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  • lunedì 19 marzo 2018

Che lavoro c’è dietro a un film in stop-motion come “L’isola di cani”

Il set è più piccolo, ma bisogna avere molta manualità e tanta pazienza per «far recitare pezzi di metallo, gomma e silicone»

L’isola dei cani uscirà il 17 maggio ed è il nuovo film in stop-motion di Wes Anderson, che aveva già usato questa tecnica in Fantastic Mr. Fox. Il film racconta la storia di un ragazzo che vuole ritrovare il suo cane, spedito su un’isola deserta insieme a molti altri cani. In Italia, la tecnica dello stop-motion è anche nota come animazione a passo uno, perché consiste nel riprendere figure tridimensionali che vengono mosse a mano fotogramma dopo fotogramma (e quindi un passo alla volta). Le si posiziona, si fa una foto, le si muove, si fa un’altra foto, e così via per migliaia di volte, fino a che non c’è un film.

Nel caso di L’isola dei cani ci sono voluto 27 animatori e 10 assistenti. Un video online da un paio di giorni spiega e mostra parte del lavoro che c’è dietro a un film come questo. Il vantaggio è che il set è più piccolo del solito; lo svantaggio è che, come dice l’animatore Mark Waring, «bisogna far recitare pezzi di metallo, gomma e silicone; dare vita a oggetti inanimati». Il video mostra che, oltre al lavoro manuale, si usa anche l’animazione a computer. Tra le altre cose c’è Bill Murray, uno dei doppiatori, seduto per terra in sala di doppiaggio, con i pantaloncini corti, in una classica posa da Bill Murray.

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