È saltata la Festa dell’Unità di Pisa

Per le norme sempre più rigide sulla sicurezza, ma soprattutto per ragioni politiche: "C’è stanchezza tra i militanti per come sono andate le cose"

Bandiere del Pd (ANSA / MASSIMO PERCOSSI)

Quest’anno, almeno per come stanno ora le cose, non si farà una delle più storiche feste dell’Unità della Toscana, quella di Riglione, una frazione del comune di Pisa dove le elezioni amministrative dello scorso giugno sono state vinte dal candidato di centrodestra, Michele Conti. Era dagli anni Settanta che la sinistra non perdeva le elezioni in città. La festa dell’Unità di Pisa – che era molto partecipata, capace di fornire oltre 600 pasti al giorno e che costituiva dunque una delle principali forme di autofinanziamento del partito locale – si era svolta ininterrottamente ogni fine agosto negli ultimi cinquant’anni.

Ad annunciare la decisione di non fare la festa e a spiegarne il motivo è stato il Comitato direttivo del Circolo PD Riglione-Oratoio-Pisanello-Pierdicino. I militanti hanno parlato di questioni tecnico-burocratiche, ma soprattutto di ragioni politiche. Il giornale online locale Pisa Today ha scritto che le normative per chi organizza eventi di grandi dimensioni sono diventate molto rigide: «C’è la necessità di ottemperare a nuove norme sulla sicurezza, sempre più stringenti, come i dispositivi sui conta-persone o l’impossibilità a utilizzare sedie non fissate a terra e collegate tra loro», hanno fatto sapere dal Comitato. Ma le ragioni per cui, almeno per ora, la festa è stata annullata, sembrano essere soprattutto politiche:

«C’è stanchezza tra i militanti per come sono andate le cose. Le ripetute sconfitte degli ultimi anni, vissute come il risultato di un’incapacità del partito a stare dalla parte giusta. Uguaglianza e democrazia. Misurarsi con i bisogni reali delle persone, assillate quotidianamente dai tanti problemi generati dalla società delle incertezze sociali che finisce per generare insicurezze e paure crescenti. Non si può fare con le agenzie e la propaganda. Può funzionare solo per un po’ di tempo. È necessario ricostruire l’attendibilità di una politica solida, radicata, attenta, alla fine di un ciclo dove il Pd è stato invece considerato, a torto o a ragione, con lo sguardo rivolto da altre parti.

Di là dalle valutazioni sulle vicende nazionali, con le sonore sconfitte al referendum e alle politiche, anche a livello locale, non siamo stati in grado di capire per tempo i numerosi avvertimenti che gli elettori ci hanno inviato negli ultimi anni (Santa Maria a Monte, la Valdicecina, Cascina, ecc.), continuando imperterriti senza mai approfondire le ragioni delle sconfitte».

Nel comunicato si dice che il Partito Democratico dovrebbe essere «un partito aperto e inclusivo, partecipato e democratico, non autoreferenziale e di vertice così com’è accaduto spesso», e che a Pisa ha vinto il centrodestra perché «nei quartieri popolari, là dove si annidano disagi e diritti sociali ampiamente negati, la nostra gente ci ha abbandonato», così come «una parte importante dei ceti produttivi pisani, piccole imprese e professionisti» che di solito alle amministrative aveva votato centrosinistra. E ancora: «Vogliamo interrogarci, senza pregiudizi, sulle ragioni che hanno indotto l’elettorato dei Cinque Stelle e anche quello delle liste con le quali ci siamo apparentati al ballottaggio a votare per Conti. È del tutto evidente che, la proposta del centro-destra, è apparsa più credibile e coerente della nostra. Nonostante tutto ciò, evidentemente, il PD pisano non ha ritenuto indispensabile approfondire queste e altre ragioni per tentare di ripartire».

Nel comunicato si parla anche in modo specifico dell’elezione avvenuta a metà luglio del nuovo segretario cittadino del PD, vicino a Matteo Renzi, Biagio De Presbiteris: durante l’assemblea cittadina aveva ricevuto 62 voti su 128, ma erano presenti solo 65 persone, esattamente il quorum richiesto, poiché metà dell’assemblea (quella più di sinistra) aveva deciso di non presentarsi. La modalità dell’elezione di De Presbiteris era stata criticata anche da Alessandra Nardini, consigliera regionale del PD. Nel comunicato sull’annullamento della festa si dice dunque: «La principale preoccupazione del partito è stata quella di eleggere un segretario subito, senza discussione, a qualsiasi costo, anche con interpretazioni discutibili delle norme statutarie. Molti nostri militanti non hanno capito le ragioni della forzatura. Non si tratta di un problema personale ma politico. Che fretta c’era? Perché si è voluto evitare una discussione nel merito, anche accesa, finendo per alimentare la percezione di un male oscuro che si aggrava, togliendo a tanti militanti la speranza che questo partito si possa riformare dall’interno. Perché non sono stati coinvolti i circoli che rappresentano l’asse portante del partito, dal quale ripartire per ricostruire un radicamento indispensabile a farci avvicinare ai bisogni e alle attese dei cittadini?».

Il comunicato si conclude chiedendo un congresso locale, «svincolato dalle posizioni delle correnti, che guardi alle ragioni della società pisana che ci ha voltato le spalle». E dice che la Festa dell’Unità di Riglione si potrà recuperare: «Anche a settembre se ci sono le condizioni».