L’Aloe vera serve davvero a qualcosa?

È vero che nei doposole aiuta a ridurre le scottature solari più in fretta? Una miniguida per curiosi e arrossati

Un campo di Aloe vera in Texas, Stati Uniti (AP/Valley Morning Star, Gabe Hernandez)

Come ogni anno con l’arrivo dell’estate, gli scaffali di farmacie, profumerie e supermercati si sono riempiti di creme solari e doposole. Mentre le prime devono rispettare alcuni standard per mantenere ciò che promettono in termini di fattore di protezione, sui secondi ci sono meno regole e molto è affidato alle scelte dei singoli produttori. L’ingrediente più ricorrente e messo quasi sempre in evidenza sulle confezioni è l’Aloe vera, una pianta grassa ampiamente usata nell’industria dei cosmetici e non solo, alla quale sono attribuite proprietà calmanti, lenitive e “rigeneranti”. Nel caso dei doposole, l’idea che viene trasmessa (e venduta) è che l’aloe riduca gli arrossamenti della pelle e possa contribuire a far guarire le ustioni solari meglio dei prodotti che ne sono privi. Ma è veramente così?

L’Aloe vera fa parte del genere Aloe, che comprende oltre 500 specie di piante succulente (il modo più scientifico di chiamare le piante grasse). È una sempreverde originaria della penisola araba, ma è ormai coltivata in diverse parti del mondo, soprattutto per il suo uso nell’industria cosmetica e dei trattamenti a base di piante. Dalle foglie della pianta, spesse e carnose, sono estratti composti fitochimici studiati da tempo, per capire se abbiano o meno effetti positivi per la salute del nostro organismo.

Oltre ai doposole, l’aloe è presente in un’infinità di prodotti tra creme idratanti e a detta dei produttori “lenitive”, gel di vario tipo, polveri e preparazioni da ingerire. La parola “aloe” sulle etichette è ricorrente ed è quasi sempre percepita come una qualità aggiuntiva, se non determinante, di un prodotto. È associata all’idea di qualcosa di naturale e che fa bene. È ideale per il marketing: i prodotti con aloe sono spesso più costosi degli altri, proprio perché la presenza della pianta viene percepita come un valore aggiunto, per il quale i consumatori sono disposti a spendere di più. Il problema è che a oggi nessuna ricerca scientifica ha dimostrato chiaramente i presunti effetti positivi attribuiti all’aloe.

Molti studi sono stati dedicati all’uso topico, cioè sulla pelle, degli estratti dell’aloe, su ferite e ustioni di vario grado. Nel 2012 un gruppo di ricercatori ha testato l’aloe su diversi tipi di scottature e ferite, arrivando alla conclusione che non ci sono «prove per sostenere l’impiego dell’Aloe vera come agente topico per il trattamento di ferite in fase acuta o cronica». Diversi anni prima, nel 1999, un gruppo di ricercatori condusse una revisione di dieci studi dedicati all’aloe, riscontrando gravi carenze nel modo in cui erano stati eseguiti i test e la mancanza di elementi per renderli effettivamente riproducibili e ottenere risultati affidabili. Lo studio non escluse che potessero esserci benefici nell’impiego dell’Aloe vera in alcuni casi, come per il trattamento dei sintomi dell’herpes e della psoriasi, ma ribadì comunque l’assenza di dati sufficientemente affidabili per trarre conclusioni.

Diverse altre ricerche hanno messo in dubbio gli effetti dell’aloe. Nel 2000 il British Journal of Dermatology pubblicò un articolo dove si ribadiva che l’impiego orale e topico dell’Aloe vera viene «promosso per trattare diverse condizioni, ma le prove a sostegno del suo impiego non sono convincenti». Una ricerca pubblicata nel 2007 ha riesaminato quattro studi che avevano coinvolto in totale 371 pazienti, arrivando alla conclusione che l’Aloe vera potrebbe essere utile per trattare ustioni di primo e secondo grado, come quelle solari. La parola chiave è “potrebbe”, perché gli stessi ricercatori segnalano che a causa dei diversi prodotti e metodologie utilizzati nei test è difficile trarre conclusioni definitive.

Nonostante la mancanza di prove certe, in molti dicono di trarre maggiore beneficio e giovamento dall’utilizzo di doposole con Aloe vera, ignorando però che spesso la quantità degli estratti presenti nella crema è molto bassa, se non del tutto marginale. Nel 1997 un gruppo di ricercatori analizzò 18 prodotti diversi “con Aloe vera” alla ricerca dell’acemannano, la sostanza prodotta dalla pianta che si ipotizza abbia capacità lenitive e rigenerative: solo la metà dei prodotti analizzati ne conteneva quantità rilevabili. Altri studi hanno notato che i composti aggiunti nelle creme spesso portano l’acemannano a degradarsi, quindi a depotenziare ulteriormente le sue capacità.

La sensazione di beneficio che deriva dall’applicazione di un doposole con Aloe vera sulla pelle arrossata dipende quasi sempre dagli altri composti presenti nella crema, che hanno il compito di idratare la pelle in modo che non “tiri” e di alleviare la sensazione di prurito e disagio. Spesso basta leggere la composizione del doposole sull’etichetta per rendersi conto che la quantità di aloe è marginale, quindi difficilmente tale da portare qualche beneficio.

Aloe o non aloe, e per quanto banale possa sembrare ricordarlo, il modo migliore per avere cura della pelle è evitare che diventi arrossata e con scottature. Tutto quello che abbiamo intorno, noi compresi, deriva dall’enorme quantità di energia che produce il Sole da miliardi di anni. È una risorsa fondamentale per la vita, ma al tempo stesso una minaccia per la nostra pelle, che deve essere difesa con le creme solari: qui trovate informazioni e consigli su come usarle al meglio.

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