(JOE KLAMAR/AFP/Getty Images)
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  • martedì 5 Giugno 2018

Appesi

(JOE KLAMAR/AFP/Getty Images)

Gacela del amore desesperado
«La noche no quiere venir
para que tù no vengas,
ni yo pueda ir.

Pero yo iré,
aunque un sol de alacranes me coma la sien.

Pero tù vendràs
con la lengua quemada por la lluvia de sa!.

El dia no quiere venir
para que tù no vengas,
ni yo pueda ir.

Pero yo iré
entregando a los sapos mi morbido clave!.

Pero tu vendràs
por las turbias cloacas de la oscuridad.

Ni la noche ni el dia quieren venir
para que por ti muera
y tù mueras por mi»

Federico García Lorca, da Diván del Tamarit, pubblicato postumo a Buenos Aires nel 1940

Gazzella dell’amore disperato

«La notte non vuole venire
perché tu non venga
e io non possa andare.

Ma io andrò
benché un sole di scorpioni mi mangi la testa.

Ma tu verrai
con la lingua bruciata dalla pioggia di sale.

Il giorno non vuole venire
perché tu non venga
e io non possa andare.

Ma andrò
portando ai rospi il mio garofano morsicato.

Ma tu verrai
nelle cupe cloache dell’oscurità.

Né la notte né il giorno non vogliono venire
perché io muoia per te
e tu per me.

Nella traduzione fatta da Carlo Bo per la raccolta Poesie di Federico García Lorca pubblicata in Italia da Guanda, nel 1949