I documentari nominati agli Oscar 2018

Quelli lunghi e quelli corti: alcuni si possono già vedere online

(Da "Visages Villages")

Il premio Oscar al miglior documentario viene assegnato dagli anni Quaranta e negli ultimi tre anni è stato vinto da O.J.: Made in America, Citizenfour (sulla vita di Edward Snowden) e Amy, sulla cantante britannica Amy Winehouse. In questi ultimi anni è capitato piuttosto spesso che l’Oscar per il miglior documentario andasse a film che parlavano di persone famose o temi molto d’attualità: Una scomoda verità parlava del riscaldamento globale, Bowling a Columbine di Stati Uniti e armi, Inside Job della recessione economica e di questioni finanziarie.

Quest’anno le cose sono un po’ diverse. I cinque film candidati quest’anno per il miglior documentario sono: Abacus: Small Enough to Jail, Visages Villages, Icarus, Strong Island e Last man in Aleppo. Nemmeno uno parla di una persona famosa e non tutti sono legati a temi d’attualità. Abbiamo raccolto le cose utili e interessanti da sapere su ognuno. Poi, più avanti, qualche parola anche sui cinque film candidati all’Oscar per il Miglior cortometraggio documentario. Alcuni si possono già vedere online.

La cerimonia di premiazione della 90esima edizione degli Oscar sarà il 4 marzo.

Tutte le nomination agli Oscar 2018

Abacus: Small Enough to Jail

Parla di una piccola storia legata alla crisi finanziaria del 2008, iniziata per via dei mutui subprime. La Abacus Federal Savings Bank è una banca di Chinatown, a New York, fondata nel 1984 dall’immigrato cinese Thomas Sung. Fu l’unica a essere processata in seguito alla crisi, in cui si parlò spesso di altre banche “too big to fail”, troppo grandi per fallire o essere lasciate fallire. La tesi del documentario è che la Abacus fosse invece abbastanza irrilevante da poter essere processata e punita. Tim Grierson di Screen International ha scritto che è un film «intimo e che fa commuovere», Stephen Dalton dell’Hollywood Reporter ha scritto che è «sia un’affermazione che una messa in stato d’accusa del sogno americano». I registi sono Steve James, Mark Mitten e Julie Goldman, nominata l’anno scorso per Life, Animated. Il documentario si può vedere gratis online.

Visages Villages

È un film in cui la regista belga Agnès Varda, che ha 89 anni, e il fotografo e artista JR, che ne ha 35, girano per la Francia in cerca di sconosciuti e vecchi amici. L’obiettivo è raccontare il paese e le persone, facendo tra l’altro immensi ritratti fotografici di alcune delle persone incontrate. A.O. Scott ha scritto sul New York Times che «Arda cerca nel suo passato la precarietà del presente, sempre con una resiliente fiducia nella forza che ha l’arte di preservare e accrescere la dignità umana» e che «ogni secondo del film è la prova che ha ragione». Sarà nei cinema italiani (pochi) dal primo marzo.

Icarus

Racconta l’elaborato piano della Russia per imbrogliare alle Olimpiadi di Sochi con un massiccio programma di doping, gestito dal medico Grigory Rodchenkov, che è uno dei protagonisti del documentario. Iniziò tutto quando il documentarista e ciclista amatore Bryan Foger contattò il dottor Rodchenkov per chidergli di aiutarlo a doparsi, per vedere se fosse possibile doparsi senza essere scoperto. Glenn Whipp ha scritto sul Los Angeles Times che «anche per chi conosce già la storia, la profondità dell’inganno è raccontata con sorprendente immediatezza». Si può vedere su Netflix.

Strong Island

È diretto da Joslyn Barnes e Yance Ford. Parla dell’omicidio di William Ford Jr, fratello del regista: fu ucciso nel 1992, quando aveva 24 anni. Era nero e stava per diventare una guardia carceraria: un meccanico gli sparò durante un litigio. Il documentario parla delle successive indagini e di perché l’uomo che secondo il regista sparò al fratello non fu mai condannato. I critici ne hanno parlato come di un film a metà tra l’inchiesta e il ritratto familiare. Si può vedere su Netflix.

Last man in Aleppo

Caschi bianchi sono l’organizzazione siriana che ha il solo scopo di salvare il più alto numero di persone in mezzo ai bombardamenti e alla guerra. Il film racconta la storia di tre fondatori dell’organizzazione. Il regista è il siriano Firas Fayyad, che ha detto: «Seguire le vicende di queste persone mi ha fatto capire che si può ancora credere nella forza dell’umanità, pur vivendo in mezzo a una guerra folle. La guerra tira fuori il peggio degli uomini, ma allo stesso tempo tira fuori anche il meglio di noi». Glenn Kenny ha scritto sul New York Times che è un documentario «necessario, ma che fa soffrire».

I miglior cortometraggio documentari

Edith+Eddie: parla di una coppia di sposi della Virginia: lei è nera e ha 96 anni, lui è bianco e ne ha 95. È la storia di cosa successe quando una delle figlie di Edith provò a farla andare a vivere in Florida, senza Eddie.

Heaven is a Traffic Jam on the 405: parla di un’artista con problemi di ansia e depressione, che le ha provate un po’ tutte per curarsi e che usa pittura e scultura per spiegare la sua condizione.

Heroin(e): documentario su tre donne – una missionaria, una comandante dei vigili del fuoco e una giudice – che combattono contro il crescente e preoccupante uso di oppiacei in Virginia occidentale. È su Netflix.

Knife Skills: parla di un ristorante francese di Cleveland, in Ohio, che nel 2013 provò a diventare il miglior ristorante francese degli Stati Uniti, e che lo fece assumendo soprattutto ex detenuti. Il titolo è un gioco di parole sulla capacità di usare i coltelli.

Traffic Stop: parte dalla storia di una maestra elementare nera che fu fermata ad Austin, in Texas, per un controllo di routine e poi arrestata. Nella strada verso la centrale, la maestra parla, con il poliziotto che l’ha arrestata, di neri, razzismo e polizia. Il documentario alterna immagini riprese dalla telecamera interna all’auto a momenti della vita quotidiana della maestra.

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