Il segretario reggente del PD Maurizio Martina con il presidente Matteo Orfini. (ANSA/ANGELO CARCONI)

Il PD ha rimandato la decisione sul nuovo segretario

L'Assemblea nazionale ha votato per non prendere oggi la decisione sulla quale si era diviso il partito, “congelando” le dimissioni di Renzi e la reggenza di Martina

Il segretario reggente del PD Maurizio Martina con il presidente Matteo Orfini. (ANSA/ANGELO CARCONI)

L’Assemblea Nazionale del Partito Democratico, che si è riunita questa mattina all’hotel Ergife di Roma, ha rinviato discussione sul nuovo segretario, cioè la decisione più attesa e importante prevista per oggi, e sulla quale il partito si era diviso tra chi voleva subito un congresso e chi voleva nel frattempo assegnare formalmente l’incarico al vice segretario Maurizio Martina. La proposta è arrivata dal presidente Matteo Orfini, ed è stata approvata con 397 voti a favore, 221 contrari e 6 astenuti, ma è stata accolta con rumorose proteste da molti dei delegati.

Secondo quanto hanno scritto i giornali, la decisione è stata una conseguenza del fallimento dei tentativi di mediazione tra le due principali mozioni: quella dei sostenitori di Matteo Renzi, che volevano convocare subito un nuovo congresso, e quella dei suoi avversari interni al PD, che volevano ufficializzare nell’attesa la nomina a Martina, per ora in una condizione ufficiosa e politicamente debole di segretario reggente. Orfini ha spiegato che con il rinvio deciso oggi la situazione attuale, che vede Renzi come segretario dimissionario e Martina come vice-segretario facente funzioni, è “congelata”.

Il PD è arrivato diviso all’Assemblea di oggi. La fazione maggioritaria era formata dai sostenitori di Renzi, che nonostante la sconfitta del 4 marzo continua a esercitare una forte influenza sul partito. Quella minoritaria, dei suoi rivali, era formata sia da alcuni dei suoi ex alleati, come Martina e il ministro della Cultura Dario Franceschini, sia dalla minoranza interna che gli si oppone sin dal congresso del 2017 e i cui leader sono il ministro della Giustizia Andrea Orlando e il presidente della Puglia Michele Emiliano.

I giornali scrivono che la decisione di rimandare la decisione sul segretario era stata approvata da entrambe le parti, con un accordo all’ultimo minuto dopo che entrambe le fazioni avevano raccolto in mattinata le firme per le proprie mozioni. A votare contro sono stati prevalentemente gli avversari di Renzi, ma tra loro c’erano anche sostenitori dell’ex segretario, delusi dal rinvio. Nonostante il rinvio, la minoranza ha chiesto di poter votare sulla relazione che ha tenuto Martina, che è stata approvata con 294 voti a favori e 8 astenuti. Martina ha detto: «se tocca a me, anche se per poche settimane, tocca a me», e ha assicurato che si farà un congresso anticipato. Renzi non ha invece parlato, nonostante avesse preparato un intervento. Il resto dell’assemblea è stata dedicata all’analisi della situazione politica e del risultato elettorale.

I “renziani” chiedevano che l’assemblea nazionale sciogliesse tutti gli organi del partito e che desse il via al congresso. Se passasse la loro linea alla prossima assemblea, che si terrà probabilmente tra fine giugno e inizio luglio, le primarie si svolgerebbero probabilmente all’inizio dell’autunno e a ottobre o novembre ci sarebbe il nuovo segretario. Nel frattempo il partito verrebbe guidato dal suo presidente, Matteo Orfini, ritenuto un alleato di Renzi anche se non un vero e proprio “renziano”. L’opposizione interna, invece, per il momento si è schierata quasi tutta con Martina, che ha chiesto all’assemblea di eleggerlo formalmente segretario. Martina vorrebbe guidare il partito per un anno attraverso una fase di discussione e confronto che termini con un congresso “rifondativo”, cioè un congresso che non si limiti a nominare un nuovo segretario ma che porti anche a profondi cambiamenti nella struttura del partito.