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  • venerdì 12 ottobre 2018

Perché da giorni si protesta in Inguscezia

Per una disputa territoriale mai risolta con la Cecenia, ma non solo: c'entra anche il governo di Vladimir Putin (e comunque, lo sapete dov'è l'Inguscezia?)

Proteste a Magas, Inguscezia, 8 ottobre 2018 (AP Photo/Musa Sadulayev)

Da giorni in Inguscezia, una repubblica della Federazione Russa, migliaia di persone protestano contro un accordo relativo alla demarcazione amministrativa dei confini tra l’Inguscezia con la vicina Cecenia, altra repubblica russa del Caucaso settentrionale. I manifestanti sostengono che l’accordo – approvato dai due parlamenti locali e dai due presidenti – sia una sconfitta per gli ingusci e una vittoria per i ceceni. Le tensioni tra le due repubbliche non sono però legate solo al contestato accordo, che di fatto prevede uno scambio di terre: arrivano da lontano e sono legate alla travagliata storia del Caucaso settentrionale, la regione più instabile della Federazione russa.

Inguscezia e Cecenia sono entrambe repubbliche a maggioranza musulmana, una particolarità in un paese a stragrande maggioranza ortodossa. Fino al 1991, quasi trent’anni fa, i due territori erano un’unica repubblica all’interno dell’Unione Sovietica, ma poi i ceceni si dichiararono indipendenti e gli ingusci scelsero di staccarsi dalla Cecenia e di unirsi alla nascente Federazione russa. Tra le due entità rimasero però irrisolte alcune questioni, come per esempio quella dei confini.

Una protesta delle donna a Magas, 7 ottobre 2018 (VASILY MAXIMOV/AFP/Getty Images)

L’attuale accordo prevede di cedere alla Cecenia un pezzo di territorio che molti ingusci considerano loro: aree non residenziali e coperte di boschi vicino a Dattykh. L’accordo è stato firmato a fine settembre dai presidenti delle due repubbliche, il ceceno Ramzan Kadyrov e l’inguscio Junus-Bek Yevkurov. Lo scorso 4 ottobre i due parlamenti hanno votato la ratifica: i deputati del parlamento ceceno hanno votato in modo compatto, mentre dei 25 deputati che compongono il parlamento dell’Inguscezia 17 hanno votato a favore, 3 hanno votato contro e gli altri si sono astenuti. Le proteste a Magas, la capitale dell’Inguscezia, sono iniziate in occasione della firma dei presidenti e si sono intensificate dopo la ratifica del parlamento.

Alcune persone pregano a Dattykh, 10 ottobre 2018 (VASILY MAXIMOV/AFP/Getty Images)

Secondo i manifestanti, il presidente inguscio avrebbe agito in modo autoritario e senza prima una consultazione popolare: tra gli altri, è stato criticato anche il presidente Vladimir Putin, accusato di non essere intervenuto in favore dell’Inguscezia.

Il problema in realtà non riguarda solo vecchie dispute territoriali tra Inguscezia e Cecenia, ma è strettamente legato al rafforzamento del potere del presidente ceceno Kadyrov, che negli ultimi anni è diventato sempre più alleato di Putin e sempre più dominante nella regione del Caucaso settentrionale, nonostante le due guerre separatiste che la Cecenia combatté contro la Russia negli anni Novanta e Duemila. L’alleanza tra Putin e Kadyrov si basa soprattutto sulla lotta all’estremismo islamista ceceno, con ambizioni separatiste, che Kadyrov ha mostrato di sapere tenere a bada.

Di recente, per esempio, la costruzione di un’autostrada che collega un distretto ceceno con l’Inguscezia ha provocato molte preoccupazioni tra gli ingusci, che hanno vissuto il passaggio sui loro territorio di mezzi ceceni come una specie di invasione. Il presidente dell’Inguscezia ha detto che il motivo dei colloqui è stato proprio il malcontento dei cittadini: «Quando i mezzi ceceni hanno cominciato a percorrere questa strada, per qualche ragione tutti hanno ritenuto che i ceceni avessero invaso il territorio dell’Inguscezia. In questo contesto abbiamo iniziato i negoziati».

L’analista Yekaterina Sokiryanskaya, che dirige un centro di analisi e prevenzione dei conflitti, ha provato a spiegare ad AFP l’importanza di anche solo un pezzo di terra nella disputa tra Inguscezia e Cecenia vuota: «Ogni gruppo etnico ha un concetto di una patria storica, e il ridisegno coloniale e sovietico dei confini regionali fu molto doloroso». Sokiryanskaya si riferisce al 1992, quando un pezzo di territorio dell’Inguscezia (l’area di Prigorodnyj) fu dato all’Ossezia del Nord e gli ingusci furono cacciati dalle loro case. Considerato questo precedente, ha sostenuto Sokiryanskaya, molti ingusci si sono sentiti «insultati» dall’accordo con la Cecenia, ma ha aggiunto che la protesta è stata alimentata anche dalla «frustrazione accumulata nella società», per la disoccupazione e per la poca fiducia nel governo locale. Nelle proteste si sono uniti attivisti, persone di tutte le età e anche movimenti religiosi.

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