• Cultura
  • mercoledì 10 ottobre 2018

Un po’ di risposte alle domande sul quadro di Banksy che ci siamo fatti tutti

Il tagliacarte era radiocomandato? La casa d'aste doveva sapere per forza? Chi ha comprato il quadro? È vero che adesso vale di più?

Il 5 ottobre un quadro di Banksy – famosissimo artista di cui non si conosce l’identità – si è parzialmente autodistrutto subito dopo essere stato venduto dalla casa d’aste Sotheby’s per oltre un milione di sterline. Una volta battuto all’asta, un meccanismo all’interno della cornice ha tagliato metà del quadro in decine di striscioline, tra lo stupore dei presenti. Il quadro era la replica di uno dei più famosi murali di Banksy, fatto nel 2002 a Londra: quello con una bambina con un palloncino rosso. Banksy ha commentato citando una frase di Picasso – «Ogni desiderio di distruzione è anche un desiderio di creazione» – e poi ha diffuso un video per raccontare di aver nascosto molti anni fa nella cornice il meccanismo per distruggere il quadro.

Per cominciare: il quadro semi-distrutto vale di più di quando era intatto?
Sì. Prima era una delle oltre 20 copie di uno stesso quadro, adesso è quell’unica copia semi-distrutta di cui si è parlato in tutto il mondo. Insomma, se era uno sberleffo al mercato dell’arte e a chi è capace di spendere molti soldi per un’opera, non è venuto benissimo. Non sappiamo se Banksy lo avesse previsto né quanto effettivamente valga ora l’opera, visto che – come ogni opera d’arte – vale quanto qualcuno sarebbe disposto a comprarla: qualche esperto ha stimato possa valere più del doppio di quanto valeva da intera.

Un tritacarte può davvero tagliare così una tela?
Sì. Non provateci a casa, ma basta una lametta da rasoio per tagliare una tela. Qualcuno sostiene peraltro che la tela del quadro di Banksy potrebbe essere stata pre-tagliata, almeno nella parte inferiore, per semplificare i tagli successivi: e infatti la parte inferiore del quadro tagliato mostra una evidente piega nella tela.

Com’è stato possibile azionare a distanza il tritacarte?
Il quadro è stato realizzato più di dieci anni fa ed era in possesso di Sotheby’s da diversi anni. Come si vede nel video, il tritacarte nascosto nella cornice si attiva subito dopo la vendita del quadro: qualcuno quindi ha azionato a distanza il meccanismo. Ci sono due possibilità. La prima è che il tritacarte e il meccanismo di attivazione fossero lì da anni, ed effettivamente esistono batterie in grado di resistere così tanto senza scaricarsi. Ma bisognava fidarsi del fatto che le batterie avrebbero resistito e prevedere, con largo anticipo, che un giorno qualcuno avrebbe messo all’asta proprio quel quadro. La seconda teoria, più probabile, prevede che qualcuno abbia avuto accesso al quadro prima dell’asta, potendo quindi sostituire le batterie o attivare il meccanismo.

La casa d’aste doveva saperlo per forza?
Teoricamente no: ma teoricamente. C’è una specie di associazione, nota come Pest Control, che autentica i lavori di Banksy: li controlla prima delle aste e dice se sono davvero suoi. Qualcuno di Pest Control potrebbe aver cambiato le batterie o fatto quel che c’era da fare per attivare il meccanismo poche ore o giorni (e non anni) prima dell’asta. È però strano immaginare che qualcuno di Sotheby’s non si sia accorto di una manomissione dell’opera.

È normale che un quadro venga messo all’asta con la cornice?
Sì, è normale che – su richiesta di un artista – un quadro possa essere messo all’asta all’interno della sua cornice. Certo, nel caso del quadro autodistrutto la cornice era oggettivamente grande e probabilmente molto più pesante che in altri casi. Ma in questo caso l’artista era Banksy, non uno con cui fare i capricci, e Sotheby’s ha detto di aver notato la grande cornice e di aver pensato che, visto che si trattava proprio di Banksy, la cornice esagerata rispetto al quadro potesse essere uno dei suoi modi per criticare l’arte.

E quindi Sotheby’s non ne sapeva niente?
Sotheby’s ha smentito di essere stata complice di Banksy, ma ci sono diverse cose che rendono perlomeno legittimo il sospetto.

– Il quadro è stato venduto per ultimo, dopo altre 66 opere, e alcuni esperti d’arte hanno detto che la posizione è insolita perché, semplificando molto, non si mette un quadro così importante alla fine (cioè quando molti acquirenti hanno speso soldi per altre opere). Il fatto che sia stato messo per ultimo lascia pensare che ci si aspettasse qualcosa di strano.

– Perché i pezzi di quadro potessero uscire dal quadro, dopo la triturazione, serviva una fessura. Sotheby’s avrebbe quindi messo all’asta, senza accorgersene, un quadro la cui strana, grande e pesante cornice aveva una fessura nella parte inferiore. Molto strano.

– A riguardare il video, il banditore d’asta e gli addetti che portano via il quadro non sembrano essere particolarmente turbati.

Quindi Banksy si è messo d’accordo con Sotheby’s?
Anche questa ipotesi però è difficile da credere. Mettersi d’accordo con una casa d’aste vorrebbe dire, per Banksy, “fare patti con il nemico”: collaborare – e fare un gran favore – con l’oggetto stesso di molte delle sue critiche sull’arte e la sua mercificazione. È vero che Banksy gioca spesso con le contraddizioni, e che il suo messaggio è piuttosto superficiale, ma mettersi d’accordo con una casa d’aste per distruggere un suo quadro così da fargli assumere ancora più valore allo scopo di criticare le case d’aste che danno valore ai quadri forse è un po’ troppo. Dal punto di vista di Sotheby’s, invece, collaborare con Banksy vorrebbe dire, semplicemente, aver mentito ai suoi clienti sia prima dell’asta che dopo, con la sua smentita.

Una nota opera di Banksy, in cui è messo in vendita un quadro con scritto: «Non posso credere che voi tonti compriate (ma anche “crediate a”) questa merda»

Ma Banksy è contro le case d’asta?
Le critica spesso, ma il fatto stesso che esista Pest Control, un suo servizio ufficiale di autenticazione, dice che accetta il fatto che le case d’asta mettano in vendita sue opere. Per evitare che accada, d’altra parte, a Banksy basterebbe smettere di confermare che certe opere sono sue, facendo così perdere a quelle opere tutto il loro valore.

Chi ha venduto quel quadro a Sotheby’s? E chi l’ha comprato?
Non si sa, perché è un’informazione che le case d’asta tendono a non rivelare. Per assurdo potrebbe essere stato lo stesso Banksy a vendere quel quadro, e magari pure a comprarlo. Ma sono ipotesi senza conferma. Qualcuno dice che tra il pubblico dell’asta in cui il quadro si è distrutto c’era un uomo che sembrava assomigliare a Robin Gunningham, la persona che secondo alcuni sarebbe Banksy. Ma non è affatto detto che Banksy sia Gunningham e che quell’uomo fosse Gunningham (e quindi Banksy). Un dato, però: il quadro che si è distrutto è stato venduto a tre volte il prezzo stimato, ed è stata l’opera di Banksy venduta al prezzo più alto. È il motivo per cui qualcuno dice che, forse, l’acquirente sapeva che sarebbe accaduto qualcosa di strano. E per sapere qualcosa, poteva in effetti essere Banksy. In quel caso, con l’autodistruzione, avrebbe realizzato una notevole plusvalenza.

Quindi continuiamo a non sapere chi è Banksy?
Giusto. Per qualcuno è Gunningham; per qualcun altro è Robert Del Naja dei Massive Attack. Ognuno ha i suoi indizi e le sue ragioni. Magari si tratta invece di un collettivo di artisti di vario tipo che scelgono di collaborare usando quel nome.

Dobbiamo metterci a tagliare quadri?
Meglio di no.

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