(David Cairns/Express/Getty Images)

James Stewart, l’uomo qualunque

Fu una delle più grandi star di sempre del cinema, per molti versi senza esserlo mai davvero: e nacque oggi, 110 anni fa

(David Cairns/Express/Getty Images)

Nei tempi in cui nacquero le prime stelle del cinema, James Stewart fu una delle più grandi. Nel 1999, l’American Film Institute lo mise al terzo posto tra i divi del cinema: dietro a Humphrey Bogart e Cary Grant e davanti a Marlon Brando, Fred Astaire e al suo amico Henry Fonda. Ma tra tutti questi, Stewart è sempre stato quello meno divo: perché non era considerato particolarmente bello e perché era considerato un tipo alla mano, pacato, educato e ritenuto ideale – soprattutto nei primi anni della sua carriera – per rappresentare il buon americano della classe media, uno in cui immedesimarsi.

Ma soprattutto dopo, a Stewart sono riusciti anche ruoli più complicati, spesso in film western. Di film che sono rimasti ne ha fatti un sacco, da Scandalo a Filadelfia a La vita è meravigliosa, da Nodo alla gola a La finestra sul cortile, da La donna che visse due volte a L’uomo che sapeva troppo, da L’uomo che uccise Liberty Valance a Là dove scende il fiume, recitando per i migliori registi di quegli anni, come John Ford, Billy Wilder, Anthony Mann e soprattutto Frank Capra e Alfred Hitchcock. Era nato 110 anni fa, il 20 maggio 1908, e morì 89 anni dopo.

Stewart – che si chiamava James ma era soprannominato Jimmy – nacque in Pennsylvania e nel 1929 andò a studiare architettura all’università di Princetown, nel New Jersey. Poi però cambiò strada e, come usava allora, iniziò recitando a Broadway e a teatro, arrivando al cinema solo dopo. Ci arrivò perché nel frattempo si era imposto il cinema sonoro e tanti degli attori dei film muti non avevano la voce giusta. Lui invece sì, eccome. Iniziò a fare l’attore di cinema nella seconda metà degli anni Trenta, ma disse che il primo film dopo il quale la gente iniziò a riconoscerlo per strada fu L’eterna illusione: del 1938, diretto da Frank Capra.

L’anno dopo girò, sempre con Capra, Mister Smith va a Washington, il film con uno dei più noti discorsi della storia del cinema. La trama è stata ripresa da molti altri film e racconta di Jefferson Smith – incarnazione dell’uomo qualunque, che a quei tempi aveva proprio la faccia di James Stewart – che dopo la morte di un senatore di uno stato americano occidentale viene scelto per prendere il suo posto, e per difendere il progetto di una diga nella zona. L’onestà e ingenuità di Smith fanno pensare che possa essere facilmente manovrabile, ma non è così, come dimostra il discorso – lunghissimo – che tiene al Congresso degli Stati Uniti per convincere senatori e deputati.

L’anno dopo Stewart vinse l’Oscar per la sua interpretazione in Scandalo a Filadelfia di George Cukor.

Poi arrivò la guerra e lui andò a combattere nell’aviazione. Tornò e recitò in quello che è probabilmente il suo film più noto, di certo il più americano: La vita è meravigliosa, sempre di Capra. Il film parla di George Bailey, un uomo – indovinate? Qualunque – che per tutta la vita ha rinunciato a sogni e aspirazioni per aiutare gli altri. La sera della vigilia di Natale è sul punto di suicidarsi perché la piccola cooperativa di risparmio che gestisce rischia il fallimento per un errore di un suo familiare. Compare però una sorta di angelo che gli mostra come sarebbe stata brutta la vita dei suoi amici e familiari se lui non fosse esistito.

Continuò a recitare, interpretando anche alcuni importanti eroi della storia americana, fino agli anni Settanta, ma la maggior parte dei suoi migliori film – L’uomo che sapeva troppo e La donna che visse due volte, per Hitchcock, e i western per Anthony Mann – li fece negli anni Cinquanta.

Nella cultura americana, tra le tante altre cose, Stewart è famoso anche per questa poesia, dedicata al suo cane e letta nel più importante programma televisivo dell’epoca.