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Il problema dei “poteri forti” in Italia

Sono due, scrive Angelo Panebianco, tenaci, e alla fine hanno aiutato il successo del Movimento 5 Stelle

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In prima pagina sul Corriere della Sera di lunedì il politologo Angelo Panebianco descrive come la politica italiana sia vittima – con propria responsabilità nell’aver ceduto spazio – del potere diventato molto esteso “dei vertici delle magistrature (ordinaria, amministrativa, costituzionale) e della dirigenza amministrativa”. E sostiene che la “vocazione” di questi due poteri abbia cospicue affinità con quella del partito che ha vinto le ultime elezioni, il M5S.

Scherzando ma non troppo si può dire che le consultazioni al Quirinale e gli incontri in vista della formazione del governo abbiano il grave difetto di non coinvolgere tutti quelli che dovrebbero essere coinvolti. A quelle consultazioni e a quegli incontri dovrebbero partecipare anche le delegazioni dei «poteri forti», gli unici poteri forti sopravvissuti in Italia: i vertici delle magistrature (ordinaria, amministrativa, costituzionale) e la dirigenza amministrativa. Gli orientamenti di queste tecnostrutture statali sono cruciali. Può anche formarsi un governo senza la loro benedizione ma in tal caso la sua navigazione sarà inevitabilmente agitata e precaria, e i suoi esponenti saranno costantemente a rischio di decapitazione politica.

La centralità di quelle tecnostrutture mi fa pensare, contro l’opinione di molti, che il Movimento 5 Stelle (il cui successo è soprattutto, a mio giudizio, un sottoprodotto, un «effetto collaterale», dell’operato di quelle tecnostrutture) non sia affatto l’equivalente di una bolla speculativa, ossia un fenomeno destinato a sgonfiarsi con la stessa velocità con cui è cresciuto. Con la fine della Guerra fredda finì anche l’era del predominio dei partiti sulla vita pubblica. Ma poiché la politica non ammette vuoti, quel vuoto venne rapidamente riempito dalle suddette tecnostrutture statali. Negli ultimi trenta anni la «politica rappresentativa» è diventata debole e ricattabile. Ha dovuto cedere ampie fette di potere all’ amministrazione e alle magistrature.

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