A Los Angeles c’è un murale “per soli influencer”

Ci si può fare una foto solo se si ha il profilo verificato o più di 20mila follower: serve a promuovere una serie, ed è stato molto preso in giro

Su Melrose Avenue, una delle strade più alla moda di Los Angeles, che attraversa Hollywood ed è famosa per i suoi negozi di vestiti vintage e le sue boutique, è stato inaugurato un murale che possono visitare soltanto le persone con un account verificato sui social network o con più di 20mila follower. È un “murale per influencer”, ed è stato allestito per promuovere un programma televisivo sull’argomento. Prevedibilmente, il murale è stato molto criticato e preso in giro sui social network, da chi lo ha paragonato al soggetto di un episodio della serie distopica Black Mirror a chi ha colto l’occasione per lamentarsi degli influencer, del capitalismo, dei millennials.

Il murale in realtà è piuttosto brutto e banale, hanno fatto notare in molti: la scritta “City of Angels” sovrasta un cuore rosa con due ali, in mezzo alle quali ci si può fotografare, a cui sono accostate le parole “Love” e “Art”. In mezzo, il simbolo della spunta associato agli account verificati dei social network. Nel giro di poche ore, dopo le prime foto scattate davanti al murale, in molti hanno detto di volerlo vandalizzare.

Justin Caffier di Vice è andato a provare a farsi una foto davanti al murale. Avendo il profilo Twitter verificato, ha ottenuto il permesso dal buttafuori sistemato davanti alla tenda che ne regola l’accesso, dopo un po’ di imbarazzo. Dopo averlo postato, dice di aver ottenuto effettivamente un sacco di interazioni: molte di gente che non aveva capito che il suo approccio era ironico, altre di persone che criticavano la trovata.

La serie promossa si chiama Like and Subscribe, ed è prodotta dalla piattaforma di streaming Go90. Il creatore Jack Wagner ha detto allo Hollywood Reporter di essere sorpreso che non sia stato distrutto la prima notte, e ha spiegato che la serie sarà una satira degli influencer sui social media, e che il murale doveva generare esattamente la reazione che ha generato. Già dal primo giorno, ha raccontato, davanti al murale si è formata una coda, e le persone che non rispondevano ai requisiti erano allontanate: «Sono stato sorpreso da quante persone volessero disperatamente farsi una foto».