L’incidente aereo di Katmandu dello scorso 12 marzo è stato causato da un “crollo emotivo” del comandante

Lo dice la bozza dell'inchiesta ufficiale, vista dall'agenzia AFP

(AP Photo/Niranjan Shreshta)
(AP Photo/Niranjan Shreshta)

L’incidente aereo dello scorso 12 marzo all’aeroporto internazionale di Katmandu, in Nepal, si è verificato perché il comandante ha subito un “crollo emotivo”. La notizia è stata data dall’agenzia di stampa AFP che ha potuto vedere la bozza dell’inchiesta ufficiale. Il volo BS211 della compagnia aerea bengalese US-Bangla era finito fuori pista nella fase di atterraggio, si era rovesciato e aveva preso fuoco. L’incendio era stato spento dai vigili del fuoco, che avevano poi avviato le operazioni di soccorso per i passeggeri e l’equipaggio. A bordo dell’aereo c’erano 71 persone, 51 erano morte.

Nella bozza dell’inchiesta ufficiale si dice che il comandante, Abid Sultan, era «emotivamente disturbato»: aveva pianto durante il volo dopo che le sue capacità erano state messe in discussione da un collega. «Questa sfiducia e questo stress l’hanno portato a fumare in continuazione in cabina e a soffrire di diversi crolli emotivi durante il volo». Il comandante, si dice, non ha mai smesso di parlare dal momento della partenza, da Dacca, la capitale del Bangladesh: questo costante monologo e le sue condizioni avrebbero causato il “totale disorientamento” del co-pilota, Prithula Rashid, che aveva da poco ottenuto il brevetto e che non era mai atterrato all’aeroporto di Katmandu.