• Scienza
  • giovedì 6 settembre 2018

C’è un promettente vaccino contro l’acne

Potrebbe diventare presto una nuova risorsa per combattere i brufoli, ma non sarà la soluzione definitiva a un problema in parte inspiegabile

Un vaccino contro l’acne in fase di sperimentazione potrebbe rivelarsi una buona alternativa agli attuali trattamenti, che non sempre tengono adeguatamente sotto controllo questa condizione fastidiosa e fonte di molti stress, per i difetti estetici e i segni permanenti che può lasciare. Il vaccino per ora ha dato risultati incoraggianti sui topi e in test di laboratorio condotti su tessuti umani, ma richiederà ancora qualche anno di lavoro, ha spiegato Yang Wang, ricercatore presso l’Università della California, San Diego (Stati Uniti), e autore dello studio pubblicato con i suoi colleghi sulla rivista scientifica Journal of Investigative Dermatology.

Cos’è l’acne
L’acne volgare si manifesta con un’infiammazione del follicolo pilifero, la struttura della pelle che produce il pelo. Il processo infiammatorio interessa anche la minuscole ghiandole che producono il sebo, un composto di grassi che svolge diverse funzioni nella regolazione del tessuto cutaneo, la nostra pelle. L’infiammazione porta al formarsi dei brufoli, che si presentano come rigonfiamenti sulla pelle, di solito di colore rossastro e, nei casi d’infezione, contenenti pus causato dall’accumularsi dei batteri. Le parti solitamente più interessate dall’acne sono quelle dove maggiore è la presenza di ghiandole sebacee, quindi viso, spalle e parte della schiena.

Non c’è una sola causa che determina l’acne, anche se molti sono convinti che dipenda esclusivamente dall’alimentazione o da fattori ormonali. In realtà, a seconda dei casi e degli individui, l’acne può essere dovuta a una combinazione di diverse cause: fattori genetici e immunitari, senza trascurare quelli infettivi, psicologici e legati agli stili di vita.

Il periodo di maggiore incidenza dell’acne coincide di solito con la pubertà e interessa quindi soprattutto gli adolescenti. Nei casi meno gravi porta alla formazione di qualche brufolo ogni tanto, mentre in altre circostanze può portare alla formazione di numerosi foruncoli che spesso s’infettano, producendo ferite e cicatrici.

Cosa fare contro i brufoli
Per trattare l’acne ci si deve rivolgere a un dermatologo, un medico specializzato nelle malattie della pelle, che valuterà la migliore cura in base alle caratteristiche del paziente e del tipo di acne che ha sviluppato. Di solito vengono prescritti trattamenti topici, che richiedono cioè l’applicazione di pomate e gel sulla pelle. Tra i più diffusi c’è il perossido di benzoile sotto forma di pomata: ha la capacità di uccidere il Propionibacterium acnes, il batterio ritenuto il principale responsabile della formazione dei brufoli e della loro infezione. Non ha particolari effetti collaterali, ma deve essere utilizzato con particolari cautele: per esempio non ci si può esporre al sole dopo la sua applicazione e potrebbe causare secchezza della pelle.

Altri farmaci impiegati contro l’acne sono quelli a base di isotretinoina o altri retinoidi, composti che chimicamente sono parenti della vitamina A. Nei casi lievi e moderati sono utilizzati in forma di pomate e gel, mentre per i casi più gravi viene prescritta l’assunzione per via orale del farmaco. Hanno la capacità di ridurre l’attività delle ghiandole che producono il sebo, regolarizzando l’attività delle cellule e riducendo gli accumuli di quelle della pelle. L’utilizzo di questi farmaci, soprattutto nella forma orale, può comportare effetti indesiderati a cominciare da una maggiore secchezza della pelle. Questi farmaci possono inoltre portare a pericolose malformazioni nei feti, quindi non possono essere utilizzati dalle donne incinte o che hanno una vita sessuale attiva senza l’utilizzo di metodi di contraccezione.

Ci sono molti altri trattamenti contro l’acne che spaziano dall’impiego degli antibiotici ai dosaggi ormonali. Ognuno affronta una singola causa, portando a volte a trascurare altri fattori che possono contribuire alla formazione dei brufoli.

Il nuovo vaccino contro l’acne
Nella loro ricerca, Wang e colleghi spiegano che il nuovo vaccino potrebbe aiutare a migliorare le cose: ha la capacità di ridurre la risposta del nostro sistema immunitario ad alcune tossine prodotte dai batteri che causano l’acne, in modo che non si verifichino le infiammazioni nei follicoli e nelle ghiandole sebacee. In un comunicato stampa, Wang si è spinto oltre dicendo che il vaccino ha le potenzialità per essere “una grande scoperta per le centinaia di milioni di persone che soffrono di acne”. Non tutti sono però convinti dalla portata della ricerca, anche perché il vaccino sembra essere mirato ad affrontare solo uno dei numerosi fattori che possono portare alla formazione dei brufoli.

Emannuel Cassot dell’Università di Zurigo, Svizzera, ha scritto un articolo di commento pubblicato insieme alla ricerca di Wang e colleghi. Definisce il vaccino testato finora “molto promettente”, parlando di una soluzione che spinge a essere fiduciosi verso il trattamento dell’acne. Cassot invita comunque a non farsi prendere troppo dall’entusiasmo: se da un lato un vaccino specifico per contrastare P. acnes potrebbe portare a numerosi benefici, dall’altro potrebbe avere effetti imprevisti sui pazienti. Il batterio ha diversi ceppi, alcuni dei quali svolgono un ruolo importante nel mantenere il giusto equilibrio della pelle. In alcuni pazienti ci potrebbe quindi essere un peggioramento e non un miglioramento dell’acne.

Probabilmente il vaccino potrà dare maggiori benefici nel caso di un impiego coordinato con altri farmaci, già utilizzati per trattare l’acne. Non sarà quindi la soluzione definitiva, ma uno strumento in più a disposizione dei medici per affrontare i casi più complessi o gravi.

Come molte condizioni riconducibili a comportamenti anomali del nostro sistema immunitario, l’acne resta in parte un mistero per i ricercatori e offre quindi numerosi spunti di ricerca e di sperimentazione. Negli ultimi decenni le terapie per arginarne gli effetti si sono evolute e differenziate, comprendendo soluzioni innovative e a prima vista poco intuitive. Una di queste prevede l’impiego di specifici fermenti e probiotici per intervenire sulla flora intestinale. La teoria è che uno dei fattori dell’acne sia dovuto ad alcuni squilibri nel microbioma intestinale, l’insieme dei microrganismi e di conseguenza delle informazioni genetiche presenti nel nostro apparato digerente. Altre ricerche si sono orientate verso l’impiego di particolari batteri, che possono contrastare quelli che contribuiscono a fare insorgere l’acne.

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