Cosa hanno detto i leader politici su Macerata

Tra chi parla di "spirale di violenza", chi invita ad abbassare i toni e chi suggerisce che la colpa sia dei troppi immigrati

(ANSA/ANGELO CARCONI)

Tutti i principali partiti e leader politici italiani hanno detto la loro sull’attacco di Macerata, in cui un uomo di estrema destra ha sparato nel centro città ferendo almeno sei cittadini stranieri, nessuno dei quali è in pericolo di vita. L’attentatore, Luca Traini, ex candidato della Lega al consiglio comunale di Corridonia, è stato arrestato ed è accusato di strage con l’aggravante del razzismo.

Il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, ha parlato nel pomeriggio di sabato, poco dopo l’arresto del responsabile dell’attacco. «Delitti efferati e comportamenti criminali saranno perseguiti e puniti. Questa è la legge. Questo è lo Stato», ha detto Gentiloni, per poi continuare: «Lo Stato sarà particolarmente severo verso chiunque pensi di alimentare una spirale di violenza. Fermiamo questo rischio, fermiamolo subito. Fermiamolo insieme. Odio e violenza non riusciranno a dividerci».

Il segretario del PD, Matteo Renzi, ha pubblicato un lungo post sulla sua pagina Facebook il giorno della sparatoria che iniziava con un invito alla calma: «Dopo i fatti di Macerata, vorrei fare un appello a tutti, ma proprio a tutti, alla calma e alla responsabilità», per poi continuare: «L’uomo che ha sparato, colpendo sei coetanei di colore, è una persona squallida e folle. Quell’uomo si è candidato con la Lega Nord e oggi ha sparato anche alla sede del PD di Macerata prima di essere catturato: verrebbe facile tenere alta la polemica verso chi ogni giorno alimenta l’odio contro di noi. Ma sarebbe un errore: è tempo di calma e di responsabilità, davvero. Abbassiamo subito i toni, tutti. Non strumentalizziamo questa vicenda. Lasciamo la campagna elettorale fuori da questo terribile evento». Infine, conclude Renzi: «Noi, come Partito Democratico, siamo a fianco delle persone ferite cui inviamo un abbraccio affettuoso. E invitiamo tutti a non alimentare la polemica e lo scontro verbale con i professionisti della provocazione».

Lunedì Renzi è tornato a occuparsi dell’attentato di Macerata con un’intervista a Repubblica in cui ha ripetuto la necessità di non prestarsi alle polemiche: «Io credo che chi si rende conto della gravità del momento deve usare tutto l’equilibrio, la responsabilità del caso. Quando uno ha la febbre alta gli si dà la tachipirina, non si usano i loro toni. Quando si arriva a sparare, la prima cosa da fare è abbassare i toni, tutti. Che questo sia un atto razzista è evidente agli occhi di tutti». E ha aggiunto: «Non sono i pistoleri a garantire la sicurezza in Italia, bisogna investire su carabinieri e poliziotti. Noi lo scriviamo nel programma: assumiamo 10mila per ogni anno tra carabinieri e poliziotti, chi strizza l’occhio ai pistoleri ha bloccato il turn over».

Il segretario della Lega, Matteo Salvini, è uno dei leader politici che hanno parlato di più in questi giorni sul caso di Macerata: è stato invitato due volte a La7, è stato intervistato praticamente da tutti i giornali tra ieri e oggi e ha parlato a Radio Uno. Sulla sua pagina Facebook, però, non si trova quasi nessun riferimento all’attacco di Macerata, a parte questo post. Salvini ha ripetuto diverse volte che «la violenza non è mai la soluzione, la violenza è sempre da condannare», ma sin dalla sua prima dichiarazione poco dopo l’attacco ha attribuito chiaramente le colpe di quello che è accaduto agli immigrati e a chi ha favorito l’immigrazione: «È chiaro ed evidente che un’immigrazione fuori controllo, un’invasione come quella organizzata, voluta e finanziata in questi anni, porta allo scontro sociale».

Silvio Berlusconi ha dato finora due interviste sulla strage di Macerata. Al Tg5 di domenica ha detto cose particolarmente dure e in linea con le parole di Salvini: «L’immigrazione è una questione urgentissima», ha detto Berlusconi, che è stato al governo in Italia dal 2001 al 2006 e dal 2008 al 2012: «Oggi in Italia si contano almeno 630 mila migranti di cui solo il 5 per cento, e cioè 30 mila, ha diritto di restare in quanto rifugiati e cioè fuggiti da guerra e morte. Gli altri 600 mila sono una bomba sociale pronta a esplodere, perché vivono di espedienti e di reati» (i numeri che cita Berlusconi non hanno alcun fondamento, per la cronaca). Berlusconi ha cercato di sembrare più moderato mentre era ospite al programma Agorà su Rai Tre, lunedì mattina. A proposito dell’attentatore ha detto: «solo uno squilibrato può fare una cosa del genere, non ci vedo nulla di politico perché la politica non porta a queste follie». Parlando di Salvini, Berlusconi ha detto che «usa delle parole forti, è il suo modo di parlare, ma quando si siede al tavolo con noi è una persona assolutamente ragionevole».

Il leader di Liberi e Uguali, Pietro Grasso, è stato uno dei più decisi nella condanna dell’attacco di Macerata. Domenica in un post su Facebook ha scritto: «Se fomenti il razzismo e il fascismo, qualcuno che spara per strada rischi di trovarlo. E noi siamo contro l’odio, il razzismo e il fascismo, ma anche contro gli irresponsabili che li fomentano». Sempre Grasso: «Non possiamo accettare che si parli di “razza bianca”, di fare pulizia etnica nei quartieri, di espulsioni di massa, di impossibili blocchi navali. Non possiamo tollerare attacchi volgari e violenti contro chi difende i principi di solidarietà e tolleranza». Lunedì, ospite di Unomattina su Rai Uno, Grasso ha aggiunto: «Chi semina odio raccoglie violenza. Sono rimasto colpito dal fatto che il titolare della palestra ha espulso Traini, mentre un partito politico no. La società è stata capace di individuare il pericolo, la politica invece no».

Luigi Di Maio è probabilmente il leader politico nazionale che si è esposto meno sull’attacco, e con lui l’intero Movimento 5 Stelle. Poco dopo l’attacco Di Maio ha detto durante un incontro pubblico in Sicilia: «Lancio un appello a tutti i leader dei partiti su quello che è successo a Macerata: stiamo in silenzio e non facciamo campagna elettorale sulla pelle della ragazza uccisa e dei feriti di oggi. Ho visto già che è partita la querelle tra i partiti politici, con accuse reciproche. Io faccio un appello alla sobrietà e al rispetto sia dei feriti di oggi sia della vittima di qualche giorno fa. Non è possibile che anche su una tragedia del genere si debba iniziare a fare la campagna elettorale». Sulla sua pagina Facebook l’unico vago riferimento all’attacco è un post pubblicato lunedì mattina in cui Di Maio incolpa Berlusconi e il PD per aver fatto arrivare in Italia molti immigrati.

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