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  • venerdì 2 febbraio 2018

Cos’è questa storia dei “braccialetti elettronici” di Amazon?

La versione lunga è che è solo un brevetto, non si sa se sarà realizzato, comunque non servirebbe a controllare i lavoratori; la versione breve è che siamo in campagna elettorale

Una dipendente di Amazon in un deposito a Romeoville, in Illinois, Stati Uniti (Scott Olson/Getty Images)

Nel corso di un incontro a Roma con i volontari della campagna elettorale del PD, giovedì pomeriggio il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha detto – parlando di lavoro – che «è facile declamare sui temi del lavoro, ma la sfida ossessiva per chi governa è  di costruire lavoro di qualità e non lavoro con il braccialetto». Se il tema generale del discorso sembra piuttosto chiaro, il riferimento al “lavoro con il braccialetto” non lo sarebbe stato fino a poche ore prima, quando i principali giornali italiani avevano riportato la notizia di un nuovo dispositivo progettato dalla grande società di e-commerce Amazon: un braccialetto elettronico da far indossare ai lavoratori dei suoi magazzini per rendere più efficiente il loro lavoro.

Gentiloni non è stato l’unico politico che ieri ha fatto riferimento al braccialetto elettronico di Amazon. Ne avevano già scritto su Twitter con gli stessi toni anche la presidente della Camera Laura Boldrini e il presidente del Senato Pietro Grasso, entrambi candidati con Liberi e Uguali alle prossime elezioni, e la notizia è stata per diverse ore nelle homepage dei principali siti italiani di news. Il braccialetto elettronico per controllare i lavoratori, tuttavia, non esiste.

Quello di cui si è parlato sui giornali – spesso con toni molto allarmisti e preoccupati – è per ora solo un brevetto, che fu depositato da Amazon due anni fa, nel 2016, e che solo recentemente è stato riconosciuto come valido. Il New York Times ha scritto che Amazon non ha voluto commentare la notizia del brevetto, ma che non ci sono per ora prove che voglia davvero produrre e far indossare ai suoi dipendenti i braccialetti elettronici: e d’altra parte è noto che aziende di quelle dimensioni depositano moltissimi brevetti anche solo per avvantaggiarsi sulla concorrenza, prima ancora di decidere se produrre, usare o meno quei dispositivi. La maggior parte restano solo brevetti.

Anche se i braccialetti fossero prodotti e distribuiti ai lavoratori dei magazzini, comunque, non servirebbero a “controllarli”, come sembrano suggerire i commenti dei politici italiani. Il fraintendimento – forse – è dovuto alla somiglianza dell’idea dei braccialetti elettronici di Amazon con quella dei braccialetti elettronici che vengono usati negli Stati Uniti per controllare i movimenti dei detenuti in libertà provvisoria. Come è spiegato sul brevetto del dispositivo, i braccialetti di Amazon servirebbero solo per aiutare i dipendenti a trovare la giusta merce sugli enormi scaffali dei magazzini della società.

GeekWire, il sito di tecnologia che per primo ha riportato la notizia dei brevetti, ha scritto che i braccialetti si triangolerebbero con dei sensori sugli scaffali dei prodotti in modo da sapere immediatamente se i dipendenti hanno preso il giusto prodotto dalla mensola. I braccialetti servirebbero quindi a misurare la posizione della mano di un dipendente in relazione a uno scaffale, e non a controllarne i movimenti durante l’orario di lavoro. Secondo GeekWire il braccialetto potrebbe anche vibrare per far capire al dipendente che lo indossa se ha preso il prodotto corretto dallo scaffale, una verifica che ora viene fatta successivamente con altri sistemi di controllo automatici.

Amazon è spesso stata criticata per le condizioni di lavoro delle persone impiegate nei suoi magazzini, che hanno raccontato di essere sottoposte a turni molto serrati e ritmi a volte estenuanti. Un ex dipendente di Amazon nel Regno Unito ha detto al New York Times che braccialetti come quelli del brevetto potrebbero far risparmiare tempo ai lavoratori, evitando errori inutili, ma che il rischio è comunque che si traducano in un eccessivo controllo sul loro lavoro.

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