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  • giovedì 26 aprile 2018

Per chi non può andare in vacanza

Una turista si fa un selfie davanti al Partenone sull'Acropoli di Atene, 2017 (AP Photo/Petros Giannakouris)

«Essere un turista significava sfuggire le responsabilità. I fallimenti e gli errori non ti restano attaccati come invece accade in patria. Si possono attraversare lingue e continenti, sospendendo l’operazione del pensiero razionale. Il turismo è la marcia della stupidità. Tutti si aspettano che tu sia stupido. L’intero meccanismo del luogo ospite è diretto verso turisti che si comportano da idioti. Ci si aggira imbambolati, strizzando gli occhi per leggere le mappe pieghevoli. Non si sa come parlare alla gente, come raggiungere i vari posti, come usare il denaro, che ora è, cosa mangiare e come mangiarlo. Si può esistere a questo livello per settimane e mesi senza rimproveri né atroci conseguenze. Assieme a migliaia di altri, si ha immunità e ampia libertà garantita. Si fa parte di un’armata di sciocchi, in abiti sintetici dai colori sgargianti, a cavallo di cammelli, ci si fotografa a vicenda, sbattuti, dissenterici, assetati. Nulla a cui pensare tranne il prossimo avvenimento informe».

Don DeLillo, The Names (1982), intitolato in italiano I nomi, qui nella traduzione di Amalia Pistilli per Tullio Pironti Editore

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