Il ritorno delle radio pirata

Non sono vere radio, ma video di YouTube che trasmettono musica 24 ore su 24 e che negli ultimi anni sono diventati molto popolari

Uno dei tre canali radio di College Music, su YouTube

Su YouTube ci sono canali da centinaia di migliaia di iscritti che trasmettono musica 24 ore su 24, come se fossero delle radio. Per via di alcune strategie non proprio regolari che utilizzano, in un recente articolo il New York Times le ha paragonate alle radio pirata degli anni Sessanta. Il Times si è soffermato in particolare sul canale College Music, che ha più di 352mila iscritti ed è gestito da due ventenni inglesi che lo hanno aperto quando avevano 16 anni.

Inizialmente Luke Pritchard e Jonny Laxton, i due gestori di College Music, cercavano semplicemente di promuovere i musicisti che gli piacevano e postavano video normali. Poi nel 2016 Pritchard scoprì la funzione di YouTube che permette di trasmettere live un unico video 24 ore su 24, sette giorni su sette: gli iscritti di College Music passarono così da 794 a 18.440 in un mese.

Oggi College Music è fatto di tre video in live streaming (due dei quali trasmettono solo lofi hip-hop, un particolare genere musicale) e Pritchard e Laxton guadagnano circa 4.200 euro al mese grazie alle pubblicità sui video. Pritchard ha lasciato gli studi universitari per dedicarsi completamente alla musica: oltre al canale su YouTube lui e Laxton hanno anche aperto una piccola etichetta discografica, chiamata a sua volta College Music, che quando va bene fa guadagnare loro altri quattromila euro al mese.

Prtichard e Laxton non sono gli unici giovani europei che hanno imparato a usare l’algoritmo di YouTube per creare una popolare radio pirata: negli ultimi due anni sono nati centinaia di canali come College Music, che uniscono playlist nonstop a immagini di cartoni animati giapponesi.

La ragione per cui finora è stato facile rendere popolari i canali di questo tipo – ora che ce ne sono tanti è diventato più difficile avere successo aprendone uno – è che solitamente gli utenti di YouTube smettono di guardare i video lunghi dopo alcuni minuti, mentre su quelli che trasmettono musica in diretta restano almeno mezz’ora, perché li usano come sottofondo: perciò questi video hanno alti tassi di permanenza degli utenti, e questo fa sì che YouTube li mostri più in alto di altri nelle ricerche degli utenti.

Spesso i canali come College Music vengono temporaneamente chiusi per violazioni di copyright, per via delle immagini che trasmettono insieme alla musica. È successo ad esempio a ChilledCow, uno dei più popolari canali che fa streaming di lofi hip-hop, gestito da un 23enne che vive vicino a Parigi. Tra luglio e ottobre del 2017 è stato offline per aver usato senza permesso immagini del film I sospiri del mio cuore.

Nico Perez, uno dei fondatori del servizio di streaming musicale MixCloud, ha detto al New York Times che i canali come College Music sono una risposta naturale all’omogeneità delle playlist delle radio tradizionali e pensa che la loro presenza sia positiva per l’ecosistema musicale. Tuttavia pensa anche che se il fenomeno di queste nuove “radio pirata” dovesse crescere ancora, YouTube dovrebbe decidere se quello che fanno è lecito o meno.

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