Altre 15 storie sui risultati delle elezioni

Qual è il collegio più a sud vinto dalla Lega? Chi è stata la donna più votata all'uninominale? E la provincia in cui si è votato di meno?

(LaPresse - Stefano Porta)

Sappiamo tutti com’è andata a finire, il 4 marzo, per i principali protagonisti delle elezioni politiche: il PD ha perso, Movimento 5 Stelle e Lega hanno sbancato, Forza Italia ha deluso molto. Dietro ai risultati sommari, però, c’è tutto un mondo fatto di collegi stravinti o strapersi, leader rimasti fuori dal Parlamento e domini territoriali che iniziano o finiscono. Abbiamo provato a isolare alcune storie interessanti tratte dai risultati di domenica, ciascuna legata a un dato preciso.

Il collegio più a sud vinto dal centrosinistra alla Camera è quello del quartiere Ardeatino di Roma, nella periferia sud della città, dove l’ex insegnante Patrizia Prestipino ha preso il 33,47 per cento. Per il Senato è quello del quartiere Gianicolense di Roma, dove Emma Bonino ha ottenuto il 38,93 per cento. Il centrosinistra non ha vinto in nessun collegio a sud di Roma.

Il collegio più a sud vinto da un candidato della Lega alla Camera è quello di Frosinone, quindi più a sud del seggio più meridionale del centrosinistra, dove è stato eletto il consigliere comunale di Terracina Francesco Zicchieri, sostenuto da tutto il centrodestra. Ha ottenuto il 41,04 per cento dei voti. Anche il collegio del Senato più a sud vinto dalla Lega – quello di Guidonia Montecelio, vinto da Umberto Fusco – si estende in Lazio, e in linea d’aria è più a sud del seggio vinto da Bonino.

– Nell’unico seggio uninominale della Valle d’Aosta ha vinto Elisa Tripodi del M5S, che di lavoro vende polizze assicurative e fa la barista. Ha ottenuto il 24,1 per cento. È la prima volta dal 1976 che in Valle d’Aosta viene eletto come parlamentare un rappresentante dei partiti nazionali e non di quelli autonomisti locali. Tripodi è anche la prima parlamentare donna eletta in Valle d’Aosta.

A parte il caso della Valle d’Aosta, a nord del Po il Movimento 5 Stelle ha vinto solo in un collegio: quello per la Camera di Collegno, nella periferia ovest della città metropolitana di Torino (città che da due anni è amministrata dal M5S).

La donna più votata all’uninominale è stata l’avvocata Julia Unterberger del Südtiroler Volkspartei, il partito regionale dell’Alto Adige alleato col centrosinistra. Nel collegio di Merano per il Senato ha ottenuto il 61,1 per cento dei voti. Al secondo posto c’è Licia Ronzulli, ex eurodeputata e collaboratrice di Silvio Berlusconi, che nel collegio di Cantù per il Senato ha preso il 56,8 per cento.

– A Macerata, dove sono avvenuti l’omicidio di Pamela Mastropietro e l’attentato razzista di Luca Traini, la Lega ha preso 4.808 voti alla Camera, pari al 20,98 per cento del totale. Nel 2013 ne aveva presi 153.

La regione dove il PD è andato meglio è la Toscana, dove i candidati del centrosinistra hanno preso in media il 33,6 alla Camera e il 34,1 al Senato. Il PD in tutta la regione ha preso rispettivamente il 29,6 e il 30,5 (nel 2013 ottenne 37,4 e 39,5).

Il leader di LeU andato peggio all’uninominale: se la giocano Pier Luigi Bersani e Massimo d’Alema. Il primo ha preso 5.798 voti, pari al 4,06 per cento, nel collegio di Verona per la Camera. Il secondo ne ha presi 10.555, cioè il 3,9 per cento del totale, nel seggio di Nardò per il Senato.

Se votassero solo gli italiani all’estero la situazione sarebbe praticamente invertita a quella nazionale. Alla Camera il centrosinistra avrebbe più o meno il 34 per cento, il centrodestra il 22 e il Movimento 5 Stelle il 17,5. In più ci sarebbero tutta una serie di partiti che rappresentano pezzi di mondo con cui fare i conti, come il MAIE – quasi al 10 per cento – e l’USEI, sopra al 6.

A proposito: quanti voti ha preso Free Flights to Italy? La lista dall’informatico Giuseppe Macario – probabilmente una specie di truffa, su cui la procura di Roma ha aperto un’inchiesta – si presentava solo nella circoscrizione Nord e Centro America, dove ha preso esattamente l’1 per cento (pari a 946 voti).

– La lista “Dieci volte meglio” ha preso in tutta Italia 36.959 voti alla Camera, circa un quarto dei “mi piace” sulla sua pagina Facebook.

– Il Popolo della Famiglia, partito fondamentalista cattolico guidato da Mario Adinolfi, ha raccolto 218mila voti alla Camera, cioè lo 0,66 per cento del totale, e poco di meno al Senato.

– La lista di Potere al Popolo è andata male al Nord e al Sud e un po’ meglio al Centro, dove ha ottenuto comunque risultati compresi fra l’1 e il 2 per cento (su base regionale, alla Camera ha preso lo 1,77 per cento in Toscana e l’1,48 per cento nel Lazio). È andata molto meglio nei collegi di Camera e Senato di Napoli, la città da dove provengono alcuni dei suoi leader, dove ha ottenuto percentuali sopra il 3 per cento e vicine a quelle di Liberi e Uguali. Almeno in un caso Potere al Popolo ha preso più voti di LeU: nella sezione di Monterappoli, una frazione di Empoli, dove ha preso l’8,5 per cento (contro il 7,8 di LeU).

A livello nazionale CasaPound si è fermato poco sotto l’1 per cento, ma ha sestuplicato i voti che aveva preso nel 2013: allora furono 47mila alla Camera, oggi sono 310mila (e 258mila al Senato). Sono migliorati un po’ ovunque, dal Trentino – dove hanno triplicato i voti presi nel 2013 alla Camera, da 2.600 a 8.000 – alla Puglia, dove sono passati da 3.948 a 16.340 voti. Sono andati bene soprattutto nel Lazio, dove sia alla Camera sia al Senato hanno ottenuto risultati vicini all’1,5 per cento. Nel comune di Latina, storica roccaforte della destra, hanno superato il 3 per cento al collegio uninominale per il Senato. Alle elezioni regionali nel Lazio sono andati ancora meglio: il loro candidato presidente, Mauro Antonini, ha sfiorato il 2 per cento.

– La provincia con l’affluenza più bassa è stata Agrigento, dove alla Camera ha votato il 59,13 per cento degli elettori e al Senato il 59,48. In alcuni comuni della stessa provincia si è scesi sotto il 50 per cento: è successo per esempio a Lampedusa (47,4 per cento alla Camera e 47,67 al Senato).

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