Una pistola taser (GUILLAUME SOUVANT/AFP/Getty Images)
  • Italia
  • venerdì 23 marzo 2018

In sei città italiane partirà la sperimentazione del taser

Cioè la pistola elettrica che l'ONU, nel 2007, ha giudicato uno strumento di tortura

Una pistola taser (GUILLAUME SOUVANT/AFP/Getty Images)

Da qualche giorno in Italia è iniziata la sperimentazione delle pistole elettriche conosciute come “taser”: le città coinvolte sono intanto Milano, Brindisi, Caserta, Catania, Padova e Reggio Emilia, mentre in una seconda fase si andrà a regime in tutta Italia. La procedura coinvolge poliziotti e carabinieri. La circolare firmata dal capo della direzione anticrimine è partita il 20 marzo.

Taser è in realtà il nome del marchio più famoso di pistole che usano l’elettroshock, e che è poi diventato il nome comune per indicare questo tipo di arma. Il taser è un’arma non letale: utilizza l’elettricità (una scarica ad alta tensione e bassa intensità di corrente) per paralizzare i movimenti facendo contrarre i muscoli di chi viene colpito. È stato inventato alla fine degli anni Sessanta, ma i modelli che permettono l’immobilizzazione totale di una persona sono stati progettati a partire dalla fine degli anni Novanta. Dall’ONU, nel 2007, l’arma è stata giudicata uno strumento di tortura: secondo Amnesty International ha causato centinaia di morti negli Stati Uniti (più di 800 dal 2001) dove infatti l’azienda Taser International – che ha associato le morti anche ai problemi cardiaci dei soggetti colpiti – ha recentemente deciso di cambiare nome, per modificare la propria immagine associata sempre più spesso alle morti delle persone su cui era stato usato un taser.

L’arma, che non venendo riconosciuta come letale potrebbe essere utilizzata con troppa facilità, risulterebbe particolarmente pericolosa per chi soffre di disturbi cardiaci o per chi si trova in un particolare stato di alterazione: in alcuni soggetti, le scariche multiple potrebbero poi danneggiare il cuore e il sistema respiratorio.

L’ipotesi di utilizzare il taser era stata valutata già nel 2014 quando, con Angelino Alfano al ministero dell’Interno, era stato approvato un emendamento dentro al decreto legge sulla sicurezza negli stadi per avviarne la sperimentazione da parte dei reparti mobili. Soltanto negli ultimi mesi si è arrivati a una soluzione condivisa con i sindacati del settore, che ritengono che la pistola elettrica possa ridurre gli interventi corpo a corpo. A inizio gennaio si è anche scelto il modello da usare. Il Corriere della Sera scrive che il taser di dotazione sarà «l’X2 con scarica elettrica ad intensità regolare con durata controllata di 5 secondi; sistema di mira con doppio puntatore laser, uno per ogni dardo; possibilità di colpire il bersaglio fino a 7 metri di distanza; colpo di riserva, quindi se si dovesse mancare il bersaglio sarà possibile sparare nuovamente senza dover per forza caricare il taser manualmente». Inoltre «ogni operatore avrà sulla propria divisa una particolare telecamera a colori ad alta definizione – dotata anche di visione notturna – che si accende automaticamente non appena viene tolta la sicura dell’arma, così da controllarne l’operato».

Per la legislazione italiana il taser è un’arma propria, ma non da fuoco: può essere venduta a persone con porto d’armi, ma non può essere prodotta in Italia, per importarla serve un’apposita licenza, non può essere portata in giro per nessun motivo. Per ora non è chiaro quante pistole elettriche saranno acquistate per la fase sperimentale in Italia, né da chi. Non sono nemmeno chiare le linee guida che dovranno seguire gli agenti che riceveranno in dotazione questo nuovo tipo di arma.

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