Una donna transgender ha potuto allattare grazie a una cura farmacologica

È successo negli Stati Uniti, grazie a una terapia ormonale e all'assunzione di domperidone

Negli Stati Uniti una donna transgender – cioè una persona nata con caratteristiche anatomiche maschili che si identifica nel genere femminile – di 30 anni ha potuto allattare suo figlio per almeno sei mesi grazie a una cura farmacologica. È il primo caso documentato nella letteratura scientifica, anche se in giro su internet ci sono testimonianze personali di casi simili: ne ha parlato un articolo pubblicato a gennaio sulla rivista Transgender Health. Le autrici sono l’endocrinologa Tamar Reisman e l’infermiera Zil Goldstein del Mount Sinai Center for Transgender Medicine and Surgery di New York, a cui la donna dell’articolo si è rivolta quando la sua compagna era incinta di cinque mesi: voleva essere in grado di allattare il loro figlio, dato che la compagna non era intenzionata a farlo.

La terapia farmacologica sperimentale che ha permesso alla donna transgender di allattare consiste in una combinazione di ormoni e di un farmaco contro la nausea. Gli ormoni prescritti da Reisman sono il progesterone e l’estradiolo, che stimolano la lattazione e sono presenti nel corpo delle donne incinte. Nel corpo delle donne che hanno appena partorito c’è poi anche un terzo ormone coinvolto nel processo, la prolattina, di cui però non esiste una forma sintetica. Il farmaco che la donna dell’articolo ha preso insieme agli ormoni è invece il domperidone (in Italia noto anche con il nome commerciale di Peridon), che tra gli effetti collaterali causa un aumento della produzione di latte; negli Stati Uniti, così come nel Regno Unito, è proibito perché è stato associato a casi di infarto, per questo la donna e la sua compagna lo hanno acquistato in Canada e poi hanno seguito le indicazioni di Reisman riguardo al dosaggio.

Un ulteriore accorgimento che la donna ha preso per stimolare la lattazione è stato l’uso di un tiralatte, un dispositivo meccanico normalmente usato per estrarre il latte dal seno di una donna durante l’allattamento. La donna non ha mai subito operazioni chirurgiche di riassegnazione del sesso ed è sotto terapia ormonale dal 2011, quando aveva 23 anni. All’inizio della terapia i medici avevano appurato che le dimensioni dei suoi seni erano corrispondenti alla quinta fase della scala di Tanner, che definisce le misure fisiche di sviluppo delle caratteristiche sessuali esterne primarie e secondarie: l’assunzione di ormoni è stata sufficiente per farli sviluppare, senza bisogno di interventi per l’aumento del seno.

Reisman e Goldstein non sanno dire quali parti della terapia siano state più rilevanti per permettere alla donna di produrre il latte. Secondo Joshua Safer del Boston Medical Center, che non è stato coinvolto nello studio ma lo ha commentato sul New Scientist, non si può escludere che la stimolazione con il tiralatte abbia dato il maggior contributo, visto che i seni di una donna transgender sviluppati con una terapia ormonale non hanno nulla di diverso da quelli di una donna nata con caratteristiche anatomiche femminili.

Dopo un mese dall’inizio della terapia la donna ha cominciato a produrre latte e dopo tre mesi, due settimane prima del parto della sua compagna, produceva 227 grammi di latte al giorno. Ha potuto nutrire suo figlio – di cui non si conosce il sesso, così come non si sa il nome delle sue madri – unicamente con il proprio latte per sei settimane, dopodiché ha cominciato a integrare la sua dieta usando latte in polvere. Il pediatra del bambino ne ha sempre monitorato lo sviluppo, trovando la sua crescita e le sue abitudini di alimentazione e defecazione appropriate. Al momento della pubblicazione dell’articolo il bambino aveva sei mesi.

La terapia ormonale a cui la donna si è sottoposta non è stata considerata dannosa per il bambino, dato che è simile a quella a cui si sottopongono molte donne che non riescono a produrre latte. Durante la terapia e l’allattamento la donna ha continuato a prendere lo spironolattone, un farmaco che blocca il testosterone e che fa parte della sua terapia ormonale dal 2011: questa sostanza viene in parte espulsa nel latte materno ma secondo l’American Academy of Pediatrics non è incompatibile con l’allattamento.

Il latte prodotto dalla donna, comunque, non è stato ancora analizzato: non si sa quindi se contenga le stesse sostanze che si trovano nel latte delle donne che hanno appena partorito. Per questo, secondo l’esperta di medicina per le persone transgender Madeline Deutsch, ricercatrice dell’Università della California e a sua volta donna transgender con una figlia di sei mesi, è ancora presto perché i medici consiglino un trattamento simile a quello a cui si è sottoposta la donna dell’articolo.

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