore, Polmoni e Sangue. I lavori di Anversa sono stati abbandonati dalla maggior parte dei cardiologi, che stanno studiando altre soluzioni per migliorare condizioni e aspettative di vita di chi ha subìto un infarto.

La situazione sembra essere piuttosto paradossale anche in Italia. Con la “Deliberazione n. 5” dello scorso gennaio, l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha approvato il “conferimento di incarico al dr. Piero Anversa” per la “ricerca del ruolo delle cellule staminali nelle terapie del diabete”. Nella stessa deliberazione è indicato anche il nome di Annarosa Leri, che ha spesso collaborato con Anversa. A marzo il presidente dell’ISS, Gualtiero Ricciardi, ha risposto ai dubbi sulla nomina spiegando che Anversa e Leri “hanno partecipato a un bando pubblico per collaborazioni scientifiche ancora in corso. Nessuna decisione finale è stata ancora assunta”.

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