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  • sabato 28 aprile 2018

L’inspiegabile Schalke 04

Perché una delle più grosse squadre di calcio tedesche continua a perdere i suoi migliori giocatori senza incassare un solo euro?

Domenico Tedesco, allenatore dello Schalke 04, si dispera durante la semifinale di DFB Pokal contro il Francoforte (PATRIK STOLLARZ/AFP/Getty Images)

La dirigenza della squadra di calcio tedesca dello Schalke 04 ha spiegato di recente che uno dei suoi migliori giocatori, il talentuoso centrocampista Max Meyer, non rinnoverà il contratto con il club e lo lascerà a fine stagione, gratis. In pratica il suo contratto andrà in scadenza a fine giugno e poi sarà libero di trasferirsi in qualsiasi altra squadra voglia senza che questa sia costretta a pagare un solo euro allo Schalke 04. Che un giocatore di valore decida di andare in scadenza, facendo perdere un buon guadagno al suo club di appartenenza, è una cosa che può capitare a tutte le società, anche a quelle più importanti e con più forza contrattuale: ma la frequenza con cui questo accade allo Schalke 04 è apparentemente illogica.

Lo Schalke 04 è una delle più grosse società calcistiche tedesche e quindi europee. Nel club – fondato nel 1904 a Gelsenkirchen, città della regione della Ruhr – sono cresciuti e hanno giocato alcuni dei migliori calciatori tedeschi dell’ultimo secolo. Oggi conta 142.000 soci – come nessun altro in Germania – e possiede uno dei più grandi ed efficienti settori giovanili d’Europa, che in molti considerano superiore anche a quello del Bayern Monaco, il club tedesco più importante. Tuttavia, a una storia così lunga e a un’accademia giovanile così produttiva non è corrisposto un numero adeguato di successi. Fra le vittorie del club infatti ci sono 7 campionati tedeschi, 5 coppe nazionali e 1 Coppa UEFA: tutto sommato non è molto.

La squadra dello Schalke 04 posa per la foto ufficiale della stagione 2017/2018 davanti alla Veltins Arena (PATRIK STOLLARZ/AFP/Getty Images)

Lo Schalke 04 è all’avanguardia anche nelle sue strutture. Nel 2001 costruì il suo nuovo stadio, la Veltins-Arena, con una copertura mobile quando in Europa ancora non esisteva nulla del genere. Fu quindi uno dei primi e più grandi impianti polifunzionali in circolazione. I suoi 60.000 posti vengono inoltre costantemente riempiti da quasi una ventina di anni. E allora cosa c’è che non funziona? Perché oltre a non riuscire a formare delle squadre competitive come avrebbe i mezzi per fare, la società perde regolarmente i suoi migliori giocatori, spesso dopo averli cresciuti fin dalle giovanili? Le cause sembra siano dovute principalmente a una cattiva gestione sportiva, che però non reca danni all’ottimo stato finanziario del club per tutti gli aspetti citati sopra: è il 16esimo più ricco al mondo secondo Deloitte.

Prima della notizia dello svincolo di Max Meyer, dovuto anche ai cattivi rapporti tra l’agente e i dirigenti, la lista dei giocatori persi dallo Schalke senza ricevere nulla in cambio era già molto lunga. In inverno il centrocampista tedesco Leon Goretzka, stabilmente nel giro della Nazionale e fra le più grandi promesse del calcio tedesco, aveva accettato l’offerta contrattuale propostagli dal Bayern Monaco, dove si trasferirà a fine campionato. Il suo valore di mercato è di circa 40 milioni di euro ma allo Schalke non arriverà niente. Nella passata stagione era toccato al terzino bosniaco Sead Kolasinac, ingaggiato a parametro zero dall’Arsenal, e all’attaccante Eric Maxim Choupo-Moting, andato gratis allo Stoke City. Nel 2016 il difensore Joel Matip lasciò lo Schalke dopo 16 anni di permanenza per andare, gratis, al Liverpool. Nello stesso periodo il difensore della Nazionale russa Roman Neustädter accettò l’offerta del Fenerbahce, in Turchia.

Leon Goretzka, Max Meyer e Sead Kolasinac insieme nel 2014 (PATRIK STOLLARZ/AFP/Getty Images)

I giocatori citati hanno lasciato il club soltanto nelle ultime quattro stagioni, periodo in cui lo Schalke è riuscito a trarre guadagno praticamente solo con le cessioni di Leroy Sané al Manchester City per 50 milioni di euro e di Julian Draxler al Wolfsburg per 43 milioni di euro. Ma se si considerano anche le stagioni passate, la lista dei mancati guadagni dello Schalke 04 aumenta ancora molto e tira in ballo alcuni dei più noti calciatori d’oggi. Nel 2010 l’attaccante Kevin Kuranyi andò gratis alla Dinamo Mosca; nel 2008 Mesut Özil venne venduto al Werder Brema per soli 5 milioni di euro e ora, con l’Arsenal, è uno dei migliori centrocampisti al mondo; nel 2010 il croato Ivan Rakitic, oggi titolare al Barcellona, venne venduto al Siviglia per 2,5 milioni di euro. Quando Ozil venne venduto al Werder, l’allora dirigente dello Schalke Andreas Müller disse che non era una grossa perdita e che in squadra c’era già il suo sostituto: Rakitic, che però venne venduto poco dopo, per ancora meno.

Ivan Rakitic e Kevin Kuranyi nel 2010 con lo Schalke 04 (JUERGEN SCHWARZ/AFP/Getty Images)

Tutte queste perdite sono state imputate negli anni alla cattiva gestione del club da parte dei dirigenti, mai stati capaci di negoziare rinnovi di contratti e cessioni per tempo, e soprattutto di non aver saputo creare un ciclo di successo. Nemmeno tra il 2009 e il 2012, quando la squadra, capitanata dallo spagnolo Raul, arrivò seconda in campionato e raggiunse la semifinale di Champions League. Vinse soltanto la Coppa di Germania nel 2012 ma non riuscì a ritornare a vincere un campionato tedesco, che manca addirittura dal 1958. I limiti sportivi hanno fatto perdere forza contrattuale al club: la presenza saltuaria nelle coppe europee e l’andamento sempre incostante in campionato sono un ostacolo per i giocatori di maggior talento, che hanno bisogno di giocare a livelli sempre più alti per migliorare.

Da due stagioni il club sta cercando di rilanciarsi. Nell’estate del 2016 ha assunto un nuovo direttore sportivo, Christian Heidel, apprezzato per il lavoro svolto in passato con il Magonza. Heidel è stato assunto con l’obiettivo di creare una continuità tra settore giovanile e prima squadra in grado di riportare lo Schalke a competere ai più alti livelli del calcio tedesco, per il momento. Il club, come detto, ha tutti i mezzi per farlo, ma a quanto pare sembra debba sistemare la gestione sportiva, finora disastrosa.

La scorsa estate, dopo due diverse gestioni tecniche inconcludenti, Heidel ha assunto come allenatore Domenico Tedesco, italiano nato in Calabria ma cresciuto in Germania. Tedesco è considerato parte della nuova generazione di giovani allenatori tedeschi che con metodi di lavoro innovativi e un ampio uso dei dati sta ottenendo ottimi risultati in Bundesliga, facendosi conoscere in tutta Europa. E infatti, nonostante sia stato assunto dopo aver avuto incarichi soltanto nelle serie minori e giovanili della Germania, Tedesco potrebbe concludere la sua prima stagione in Bundesliga al secondo posto, riportando la squadra in Champions League dopo due anni di assenza. A maggior ragione, quindi, nei prossimi mesi Meyer e Goretzka dovranno essere rimpiazzati adeguatamente.

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